Due secondi

di Maurizio Caleffi


Quanto possono essere lunghi due secondi?
Nella vita reale, o definita tale, poco, molto poco!
Ma se in essi sono concentrate emozioni, possono essere lunghissimi … una vita!

Sto salendo Vertigo con Laura.
Questa è una giornata strana, incominciata male!
Dovevo alzarmi alle cinque, ma la sveglia si è inceppata …
C…zzo se avessi usato quella, tutto sarebbe andato per il senso giusto!
Ho usato il telefono, e così durante la notte la batteria si è scaricata e mi sono svegliato con due ore di ritardo grazie ad una smusata di Abby.
Chiamo, o meglio cerco di chiamare Laura per giustificarmi … ma la batteria del telefono è fritta.
Uso allora il mio telefono personale … sono senza credito!
Laura per questa uscita si è presa un giorno di ferie: si doveva andare in Val Seria, un posto nuovo dove nessuno di noi due era mai stato.
Finalmente riesco a telefonarle, è arrabbiata!
Si è alzata alle quattro e mezza e mi ha aspettato per quasi un'ora al posto convenuto … direi che è su tutte le furie!
Perdonami! Passo a prenderti e andiamo in Sorgazza”.
Non era per niente entusiasta!

Arrivati al parcheggio, saliamo a piedi per la stradina, chiusa al traffico, verso la malga e da lì verso le cascate.
Un’oretta dopo siamo alla base di Vertigo: perché non lo so, ma la cascata è così bella che penso che sia il miglior modo di farmi perdonare per il ritardo e il mancato appuntamento.
Le condizioni in effetti sono buone: ben formata e solo un po’ bagnata al centro.
Studio la linea da seguire e parto.
Mi impegno metro su metro, chiodando generosamente e in un paio di punti stringo le chiappe!
Arrivo alla sosta e la recupero.
Anche lei sbuffando mi raggiunge e io le lancio una proposta:
Che facciamo? Si scende e si va a fare un tiro facile, magari sulla destra, o continuiamo su questa?
La sua risposta corrisponde a quanto io temevo … si continua!
In effetti, il secondo tratto di Vertigo è meno impegnativo, ma avrei preferito…
Il mio senso di colpa nei suoi confronti è ancora presente e così accetto di proseguire.
Si riparte: primo tratto su neve fonda, poi incomincia il ghiaccio.
Fin dai primi metri mi rendo conto che sto facendo più fatica di quanto pensassi.
Ghiaccio duro e compatto, dove bisogna piantare bene le picche e questo vuol dire spaccare tanto!
Il primo tiro era si verticale, ma lì il ghiaccio era lavorato e questo permetteva numerosi agganci.
Qui la storia è diversa, completamente diversa!
Ogni colpo è come se fosse sul cemento e a questo si aggiunge che sulla colata si è depositata una leggera coltre nevosa che rende insidiosa la salita in quanto non permette di vedere dove e come si sta piantando gli attrezzi.
È come salire in “Braille”, il tutto viene basato sulle sensazioni che le piccozze ti danno quando le lanci.
Guardo in alto: sono su una sorta di cengia di neve e crosta di ghiaccio.
Individuo una porzione apparentemente affidabile dove avvitare una vite, ne scelgo una corta per non finire nel vuoto dietro… Riparto.
Di fronte a me un pilastrino verticale, lo affronto a spirale ovvero aggirandolo da destra a sinistra.
Qui il ghiaccio è sempre di difficile interpretazione e allora decido di rinchiodare ancora.
Questa volta una vite lunga che va dentro bene e fino in fondo.
Proseguo per il pilastrino e mi sento come sulle uova!
Lancio su lancio e calcio su calcio mi alzo di un altro paio di metri. Dopo una serie di colpi incerti pianto la destra estraggo la sinistra per ripiantarla e ... stak!
Due secondi, solo due secondi!
Mi ritrovo in men che non si dica senza trazione sulle braccia e il mio corpo viene inesorabilmente sputato dalla parete. Tempo per reagire non ce n’è e quasi mi sembra di vivere al rallentatore. Lancio un urlo e poi uno sguardo sotto e vedo le due corde: la prima azzurra a sinistra e poco più sotto la gialla a destra.
Vedo passare la vite dell’azzurra e penso: ”... Adesso tocca a lei tenermi!
Subito dopo il piede destro con il rampone si aggancia alla gialla e mi trovo a girarmi pericolosamente a testa in giù!
Adesso arrivo di testa o di schiena! ... - mi sono detto - … e saranno dolori!
Finalmente arriva l’azione della corda e fra la testa e la schiena il mio corpo decide di usare le spalle, proprio su quella crosta di ghiaccio che cedendo forse attutisce il colpo!
Mauri stai bene?
Laura ha tenuto lo strappo e con sangue freddo, e giustamente preoccupata, cerca di capire come sto.
Io lascio passar qualche attimo per capire se ho danni. Incredibile!
Mi trovo a testa in giù con una gamba imbrigliata in una delle corde e con ancora le piccozze in mano.
Inconsciamente guardo le corde e la vite che mi ha tenuto: sembra aver retto bene lo strappo.
Cerco di riprendere lentamente una posizione più normale e rassicuro Laura sul mio stato.
Incredibile!!!
Nessun dolore o botta.
All'ennesima sua richiesta sul come stavo le rispondo:
"Tutto ok! Sono solo ferito nell’onoreMi si sono staccate le piccozzeSono anni che non mi succede! Direi che scendo, raggiungo quella pianta a destra, ti recupero e se riesci mi recuperi tu anche le viti…”
Sono qui che recupero Laura: guardo il punto dove sono caduto e quello dove mi sono fermato …
Saranno circa sei metri. Mi è veramente andata bene!

Ora scendiamo per il sentiero di salita e successivamente la strada che ci riporta al parcheggio.
Nella mia mente cerco di focalizzare il momento della caduta per capire esattamente come potesse essere accaduto. Di certo ero su quell’unico attrezzo, il destro e il sinistro era in fase di lancio per il passaggio successivo.
Quello che non riesco a capire è perché si sia staccata la becca: un cedimento del ghiaccio o uno sfilamento della stessa? Proprio non riesco a capire!
Vedendo però il “bicchiere mezzo pieno” mi compiaccio della chiodatura e di quella vite lunga messa due metri più sotto… per il resto, come sempre (!!), una buone dose di fortuna!
Penso anche che un amico caro, nascosto dietro ad una pianta, con una motosega in mano, si sia fermato a guardarmi in quel momento e abbia fatto non so cosa per limitare i danni.
Poi penso che anche Laura abbia avuto il suo merito nel fermare con le corde la mia caduta!
Insomma quei due secondi sono veramente durati una vita!


MaurICE Caleffi
Val Malene, febbraio 2018