Corso ghiaccio 2016, una shakerata di emozioni

di Gabriele Villa


Premessa introduttiva
Sembra l'altro ieri sera che ci siamo recati a Piacenza per la riunione di organizzazione del 14° Corso ghiaccio e invece sono passate quasi due settimane, ma non solo, perchè è trascorsa come un lampo anche la settimana del corso. Tutto è volato via così rapidamente che viene spontanea la domanda: che sia passata in fretta perchè ci siamo divertiti nonostante le non poche avversità meteorologiche?
Gli accadimenti continuano ad accavallarsi nella mente, le sensazioni si mescolano nella memoria, alcuni ricordi più di altri hanno lasciato traccia, tutto è ancora in movimento come dopo una shakerata appena terminata.
Riportarli alla mente e raccontarli forse aiuterà a far sedimentare le emozioni di questa ennesima esperienza. 

Primo giorno: domenica 10 luglio
L'appuntamento era nei pressi di Piacenza Ovest, nel piazzale del centro commerciale Farnese, dove tutti quelli del Corso confluiranno in ordine sparso; noi di Ferrara arriviamo con mezzora di anticipo e ci concediamo un caffè nei pressi. Saremo ancora in due a gestire questo corso: l'inossidabile Lucio e io che gli farò da "spalla", gli allievi saranno otto, calati di due unità per impegni e problemi dell'ultimo momento e (fermo restando il dispiacere per i due interessati) viene da dire per fortuna perchè già con otto siamo consapevoli che ci sarà da brigare non poco.
Si formano gli "equipaggi", poi la colonna di cinque auto si mette in moto in direzione Milano, Lecco, Sondrio e, infine, una volta infilata la Valmalenco, la risalirà fino ad arrivare a Chiareggio.

Alle quattro del pomeriggio eravamo in piena bagarre da preparazione bagagli perchè quest' anno, essendo più numerosi, non tutto il materiale sarebbe arrivato al rifugio in serata trasportato dal Quad del gestore, per cui dentro lo zaino serviva il materiale necessario per le esercitazioni della prima giornata sul ghiacciaio.
Sono le diciassette quando il gruppo parte, ben presto raggiunto e superato del Diego Lenatti alla guida del Quad con Lucio come passeggero e il primo carico di bagagli.

I "giovinastri" camminano veloci e il gruppo si allunga, poi si sgrana mentre io rimango in coda e cerco di godermi la passeggiata, ammirando prima la valle del Ventina e poi la lingua del ghiacciaio sul quale troveremo il terreno per le nostre esercitazioni sia su neve che su ghiaccio. Sembra ancora più magra dello scorso anno e carica dei detriti delle scariche che si riversano verso valle, anche "l'orecchio", su in alto a destra, si è ridotto, tanto che la bella paretina che avevamo utilizzato l'anno precedente appare compromessa da qualche cedimento strutturale.
Avremo modo di valutare meglio domani, osservando da più vicino. 

Secondo giorno: lunedì 11 luglio

Con la foto di gruppo al momento della partenza dal rifugio inizia ufficialmente il 14° corso ghiaccio.
Mi metto in testa alla fila e si parte per il ghiacciaio, Lucio subito dietro di me fa ticchettare i suoi bastoncini sui sassi e ogni tanto mi suggerisce punti di riferimento verso cui puntare per agevolare il cammino.

In un'ora e venti minuti siamo alla fronte, una "passeggiatina" che faremo quattro volte a salire e quattro a scendere durante la nostra settimana. Il Pizzo Cassandra ci osserva dall'alto mentre ci mettiamo le imbragature, leghiamo una longe con moschettone come da manuale e calziamo i ramponi per salire sul ghiaccio.
Procedendo sul ghiacciaio proviamo i passi della progressione individuale con ramponi e piccozza.

Puntiamo a un ripido campo di neve sul quale svolgeremo un programma assai vario: punti di sosta con piccozza (verticale e sepolta), fittoni, corpo morto, vari ancoraggi di emergenza, l'assicurazione a spalla del compagno, la progressione in conserva corta, la corda doppia su fungo di neve, la corda doppia su piccozza e suo recupero.
La neve è compatta e le nostre prove di tenuta riescono fin troppo facilmente, ma ciò non guasta. 

Lavoriamo intensamente per quattro ore concedendoci soltanto una breve pausa per un panino e, terminato il programma didattico di giornata, ci avviamo sul ghiacciaio per tornare alla fronte, però andando a cercare qualche tratto ripido e qualche passaggio anche disagevole sul quale fare esperienza con i ramponi ai piedi.
Arrivati al rifugio in sei calziamo le scarpette da arrampicata e giriamo sui massoni attorno al rifugio a cercare passaggi di arrampicata: resterà l'unico momento di svago "roccioso" di tutta la settimana. Durante e dopo cena si scatena un temporale furioso e le previsioni per il girono dopo sono assai incerte. Si vedrà domattina.

Terzo giorno: martedì 12 luglio
Colazione alle sette e trenta, poi vari conciliaboli sul da farsi. Il pendolo oscilla tra la gran voglia di andare e il timore di fare una camminata per poi prendere pioggia sul ghiacciaio e ritornare al rifugio fradici.
Alla fine prevale la linea prudenziale e resteremo al rifugio, anticipando la giornata dedicata ai paranchi e alle manovre di corda che era invece prevista per il mercoledì.

Si inizia con il ripasso dei nodi principali dell'alpinismo e delle loro funzioni, oltre a qualche nodo utile, anche se meno conosciuto,fra i quali particolarmente apprezzato è stato il nodo "coniglio" o a orecchie di coniglio.

Successivamente si passa ai vari tipi di soste e, infine, al paranco Vanzo con piastrina al compagno e sistema di auto recupero, tralasciando per ovvi motivi le corde doppie e la risalita della corda.

Nel primo pomeriggio si scatena un temporalone che ci conforta della decisione prudenziale presa al mattino e solo verso le cinque concederà una pausa di un'oretta e mezza scarsa nella quale potremo andare all'aperto a provare i paranchi in maniera più verosimile, ovvero con la corda sotto carico. Quando riprende a piovere ripariamo all'interno ed è oramai ora di doccia e di cena, poi questa giornata di "prigionia" terminerà nella speranza che non si ripeta. 

Quarto giorno: mercoledì 13 luglio

Pochi minuti dopo le otto siamo pronti a partire, le previsioni non prevedono piogge durante la giornata, però cumuli e caligini girano in abbondanza, ma dopo la "prigionia" di ieri non ci fermerebbe nemmeno un tempo peggiore.
Raggiungiamo la fronte del ghiacciaio, indossiamo imbragatura e calziamo i ramponi e poi saliamo decisi.
Il meteo non premia la nostra buona volontà, cambia faccia completamente e un temporale incombe.

Tutti si bardano da pioggia e io che ho voluto fidarmi delle previsioni e non ho il goretex cerco con gli occhi un possibile riparo e punto velocemente ad un sassone gigantesco con uno spiovente che ci riparerà tutti per la mezzora di durata della pioggia. Mancano dieci minuti alle undici quando schizziamo fuori alla vista dei primi raggi del sole che escono dalle nuvole oramai frammentate che lasciano intravvedere brandelli di cielo azzurro.

Raggiungiamo "l'orecchio" del ghiacciaio e finalmente vediamo la nostra paretina di ghiaccio sulla quale tutti si avventano con bramosia, incuranti di un cielo che ha ripreso a fare il broncio scuro.

Durerà nemmeno un'ora quella pausa, poi le gocce riprendono a cadere e scendiamo in rapidità al nostro sassone che torna ad accoglierci generoso. Che si fa? Beh, visto che oramai è mezzogiorno ... fuori i panini e si mangia!

Il secondo temporale durerà quaranta minuti, poi ricompare il sole, ma il cielo non è sgombro e non ci fidiamo.
Torniamo sul pendio per provare la tecnica di progressione con due piccozze in appoggio, ma rinunciamo a tornare più in alto perchè ci è chiaro che il terzo temporale prima o poi arriverà.

Trovo un accenno di crepaccio con una specie di conca che presenta un piccolo tratto ripido, niente di che, ma si può provare qualche movimento interessante. Lo segnalo a Lucio che è d'accordo e così occupiamo "l'aula".
ll tempo ci lascia giocare per un'ora e mezza, poi di nuovo "s'imbrusca" e siccome oramai sono le due del pomeriggio optiamo per la discesa verso il rifugio, non senza andare a cercare qualche altro passaggio interessante tra i sassoni più grandi attorno ai quali si sono formati dei ripidi brevi, ma interessanti.

Non è stata una fuga, anzi tutt'altro, perchè siamo rimasti a provare passaggi con i ramponi ben consapevoli che così avremmo preso la pioggia, la quale ci raggiunge a circa metà del sentiero di discesa verso il rifugio.
Arriviamo bagnati, chi più chi meno, ma soddisfatti di non avere mollato di fronte al maltempo riuscendo così a riempire la giornata, magari con meno didattica del previsto, ma con utili esercitazioni motorie.
Stendiamo la nostra roba ad asciugare vicino alle stufette elettriche della sala da pranzo, poi andiamo a fare la doccia calda dopo avere fatto quella fredda lungo il sentiero e, infine, concluderemo in "gloria" a tavola con un piatto di pizzoccheri (con bis per quasi tutti), cotoletta, insalata, formaggio, dolce, macedonia, ecc. ecc. 

Quinto giorno: giovedì 14 luglio
Durante la notte ha fatto tormenta e soffiato un vento fortissimo e i risultati sono ben visibili quando ci alziamo.

Da quota 2.300 in su la bufera ha steso il suo manto bianco e verso il Passo del Muretto pare averne lasciato anche di più; la temperatura si è decisamente abbassata, il vento persiste anche se non troppo forte, mentre il meteo pronostica bello per i prossimi giorni e questo basterà a noi per completare il programma didattico.
Alle dieci raggiungiamo la fronte del ghiacciaio Ventina e alle dieci e trenta siamo alla nostra paretina di ghiaccio, con noi c'è anche Claudio "Faimol", un istruttore della Scuola "Dodi" arrivato al rifugio ieri sera per unirsi a noi.

Oggi svolgeremo il programma che abbiamo dovuto tralasciare nel martedì di pioggia: progressione e traversata con una piccozza e scavo di acquasantiera, gradinamento con piccozza e un solo rampone, infissione viti da ghiaccio e realizzazione delle soste, assicurazione al compagno con mezzo barcaiolo e secchiello, corda doppia con vite da ghiaccio e suo recupero, realizzazione di ancoraggio Abalakov.
Per tutto il giorno ha spirato un venticello teso che rubava il calore dal corpo e quando ci siamo fermati per mangiare il panino il termometro segnava +7°C, al netto dell'effetto Wind Chill.
Esaurito il programma di giornata, siamo rientrati velocemente al rifugio perchè era prevista un'appendice didattica.

Una sosta di poco più di mezzora e siamo dall'altra parte del torrente per provare la progressione in conserva lunga con uso del Magic Ring e a seguire provare la manovra di messa in sicurezza del compagno caduto nel crepaccio.
Provano quasi tutti, poi il sole se ne va e decidiamo che di freddo per oggi ne abbiamo già preso abbastanza.
A cena un piatto di gnocchi e lo stinco con le patate fritte e l'insalata metteranno in pari i conti della giornata. 

Sesto giorno: venerdì 15 luglio
La colazione è sempre alle sette e mezza, poi ci prendiamo un po' di tempo per preparare un primo carico di bagagli che scenderà a Chiareggio in giornata con il Quad, infine, partiamo e con noi c'è Alessandro "Geox", altro istruttore della Scuola che ci ha raggiunto ieri sera dopo cena, mentre "Faimol" era rientrato a casa nel pomeriggio.

Mentre saliamo "all'orecchio" ripassiamo la progressione con due piccozze su pendio medio e finalmente eccoci pronti per il tema didattico della giornata, la progressione su ghiaccio ripido e le relative tecniche di scalata.
Metodo a X e metodo a triangolo, recita il programma, e le due tecniche vengono prima mostrate da Lucio e subito dopo provate da tutti sulla parte destra della paretina, quella un po' più ripida.

Quando a mezzogiorno ci fermiamo per mangiare il nostro abituale panino alla base della paretina ci sono due o tre carriolate di ghiaccio tritato che sarebbero perfette per preparare una maxi granita. Manca solo lo sciroppo.

Rispetto a ieri il termometro segna un paio di gradi in più, ma tira meno vento e quindi si sta bene, mentre ieri, ad essere sinceri, abbiamo "battuto le brocche", come si usa dire con termini coloriti.
La pausa è essenziale, poi assieme a Geox andiamo subito su a realizzare le due soste per il tratto superiore della paretina e posso apprezzare la sua scrupolosità nel ricoprire le viti da ghiaccio per evitarne il riscaldamento e lo scioglimento del ghiaccio intorno che ne ridurrebbe la tenuta.

Il posto è esiguo, ma ha il pregio di essere al sicuro da scariche e la paretina, pur se breve, è verticale e con ottimo ghiaccio, ideale per collaudare le quattro diverse paia di piccozze da cascata che ci siamo portati appresso.
I ragazzi sono scatenati, l'arrampicata ripida li appassiona, ma usano bene anche i ramponi, oltre a trovare sicurezza nell'impugnare le piccozze ben conficcate nel ghiaccio; la mia sensazione è che il mercoledì dei tre temporali sul ghiacciaio sia stato utile con tutti quei passaggini su tratti ripidi provati e riprovati.

Dopo avere tritato non solo il ghiaccio, ma anche le braccia ci prepariamo per scendere e rientrare al rifugio.
Arrivati alla fronte i ragazzi chiedono di andare da soli, come già fatto il giorno prima del resto, e io e Lucio scendiamo tranquilli scambiando le nostre impressioni sul corso, ma anche accennando a qualche progetto futuro.
Arrivati alla piana ci sediamo a terra con la schiena appoggiata ad un masso ben levigato e con una leggera inclinazione all'indietro: pare una poltrona di roccia, adatta a questi due "vecchietti" che pensano al domani.
"E il prossimo anno, facciamo un altro corso?" - chiedo senza pretendere risposta.
"Se me lo chiedi adesso ti dico di no. Magari ne parliamo tra sei/sette mesi..." - risponde Lucio. Sono sicuro che se ci sarà qualcuno a chiedere di farlo, un altro corso ghiaccio, nessuno dei due dirà di no. Entrambi abbiamo dedicato una vita a fare gli istruttori e ancora un po' ce ne rimane da spendere...
"Dai che facciamo un selfie, Lucio..." - dico all'improvviso.
"Ma va là!" - ribatte burbero.
Non sono abituato fare 'ste robe e così ne scatto parecchi, aggiustando l'inquadratura, poi li guardiamo nel display.
"Eeeeh... che vècc..." - borbotta Lucio.
"E' solo perchè il corso ci ha stancato. - ribatto - Due o tre giorni di riposo e torneremo belli come alla partenza".
La serata al rifugio trascorre tranquilla tra chiacchiere in allegria e brindisi alla riuscita del corso.

Settimo giorno: sabato 16 luglio
Alle otto i "superstiti" fanno colazione, mentre gli altri sono partiti all'alba per tentare la salita al Pizzo Cassandra.
Il Quad è partito verso valle con l'ultimo carico di bagagli, a noi rimane solo lo zaino.

Saluti di rito con i gestori del rifugio, poi attraversiamo la solita "cartolina" e scendiamo verso Chiareggio.
Sento soddisfazione e non penso a nulla in particolare, percepisco solo il desiderio di poter ritornare qui.

Gabriele Villa
Corso ghiaccio 2016, una shakerata di emozioni
Rifugio Ventina, 10 - 16 luglio 2016