Breve, ma intensa: Lujanta

di Andrea Pellegrini


Oggi proprio non posso negargliela: Nicola la corteggiava da anni, il meteo incerto e il mio coprifuoco non permettono di avere piani più ambiziosi dal punto di vista dell' "ambiente".
Già, perchè questa cascata è davvero bella, ma se ci si guarda alle spalle si vedono le piste da sci, ogni tanto si sente della musica "tunz tunz" dei bar... Insomma mica tanto alpinistico come luogo, ma bella è bella.

Ore tre ritrovo al casello, ma mentre sono fermo al semaforo vedo dietro di me arrivare un catorcio con i fari a un qualche strano gas da tamarro di Fast and Furious, mi si affianca, chi vuoi che sia, il capo, che mi dice “iniziamo male, Christian è rimasto a letto”.
Aspettarlo un'ora o partire?
Il mio coprifuoco vacillerebbe, ma gli darei la mia benedizione ad andare solo loro due.
Però troverebbero cordate sulla loro testa.
Telefonata al dormiglione che ci dà la sua di benedizione e... si parte.
Nonostante le poche ore di sonno, si resta abbastanza svegli con argomenti che ci tengono vivo lo spirito.
Poi però un cambio guida alla fine ci vuole, e così mi perdo lo zonzo tra passi dolomitici desertici di bianco.
Si inizia a cercare un bar ma non si trova, ci accontenteremo del tè di Nicola coi suoi Gran Cereale.
Al parcheggio del Ristorante Mesoles ci aspetta Fiorella, in vacanza in Val Badia: oggi opta per il ghiaccio al posto dello sci in pista. Colazioniamo insieme osservando la cascata che dal parcheggio si vede bene, anche se Nicola resterà dubbioso fino alla fine che sia davvero lei (all'inizio un po' anche io..).
La Torre Exner che svetta, sapere che là dietro c'è un paradiso escursionistico, tutto attorno a noi uno arrampicatorio. Vacca boia che fame di montagna che mi viene!
Le piste ancora chiuse danno un aspetto un po' più montano a questo angolo di Dolomiti, le attraversiamo puntando il flusso di ghiaccio, estetico da matti, e da lontano parecchio vertiginoso.
Si cerca la via migliore visto che appena si mette piede sulla neve “sbagliata” si sprofonda giù quaranta centimetri (ovvero fino al suolo): ecco la traccia, mi sa che ce n'è di gente che viene a farla...
Speriamo di non trovare caos!
Ma fortunatamente siamo i primi, e dietro di noi arriverà solo un'altra cordata (tra l'altro modenesi anche loro).
Alle 7e30 siamo alla base, il sole illumina la parte alta, ma sta per girare e andarsene, anche perchè la perturbazione è li dietro, la si vede bene.
Estetica Lujanta, eh già, con questo paretone di roccia alla sulla destra orografica che la protegge e le fa scudo dal sole.
Imbragati e preparati, Nicola parte per il primo tiro, mentre da basso io gli faccio sicura e Fiorella zompetta a far foto e scrutare se verso l'alto vede la sosta.
Il ghiaccio sembra spaccoso sulla linea scelta, d'altronde a sinistra pare pisciante, vuoto, candeline e delicato.
I primi dieci / quindici metri sono belli dritti, ma lui ha alle spalle cascate tipo Rio Pelous e Sogno del Canadese, questa gli fa una pippa.
Le difficoltà calano, e mentre individuiamo la sosta in foto (ovvero Fiorella scatta una foto e poi zooma per cercare la sosta), lui la trova dal vivo, anche se vedo che armeggia delicato sul traverso.
È la nostra ora, cioè, è il nostro turno. Fischia però se è dritta! Parto io, tolgo le viti per rendere la vita della novellina più facile, ma inizio a ripensare alla mia proposta di tirare io il secondo tiro da primo...
Sembrano le solite scuse del climber, ma mi convinco che l'anno prossimo bisognerà cambiare ramponi: mog fatiga! Ma quanto mi diverto lo stesso: durante la giornata farò la macchietta lamentosa, ma ora che scrivo non serve, le risate fatte su Lujanta sono rimaste là!
Si sale, si sale, per fortuna qualche aggancio c'è, e dopo la parte dritta finalmente scorgo il mio amico, ora è tutta in discesa, ehm... volevo dire, ora è più facile. Capisco tuttavia la sua titubanza sul traversino breve ma infido per arrivare in sosta. Fiorella è dietro, e arriva anche lei.
Osservo il prosieguo. Il secondo tiro dovrebbe essere il più facile, potrei provarci, ma la fatica accusata sul primo mi fa titubare. Guardo e riguardo.

Suvvia oggi oso, se voglio far strada e mettere in cantiere altre salite nei prossimi mesi, devo andare.
E quindi vado. Sento che sotto sono arrivati altri, chiedo se siano già partiti, e quando Nicola mi dice di no, vado più tranquillo, se spacco qualche crosta non dovrei far male a nessuno.
Non salgo dritto ma preferisco cercare la via più facile: d'altronde io sono per un alpinismo classico (ah ah), che non vuole dire “facile” ma solo "più facile".
Infatti, dopo i primi metri che tagliano verso sinistra, inizia il gioco.
Mi assicuro di proteggermi quando riesco perchè so bene di essere al limite delle forze e capacità.
Sento i piedi che non mi tengono bene, ma per fortuna trovo ghiaccio buono e bagnato: sento anche rigolini umidi al 100% stile grondaia lungo i pantaloni, o forse me la sono fatta addosso?!).
Tum tac, e bam... Ci mollano i piedi (Azz!, me lo dicono anche ad arrampicare che devo usare di più i piedi). Tuttavia, le picche sono buone, un po' di sangue freddo e torno a calciare fino a che le punte dei ramponi facciano presa. Ecco ci sono di nuovo, si continua.
Finalmente la parte dritta finisce e sono fuori: ora le difficoltà calano e si procede più agevolmente.
Mi guardo sulla destra a cercare la sosta ma ancora niente.
Più in alto vedo un bel muro che potrebbe essere quello dell'ultimo tiro, la sosta sarà lì sotto.
O comunque di viti ne ho, mal che vada.
Eccola li, finalmente la vedo, ma prima di poterci arrivare...
"Andrea sei comodo?"
Perchè?"
"C'è un nodo nelle corde, fermati un attimo".
Mmmm.
Finalmente raggiungo la seconda sosta di Lujanta.

Se becco quel merdoso (o merdosi, sono due gli oggetti, non uno solo) che ha spento la cicca della sigaretta nella neve e poi l'ha lasciata li, lo sbrano di parolacce.
Mi chiedo sempre come possa una persona che si reputa alpinista sporcare l'ambiente, "sputare in modo così palese nel piatto in cui mangia".

Nicola e Fiorella partono, sbucano da sopra il muro, ne approfitto per una bella foto da qui, e presto anche loro arrivano in sosta. Nel frattempo inizia a sentirsi il caldo che fa, via i guanti.
Conoscendo Nicola, sapevo che non si sarebbe lasciato scappare il muretto davanti a noi, e infatti parte dritto su questa verticale di dieci metri.
Stavolta però il gatto sale con le picche di Fiorella, Quantum Tech, mentre io proverò quelle di Nicola, X-Dream Cassin, e Fiorella le mie Quark 2.
Che giro di picche!
Nicola non si vede più, ben presto finisce il tiro. Ora tocca a noi.
Parte Fiorella e, visto che il muro è breve, prima di partire aspetto che lei lo finisca, e poi aspetto anche il ragazzo sotto di me dell'altra cordata che gli mancano solo pochi metri per la sosta.
Quando si può essere cortesi, perchè non esserlo?
Fiorella spiccozza e io le faccio qualche bella foto: saranno care queste!
È la mia volta, le picche sono belle, entrano come burro e sembrano più leggere delle mie.
In realtà scoprirò essere più pesanti.
Invidio l'impugnatura, protegge le nocche, ma noto presto che mi ghisa gli avambracci: si vede che non mi è congeniale, e dopo pochi passi ho le braccia come se avessero fatto mille flessioni (anche meno di mille a dirla tutta...).
Belli anche questi metri, poi spianano anche loro e ritrovo i mie due compagni in sosta, con Nicola sotto un mugo e Fiorella sopra la sosta, pronti per la prima doppia.
Questa è meglio farla breve fino alla sosta: usiamo sola una corda, cosi evitiamo incastri nella sterpaglia.
Ma prima una foto di gruppo e peccato non abbia il tempo di fare un bel video al Nicola che come un gracco imbrigliato negli arbusti geme non avendo sufficiente spazio per fare tutte le manovre di corda del caso.
Intanto l'altra cordata sale, ma nettamente più a sinistra di noi, così che possiamo calarci senza dare fastidio a nessuno.
Seconda doppia, bella lunga giù fino alla base: Nicola ci mette un po' a scendere per essere sicuro di arrivarci e nel frattempo io e Fiorella ce la polleggiamo in sosta con le sigarette di ghiaccio.
Quando finalmente ci chiama, "libera!", partiamo per una bella doppia verticale e per tornare alla base della cascata!
E anche questa è fatta!
Con lo spavaldo che dice “sono tanti anni che le facevo la corte, la credevo più dura”.
Orario perfetto, ci sta pure una bella mangiata al Ristorante Mesoles prima di ripartire, birra, affettati, spatzlee, gulasch con canederli: mica ogni piatto a testa, uno solo di ognuno e poi tutto diviso!
Tranne la birra.
Ciao Dolomiti, ci si vede presto, si spera.
Intanto l'anno prossimo da concatenare Pisciadù e Exner, tiè.

Andrea Pellegrini
Carpi, sabato 21 marzo 2015