Corso ghiaccio 2015, alle pendici del Monte Disgrazia

di Gabriele Villa


Premessa introduttiva
Ci sono esperienze che, personalmente, preferisco raccontare “a freddo”, dopo che un ragionevole lasso di tempo ne ha fatto decantare le sensazioni: tra queste si colloca quella “complessa” del Corso ghiaccio della durata di una settimana al rifugio Capanna Ventina in Val Malenco. Scrivo complessa perché in una settimana succedono tante cose, ma anche perché si vive a stretto contatto per sette giorni con persone che non si conoscono e che insieme devono saper gestire varie situazioni e costruire insieme un'esperienza formativa quale è quella di un corso.
L'unico collante, all'inizio, è la condivisione della comune passione per l'alpinismo e la montagna.
Le settimane della vigilia erano state cariche di incertezza perché alcune defezioni pareva stessero per innescare lo stesso negativo domino dell'anno precedente che, alla resa dei conti, aveva impedito di avere un numero sufficiente di partecipanti da giustificare la realizzazione del corso.
Quest'anno, alla fine e in tempo utile, il caso aveva voluto che il numero si stabilizzasse su due istruttori e sei allievi, equamente ripartiti tra piacentini e ferraresi. Si poteva dare il via all'organizzazione.
Per me, istruttore ferrarese “migrato” alcuni anni fa alla Scuola di alpinismo “Bruno Dodi” di Piacenza, era già una soddisfazione, anche se di stampo “campanilistico”.
Un piccolo problema era venuto, all'ultimo momento, dalla necessità di dover anticipare la partenza al sabato per l'indisponibilità del rifugio di ospitarci il venerdì seguente, ma si trattava solo di adattarsi per una sera ad un certo affollamento, anziché avere il rifugio tutto per noi.

Primo giorno: sabato 4 luglio

Ci eravamo trovati a Piacenza alle dieci del mattino e avevamo formato la nostra mini carovana, davanti l'auto piacentina di Lorenzo, dietro le due auto ferraresi, perché era stato impossibile far stare tutto il materiale tecnico e l'occorrente per una settimana di permanenza in montagna di quattro persone in un unico bagagliaio.
Alla vista della mia obsoleta “Fiat Punto color grigio qualunque” mi avevano chiesto quale velocità massima avrebbero dovuto fare ed avevamo concordato un tetto di 120 chilometri/ora, ma da subito (e dopo avere già percorso 200 chilometri da Ferrara a Piacenza) avevamo constatato il piede “pesante” di Lorenzo, all'inizio sulle rampe e negli svincoli, poi sulla tangenziale di Milano, successivamente nelle gallerie della superstrada verso Lecco e la Val Brembana, infine sulla tortuosa strada della Val Malenco. Per me non era stato un viaggio, bensì un inseguimento: sarebbe rimasta quella la parte più stressante di tutta la settimana.
A Chiareggio ci incontrammo con Maurizio che fin lì era arrivato da solo e per conto suo e la nostra avventura poteva avere ufficialmente inizio, secondo consolidata consuetudine.
Per prima cosa, preparazione di uno zaino da portare sulle spalle fino al rifugio e caricamento di tutto il rimanente sul Quad di Diego Lenatti (il gestore del rifugio Ventina) che era arrivato in pratica in concomitanza con noi e subito aveva iniziato a dare le disposizioni per la sistemazione del carico sui portapacchi del mezzo che avrebbe affrontato il ripido sentiero di salita con Lucio, il nostro Direttore del corso, come passeggero.
Nonostante il suo tentativo di sottrarsi a quella prova di audacia, non aveva potuto resistere alle insistenze perentorie del Diego, così a metà pomeriggio eccoci tutti al rifugio, prima a sistemarci nelle stanze, poi ritrovarci sulle panche della terrazza e, ben presto, ecco comparire i cordini senza che nessuno avesse detto nulla: primo approccio tecnico, un ripasso dei nodi.

Secondo giorno: domenica 5 luglio

Quando la mattina seguente, al momento della partenza dal rifugio, chiesi a tutti di sistemarsi per una foto di gruppo mi sembrò che fosse passata più o meno una settimana dallo stesso momento del corso ghiaccio precedente ed invece erano passati due anni esatti. Il tempo vola, come non mai, e quando l'età avanza (e questo discorso riguarda i due istruttori) sembra trascorrere sempre più veloce. Per me in questa settimana di corso ci sarebbe stata una novità: con Lucio abbiamo concordato che sarò io a "fare il passo" durante l'avvicinamento al ghiacciaio, con la consegna di non superare i 130 battiti al minuto e il suo cardio frequenzimetro dirà se saprò rispettare la consegna. In questo primo giorno ci sarà una sola sosta per "sforamento" dei limiti e resterà anche l'unica di tutta la settimana, con mia soddisfazione e maggiore tranquillità per Lucio.

Arrivati alla fronte del ghiacciaio i ragazzi formano tre cordate e saliamo verso il campo di neve che ci servirà per sviluppare il programma della giornata riservato principalmente alle tecniche su neve.
L'aspetto del ghiacciaio appare sempre più tormentato e in progressiva riduzione, inevitabile conseguenza del riscaldamento globale di cui tanto si parla, ma verso il quale nessuno fa praticamente nulla di utile.
Noi riusciamo a svolgere il nostro lavoro, prima sul ghiaccio vivo e poi sulla neve che troviamo in ottime condizioni rispetto alle dimostrazioni e alle prove che dovremo fare.

La giornata è molto bella e la temperatura quasi ideale, tutti fanno le cose con grande impegno e, senza che ce ne accorgiamo, il programma previsto viene completato come da scaletta: progressione individuale con ramponi e piccozza, punti di sosta con piccozza – fittoni – corpi morti, assicurazione a spalla del compagno, ancoraggi vari di emergenza, progressione con conserva corta, corda doppia su fungo di neve, corda doppia su piccozza e suo recupero. Rientriamo soddisfatti e anche contenti che ci potremo sistemare nelle camere con maggiore comodità perchè, finito l'affollamento da fine settimana, il rifugio sarà tutto "nostro".

Prima di cena si mette a piovere e noi siamo contenti perchè se si sfoga adesso, domani sarà ancora bel tempo e potremo tornare sul ghiacciaio a completare il lavoro didattico.
Intanto un ragno risale il suo filo riparato dallo spiovente del tetto del rifugio, mentre un rospo viene a cercare la sua principessa che lo baci per poter ritornare ad essere principe, ma inutilmente.

Arriva, infine, il momento della cena in un'atmosfera quasi intima, perchè siamo gli unici ospiti del rifugio.
Alle ventuno le palpebre sono già pesanti, anche perchè la sveglia della mattina è stata alle sei e nessuno si "vergogna" di prendere le scale per andare a letto.    

Terzo giorno: lunedì 6 luglio
Colazione alle sette, preparazione veloce, trasferimento alla fronte del ghiacciaio e risalita slegati, ramponi ai piedi e piccozza alla mano, per raggiungere la zona di esercitazione. Durante il trasferimento, didattica su passo incrociato e passo misto con i ramponi cercando i tratti con pendenza più accentuata. Raggiungiamo abbastanza velocemente la zona prescelta e vediamo da vicino quello che abbiamo chiamato il "disco volante", cioè un grosso blocco di ghiaccio precipitato mentre eravamo più sotto al campo di neve, proprio il giorno precedente. 

La prima cosa che ci viene in mente è di farlo rotolare a valle e, come bambini che hanno voglia di giocare, iniziamo ad arrotondarlo a colpi di piccozza, accorgendoci di quanto sia duro il ghiaccio che lo compone.
L'operazione non riesce e un primo rotolamento si conclude pochi metri più sotto ma, non paghi, riprendiamo a piccozzarlo, finché ci rendiamo conto di quanto bel ghiaccio stiamo rovinando e lo eleggiamo a "blocco didattico".

Per prima cosa realizziamo un ancoraggio "Abalakov", sistema oramai entrato in uso comune sulle cascate di ghiaccio per le calate in corda doppia. Poi la corda doppia con recupero della vite da ghiaccio.

Su parete di ghiaccio di media pendenza, completiamo la parte didattica di tecnica personale prevista nel programma della giornata con uso dei ramponi su pendio di media pendenza senza piccozza, traversata con piccozza e acquasantiera, gradinamento con piccozza e con un solo rampone, salita su un pendio di media pendenza con una sola piccozza ed uso dell’acquasantiera, infissione delle viti da ghiaccio e realizzazione delle soste, assicurazione del compagno con mezzo barcaiolo e secchiello. Ritorniamo al rifugio abbastanza presto, così c'è anche il tempo per una chiacchierata sull'evoluzione di chiodi e viti da ghiaccio. Dopo cena chiacchieriamo piacevolmente davanti a un Genepy, soddisfatti per l'intensa e positiva giornata.

Quarto giorno: martedì 7 luglio
Oggi colazione alle otto, che pacchia! E' una giornata di semi-riposo, ma solo perchè non si va sul ghiacciaio.
Infatti, il programma recita: vari tipi di sosta ed ancoraggi, vari metodi di assicurazione al compagno, corde doppie, risalita della corda, ripasso dei vari paranchi su roccia, impostazione del paranco Vanzo con piastrina al compagno e sistema di auto recupero. Sta scritto in due righe, ma sono sufficienti per riempire la giornata.

Alle otto e trentacinque siamo in aula e si comincia con i vari tipi di soste, valutandone pregi, difetti e varianti.
Ce ne sarà per un'ora buona prima di trasferirci nella palestrina di roccia nei pressi del rifugio, appositamente attrezzata per le manovre di recupero del compagno infortunato con i vari paranchi e ne avremo fino all'una.

Un'altra chicca della giornata sarà il pranzo che facciamo sulla veranda all'aperto, davanti al rifugio.

Ce la prendiamo anche comoda, con una pausa di più di due ore, ma alle tre e mezza, eccoci di nuovo all'opera e nessuno riuscirà a scansare la manovra di recupero e nemmeno la discesa in corda doppia.

Quando tutti hanno completato il giro delle manovre, ecco un "pacco dono" di Lucio: una bella calata di un ferito con giunzione delle corde. Poi, finalmente, si torna al rifugio e si prepara il materiale per l'indomani, mentre una sigaretta stempera la concentrazione della giornata. Se il tempo sarà buono domani si ritornerà sul ghiacciaio.

Quinto giorno: mercoledì 8 luglio
Ieri il meteo ci ha lasciato lavorare, però il temporale è arrivato soltanto dopo le ventidue e non è riuscito a completare il suo lavoro di "scarico", sicché quando ci svegliamo sta ancora piovendo.
Facciamo colazione regolarmente, poi Lucio ci intrattiene raccontando la storia della spedizione italiana al K2, con qualche retroscena "inedito", di quelli che sui libri non vengono riportati, anche se sull'essenzialità degli avvenimenti è stata fatta luce in maniera inequivocabile, specie per quanto riguarda la figura e il ruolo di Walter Bonatti. 

Intanto fuori continua a piovere e i ragazzi scalpitano: non ci stanno a lasciarsi scorrere addosso il tempo senza fare nulla ed ecco che la sala da pranzo diventa ghiacciaio e bisogna trattenere e mettere in sicurezza compagni caduti dentro crepacci immaginari... Le manovre si susseguono e man mano la procedura diventa più chiara.
Io fotografo, documento, e guardo fuori per verificare se mai dovesse smettere, perchè lì vicino al rifugio si possono fare utilmente altre simulazioni. Infatti, appena possibile, prepariamo per la risalita della corda con i nodi prusik, perchè c'è giusto un albero che fa al caso nostro a fianco della terrazza.

Tutti si cimentano nella risalita della corda e rimane anche tempo per qualche altra informazione (come realizzare un nodo autobloccante con la fettuccia) prima che ci chiamino a tavola e stavolta... ci sono i pizzoccheri.
Mentre mangiamo si scatena la pioggia e ci tiene in pausa forzata, ma intanto il cattivo tempo si sfoga e alle cinque del pomeriggio eccoci pronti per andare di là dal torrente a provare la progressione in conserva lunga con l'uso del Magic Ring.

Forse fa un po' ridere vederci in perfetto assetto da ghiacciaio pestare le ghiaie del torrente, ma la manovra viene provata e memorizzata bene, al tepore del sole e senza gli assilli del freddo. Così siamo riusciti a svolgere ugualmente una parte del programma e domani sul ghiacciaio ci potremo concentrare sulla tecniche individuali di progressione e provare la manovra di trattenuta del compagno ripetutamente provata oggi.
Soddisfatti e fiduciosi per il giorno seguente si va a cena con un ottimo risotto al vino bianco, una tagliata con verdure cotte e insalata, il gelato e il Genepy. Ci sentiamo coccolati dallo staff del rifugio Ventina.

Sesto giorno: giovedì 9 luglio
Alle otto ci mettiamo in marcia verso il ghiacciaio, arriviamo alla fronte e saliamo alla solita paretina di ghiaccio.

Subito le tecniche di progressione su ghiaccio ripido con il metodo ad X e a triangolo, poi segue traversata con due piccozze, la progressione su media pendenza con due piccozze in appoggio e l'infissione della vite da ghiaccio.
Rimane anche il tempo per riprovare la corda doppia con il recupero della vite, oltre a fare più salite scambiandoci le piccozze di tipo diverso che abbiamo in dotazione. Il ghiaccio è in buone condizioni e all'una abbiamo terminato il lavoro in programma; possiamo scendere alla morena per concederci la pausa panini.

Poco più di mezz'ora e andiamo sul ghiaccio a concludere con la tecnica di trattenuta e di messa in sicurezza del compagno caduto nel crepaccio e il paranco Vanzo con piastrina al compagno e sistema di auto recupero.
La temperatura è gradevole e consente a tutti di prestare attenzione anche alle manovre degli altri.  

Ogni tanto si sentono boati di sassi che rotolano dalle pareti e nei canaloni, ma siamo in zona sicura, oltre che in un ambiente spettacolare in vista del piramidale Pizzo Cassandra.
Rientriamo al rifugio Ventina alle diciotto, giusto il tempo per una doccia calda e andiamo a cena.
Dopo l'intensa giornata, è poca la voglia di chiacchiere nel dopo cena e alle ventidue sprofondo nel sonno.

Settimo giorno: venerdì 10 luglio

Alle otto i bagagli sono già caricati sul quad e a noi rimane solo uno zaino a testa; segue la colazione e i saluti in un clima di cordialità. Non c'è l'abituale velo di tristezza, piuttosto predomina una sensazione di soddisfazione per il corso così ben riuscito e il bel clima che ha contraddistinto i rapporti di gruppo durante tutta la settimana.
Anche Lucio ne è contagiato e sembra ringiovanito.

Quando lasciamo il rifugio sembra di camminare dentro una cartolina e c'è serenità in noi.
Abbiamo vissuto una bella esperienza e siamo soddisfatti.
Stavolta, viene più facile pensare "arrivederci al prossimo anno", piuttosto che "forse è stata l'ultima volta".

Gabriele Villa
Corso ghiaccio 2015, alle pendici del Monte Disgrazia
Rifugio Ventina, 4-10 luglio 2015
Ferrara, 20 ottobre 2015