Una serata con Nives Meroi e Romano Benet, la coppia “K in 2”

a cura di Gabriele Villa
fotografie di Leonardo Caselli


La cornice della serata
Ha avuto tutte le caratteristiche di una di quelle serate che non si dimenticano facilmente quella con Nives Meroi e Romano Benet, organizzata per la rassegna del Cai Ferrara, “Inseguendo i profili”.
La ricorderanno gli appassionati di montagna che sono arrivati numerosi alla Sala Estense, come i tanti soci della sezione (finalmente più numerosi di altre volte in analoghe occasioni), come gli organizzatori e, probabilmente, gli stessi ospiti che hanno percepito di essere parte di una serata sentita anche per altri motivi, diversi dal solo aspetto alpinistico dell’incontro.
In effetti, all’ingresso della Sala Estense, due pannelli di fotografie ricordavano a tutti i disastri provocati sul territorio emiliano dalle due forti scosse di terremoto del maggio scorso.
La consistente documentazione fotografica di Roberto Del Vecchio mostrava i crolli, i danneggiamenti, i disagi e le rovine, gli abbattimenti delle strutture pericolanti, successivi al terremoto e, infine, i consolidamenti di quelle danneggiate e l’inizio dell’opera di ricostruzione.
Va riconosciuto il merito a Beatrice Bonilauri di essere stata la promotrice di un’azione di solidarietà che la sezione del Club Alpino ferrarese ha subito fatto sua e portato avanti, trovando la generosa disponibilità della ditta Montura (produttrice di abbigliamento tecnico per la montagna) e della coppia di alpinisti (sia in montagna che nella vita), Nives Meroi e Romano Benet.

Il presidente della sezione Tiziano Dall'Occo ha ricordato al pubblico che tutte le sinergie che ne sono nate hanno fatto sì di poter avere una presenza di “prestigio” (e vista la caratura degli ospiti il termine non appare retorico) e di poter devolvere in solidarietà, da parte del CAI, le cifre risparmiate nell’organizzazione, quelle raccolte con le offerte libere del pubblico partecipante e quelle ricavate dalla vendita dei libri messi a disposizione dalla stessa Montura. Beneficiario della donazione sarà il comune di Cento e la scelta non è stata casuale in quanto proprio in quella cittadina (peraltro duramente colpita dal terremoto) è attiva una Sottosezione del CAI che conta 230 iscritti ed è rimasta senza sede e anche senza la palestra di arrampicata, realizzata negli anni passati con notevoli sacrifici e tanto lavoro volontario, in quanto entrambe si trovavano all’interno di un impianto sportivo che è diventato inagibile a causa dell’evento tellurico.
Non si tratta di cifre ingenti ma, come ha sottolineato l’Assessore Massimo Mandreoli che ha rappresentato il comune di Cento alla Sala Estense, sono “gesti di solidarietà che non solo aiutano materialmente ma danno conforto morale e speranza a chi ha vissuto la tragedia sulla propria pelle”.

Gli ospiti protagonisti, una coppia "sulle montagne e nella vita"
Nives Meroi è nata a Bonate Sotto (Bergamo) ma da oltre vent'anni risiede in Friuli Venezia Giulia a Fusine Laghi (Udine), ove ha conosciuto Romano Benet. Nives e Romano, compagni di vita e di cordata, arrampicano insieme da quasi trent'anni anni e la loro attività comprende alcune fra le vie più difficili delle Alpi, quali la prima invernale al Pilastro Piussi alla parete nord del Piccolo Mangart di Coritenza e la Cengia degli Dei, sullo Jof Fuart.
Ma la loro è una passione fatta anche di falesia, cascate di ghiaccio, sci alpinismo e di alta quota che praticano con uno stile leggero e pulito: senza l'ausilio di ossigeno supplementare, portatori d'alta quota e campi fissi. Un percorso fatto di grandi successi, come la salita, nel 2003 e in soli venti giorni, di tre dei 14 Ottomila della Terra (Gasherbrum II, Gasherbrum I, Broad Peak), seconda cordata al mondo ad aver realizzato un'impresa simile e, Nives, prima donna in assoluto nella storia dell'alpinismo.
Sono undici i giganti della Terra che Nives e Romano hanno salito sin'ora e solamente tre quelli che mancano per completare il progetto. Lei e Romano sono la prima coppia al mondo con il maggior numero di Ottomila raggiunti:
Nanga Parbat (8125 m - 1998), Shisha Pangma (8046 m - 1999), Cho-Oyu (8202 m- 1999), Gasherbrum II (8035 m - 2003), Gasherbrum I (8068 m - 2003), Broad Peak (8047 m - 2003), Lhotse (8516 m - 2004), Dhaulagiri (8164 m - 2006), K2 (8611 m - 2006), Everest (8850 m - 2007), Manaslu (8163 m - 2008).
Ne mancano tre: Kanchenjunga (8.525) – Annapurna (8.094) – Makalu (8.485).

"Fin qui le note alpinistiche ma c’è anche una storia umana altrettanto importante da raccontare. - ha detto un emozionato Gabriele Villa, presentatore degli ospiti della serata - Nel 2009 al Kanchenjunga a 7.500 Romano si era fermato perché non si sentiva bene come sempre era stato e aveva detto a Nives di proseguire verso la cima del suo 12 ottomila ma lei si era fermata e insieme erano ritornati a valle per poi iniziare la salita di quello che hanno chiamato il loro quindicesimo ottomila: la lotta di Romano contro una malattia rara ma curabile. Una lotta durata tre anni, con due trapianti, mesi di isolamento, trasfusioni di sangue, sofferenze e rinunce, prima fra tutte l’attività in montagna. Il bello di questa storia però è che finisce bene e quest'anno, dopo una spedizione di collaudo su una cima di 6.000 metri eccoli tornare al Kanchenjunga proprio là dove avevano lasciato e tutto funziona come prima a parte una 'piccola cosa' che così Romano racconta scrivendo sul loro sito internet."

[Martedì 14 agosto 2013. Sono passati un paio di mesi da quando siamo tornati dal KANCHENJUNGA, nella fretta di salire la montagna durante la notte abbiamo preso il canale sbagliato e all'alba ci siamo trovati in prossimità della cima centrale, molto lontana da quella principale, siamo rimasti talmente male che abbiamo fatto ritorno al campo base e siamo tornati a casa. Nel complesso la spedizione è andata benissimo, eravamo in forma e veloci, purtroppo un po’ distratti, era tale l'entusiasmo di salire dopo quasi tre anni di inattività che ci siamo dimenticati di guardarci attorno. Comunque non ce la siamo presa troppo e ci stiamo sfogando sulle montagne di casa.] 

Gabriele ha ricordato che già una decina di anni fa Nives Meroi era stata a Ferrara per una conferenza della Sezione, già conosciuta in quanto donna alpinista molto attiva sugli ottomila e di come Romano fosse rimasto in disparte tutta la serata senza dire una parola, dando la sensazione di essere una persona essenziale, vicino alla moglie ma per nulla interessato a comparire, tanto meno a far parlare di sé, un tarvisiano autentico, insomma.
"Paradossalmente - ha concluso Gabriele - è stata questa malattia a portare Romano all'attenzione dei media, mentre Nives ha smesso completamente di arrampicare e di andare in spedizione per stare vicino a lui, in questo modo anche uscendo di fatto da una competizione, peraltro da lei mai accettata, per essere la prima donna a scalare tutti i quattordici ottomila. La rivalutazione di Romano ha consolidato nei media la percezione della coppia, sia in alpinismo che nella vita, e la loro, per auto definizione, è diventata la coppia 'K in 2'."   

Quanto sia stata e sia importante nei successi di Nives la presenza di Romano lo spiega bene lei stessa in un paio di passaggi del libro di Erri de Luca, "Sulla traccia di Nives":  

[Nanga Parbat (1998).   Riuscimmo a salirlo in una giornata spaventosa dopo essere già stati bloccati dal maltempo diversi giorni in parete. A condire la giornata in discesa trovammo la nebbia e lì c’è voluto il senso strepitoso di Romano che ha un cervello da uccello migratore e sa trovare la rotta anche alla cieca.] 

[Lhotse (2004).   Conta per me la continua salvezza di avere accanto Romano, uomo di neve, uno che la sfoglia come un libro, la legge a prima vista, sa dove va cercata e dove aggirarla. Dicono che Romano è una bestia, per la forza che scatena quando sale, ma Romano per me lassù è puro spirito, un fiato che mi apre la via verso l’alto. Romano è la traccia che pure quando si allontana al suo ritmo furioso di salita, mi riduce l’attrito, come fa il migratore che sta sulla V dello stormo. Romano c’è, lassù è la mia scala.]

"Si usa dire che dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna - ha concluso Gabriele nella sua presentazione - e questa volta verrebbe da dire che dietro una grande donna c'è sempre un grande uomo, ma noi preferiamo pensare e dire che siamo di fronte a una grande coppia."

Io sono le montagne che non ho scalato
Dopo essere saliti insieme sul palco della Sala Estense è stata Nives a prendere il microfono per anticipare al pubblico i contenuti della proiezione, una specie di riassunto dei loro ultimi cinque anni di alpinismo sugli ottomila.
Una miscela di "vittorie e di sconfitte", senza voler celebrare le prime e nemmeno rammaricarsi delle seconde, ma per raccontare il loro modo di fare alpinismo che è la somma del vissuto, sia nel bene che nel male.
Cosa possa intendersi per "bene e male" lo ha certamente capito il pubblico dalle parole di Nives Meroi e, poco dopo, dalla visione delle immagini e dei filmati che hanno raccontato storie diverse in una miscellanea che ha fatto capire perfettamente che cosa si deve intendere per alpinismo dallo "stile leggero e pulito".
Il tutto esposto con misura e sensibilità, per raccontare un modo di vivere la montagna e non per voler giudicare l'operato di altri, siano essi singoli alpinisti o spedizioni commerciali, un diario "col cuore in mano", verrebbe da dire, nel quale si intuisce la forza decisa dell'uomo (Romano) e la grinta mista a sensibilità della donna (Nives).            
Difficile raccontare le immagini viste, le sensazioni provate, le emozioni trasmesse dal commento in viva voce di Nives e dalle presentazioni e dagli interventi di Romano, più facile testimoniare la capacità della coppia "K in 2" di raccontare la vita alpinistica e umana come se stessero parlando ad amici, facendoti sentire tale.
Così è sembrato proprio di essere con loro, prima tra le tende del "condominio Everest", al Campo base della montagna più alta della Terra, loro due soli mescolati (e anche un po' indesiderati) tra gli alpin-turist-escursionisti delle spedizioni commerciali; successivamente in spedizione ridottissima al Makalu in autunno e ancora in inverno, solo in tre (assieme al compianto Luca Vuerich), oltretutto con la sfortuna di una frattura per Nives che si vede lungamente trasportata a spalla da un infaticabile Romano, prima di un allucinante rientro in elicottero nel momento in cui l'inverno irrompe con furiose tormente e nevicate che rendono impossibile ogni spostamento via terra.
Si passa poi ad un più rilassante Manaslu, undicesimo ottomila raggiunto dalla coppia nel 2008 per, infine, concludere con la sfortunata stagione 2009, prima con il tentativo non riuscito all'Annapurna causa le cattive condizioni meteorologiche e il tentativo seguente al Kanch (amichevole abbreviazione di
Kanchenjunga) la montagna sulla quale si rivelerà la malattia di Romano che porterà alla rinuncia quando la cima era oramai in vista.

Quella che ha sorpreso è stata la tranquillità con la quale Romano Benet ha raccontato il tribolato periodo della malattia e, forse, anche spiegato il segreto della sua guarigione e del suo prodigioso recupero.
"Ho sempre pensato come fossi in spedizione, ricordando i giorni che si passano in tenda inoperosi quando fuori c'è la bufera e non si può andare sulla montagna; mi dicevo che ero in una spedizione dove c'era sempre cattivo tempo e non pensavo al futuro o in che condizioni ne sarei potuto uscire. Stavo tranquillo e nemmeno chiedevo ai medici quale era la mia situazione e pensavo, tanto, se sono grave, mica me lo dicono."  
Anche Nives trova la battuta, raccontando di quando accompagnava Romano all'ospedale per le frequenti trasfusioni di sangue: "Partivamo in auto dicendo che andavamo a fare il pieno".
Poi Romano ha ricordato l'intenso piacere provato nelle prime escursioni quando ha cominciato a sentirsi meglio, fino alla spedizione "di prova" al
Mera Peak (6476 metri) che ha preceduto il ritorno alla normalità con la salita al Kanchenjunga, anche se mancando la cima principale, ma ritrovando passo veloce e condizione fisica.
"Certo che con tutte le 'robe' che mi hanno dato forse ero un poco dopato. - ci ha scherzato sopra Romano - Fortuna che non c'è antidoping in alpinismo altrimenti rischiavo di fare la fine del ciclista Armstrong, a lui hanno  tolto i Tour, a me potevano togliere gli ottomila." 
E' un sorriso liberatorio quello che accomuna Romano e Nives al pubblico in sala, anche perchè tutti sanno che l'unico doping che funziona a 8.000 metri è l'ossigeno succhiato dalle bombole e loro non lo hanno mai preso.

In conclusione di serata arrivano i gadget e i regali offerti dalla Sezione del CAI agli ospiti, le foto di rito tra i sorrisi
in un clima cordiale e amichevole e, infine, la fila per gli autografi sui libri appena acquistati o portati da casa.
Proprio una bella serata di alpinismo, nobilitata anche dalla solidarietà a favore dei colpiti dal terremoto a cui tutti hanno partecipato a vario titolo, anche il pubblico che ha "offerto" all'entrata oltre un migliaio di euro.   
Una serata alla fine della quale, mai come questa volta, viene da dire un sincero "Grazie a tutti".


Gabriele Villa
Una serata con Nives Meroi e Romano Benet, la coppia “K in 2”
Ferrara, Sala Estense, giovedì 8 novembre 2012