Con Daniele Spiniella, da internet alla realtà

di Gabriele Villa

 

Gli antefatti iniziano nel 2006 e sono "virtuali", riguardano solamente internet e intraigiarùn

Era giugno del 2006, da neanche un anno avevamo "ereditato" intraigiarùn da Francesco Pompoli, grazie all'iniziativa di Leonardo Caselli che ne aveva realizzato la home page, lavorando poi intensamente per "importare" tutti gli scritti pubblicati nei cinque anni precedenti, prima da solo e poi con il mio aiuto e, infine, lo aveva fatto diventare un sito con dominio autonomo, immettendolo in rete la sera del 7 settembre 2005.
In quel giugno 2006, arrivò in redazione un simpatico racconto, spoglio di informazioni collaterali, per cui chiedemmo all'autore di inviarci qualche dettaglio sulla data del racconto, sul suo luogo di residenza, e sul suo rapporto con la montagna, in modo da poter presentare ai lettori il racconto e il suo autore, nel "redazionale" di pubblicazione.
Era questa una regola che ci eravamo dati fin da subito, per fare in modo che il sito non fosse solo una raccolta di scritti asettici e impersonali, ma assumesse anche un'identità attraverso gli autori, nel momento in cui il sito, diventando dominio autonomo, aveva allargato i suoi confini, prima solo ferraresi, ricevendo contributi da autori di varie parti d'Italia. La risposta non si fece attendere ed era più dettagliata di quanto non fosse stato richiesto.

La mia presentazione non richiede molte parole in quanto la mia attività alpinistica è quanto di più normale si possa trovare. Ho 35 anni, vivo a Zevio in provincia di Verona, sono laureato in Scienze Forestali e sono iscritto dal 1993 al Cai di Montecchio grazie ad un compagno di università che abita in quel paese e che mi ha fatto entrare nella grande famiglia del Club Alpino. Arrampico su roccia su livelli classici, ma come spesso succede devo rubare alla mia giovane famiglia (sono sposato da cinque anni ed ho un bimbo di due) il tempo per andar per monti. Ho fondato nel 2003 il GEAZ (Gruppo escursionistico alpinistico Zevio) che conta attualmente più di duecento iscritti e soprattutto ha portato nel paese un po' di aria di montagna. Infatti, nella mia bellissima terra natìa non c'è una sezione del Cai perciò, in attesa di avere le qualità per aprire una Sottosezione, con alcuni amici abbiamo creato questo succedaneo che ha permesso a tanta gente di incominciare ad andar per monti.
E che entusiasmo per ogni escursione !!! Implicitamente ti ho anche risposto su cos'è per me la montagna, è tutto questo; avventura, amicizia, condivisione e scoperta, non necessariamente in quest'ordine.
Come vedi non ti ho scritto "lotta con l'alpe" o "impresa" o "record" anche se mentirei dicendoti che non mi affascini tentare ogni tanto qualche uscita un po' più "sostanziosa". Il racconto che ho inviato narra quella che possiamo definire l'uscita "di punta" che ogni anno organizzo con i soci più bravi, nella fattispecie questa si è svolta il 10 e 11 agosto. Adesso basta, perchè per essere uno che non ha molto da dire ho scritto anche troppo!!!


Fu così che il 24 agosto del 2006 fu pubblicato "Autostop alpinistico", autore Daniele Spiniella di Zevio (Verona).
La e-mail fu archiviata per conservare le informazioni sull'autore perchè, altra regola che ci eravamo dati, ad ogni autore con più racconti pubblicati, si sarebbe realizzato un "profilo" da inserire nell'apposita "Pagina Autori".
Però Daniele Spiniella non inviò altri racconti, anzi arrivò un momento in cui il suo indirizzo di posta elettronica non accettò più la newsletter di intraigiarùn, quella che viene inviata a tutti gli iscritti ad ogni pubblicazione.
Dopo vari inoltri rifiutati cercammo notizie di lui attraverso l'indirizzo mail del GEAZ, il gruppo escursionistico - alpinistico di Zevio, che lui aveva fondato, al fine di sapere notizie sulle motivazioni di questa cosa, questo perchè abbiamo sempre cercato di non perdere i contatti (seppure virtuali) con i nostri autori, e magari rafforzarli, piuttosto che lasciarli interrompere.
La risposta arrivò circa un mese dopo (era aprile del 2012) e, naturalmente ci fece assai piacere.

Buongiorno Gabriele. Ho ricevuto da vie traverse la tua richiesta di contatto. Come vedi ho cambiato mail (e lavoro) e la nuova attività mi dà meno possibilità di utilizzare internet. Credo che a breve ritornerò "in rete", ma nel frattempo mi devo accontentare di qualche sporadica apparizione. Come avrai intuito sono anche diventato il primo Presidente (o Reggente) della neo nata Sottosezione del Cai del mio paese (Zevio) per la quale sono anche nel direttivo del Cai di Verona. Mi piacerebbe molto avere modo in futuro di fare qualcosa assieme al tuo CAI di Ferrara, specialmente in chiave di arrampicata visto che ho la fortuna di avere una serie di ragazzotti inesperti, ma di grande entusiasmo ai quali fare provare il gusto e la magia dell'alpinismo in ambiente. Nel frattempo ti saluto e ti ringrazio di avermi pensato, se hai modo di venire da queste parti (magari in qualche giornata piovosa al King Rock o in qualche giretto in falesia) fatti sentire e ci possiamo trovare per due chiacchiere e una birra.

Cavolo! Era bello venire a sapere che il nostro autore era riuscito a concretizzare il suo "progetto" e che il gruppo GEAZ era cresciuto al punto di avere le qualità per riuscire a dare vita ad una attiva sottosezione CAI.
Peccato, invece, non essere riusciti a dare un seguito al desiderio di conoscersi di persona e magari di creare l'occasione per un'arrampicata insieme in montagna, come è successo con altri autori la cui conoscenza è passata "da internet alla realtà", come ebbe modo di scrivere Roberto Avanzini in un suo riuscito racconto.  


In tutte le cose che nascono per caso e a tua completa insaputa, all'inizio non ci capisci niente....

Sabato 30 maggio 2015, eravamo arrivati ai Tessari con l’intenzione di andare a trovare un sentiero che salisse alla cima del Trapezio più o meno in stile “92° congresso SAT”, il sentiero alpinistico che sale al Monte Baone, nei pressi di Arco di Trento, il quale ha tratti alpinistici che è bene fare legati con la corda, ma anche varianti più facili, escursionistiche, che si possono percorre slegati.
Un inconsueto affollamento all’attacco delle due vie aperte da noi, Marmitta Gemella e Intra il Marmitt, mi aveva messo curiosità e così ero salito all’attacco per cercare di capire chi potessero essere e saperne di più.
Non era curiosità fine a se stessa ma, essendo le vie non relazionate se non su intraigiarùn, volevo sapere se ne avevano avuto conoscenza dal sito e, in caso affermativo, capire come erano arrivati a saperlo.
Chiedendo ai due che erano ancora alla base in attesa di partire, mi era parso di capire che almeno il loro capocordata sapesse cosa andassero a fare, ma non ero riuscito a capire come e mi ero dovuto tenere la curiosità.
Ritornato al sentiero di accesso alle vie della parete, avevo notato un bel saltino di roccia proprio poco sopra e così avevo dimenticato le intenzioni iniziali e, legati in cordata, avevamo iniziato da lì la nostra ricognizione.
Ero partito deciso, con una sola mezza corda, il seghetto all’imbrago, la forbice da potatore, il guanto sinistro nel marsupio, salendo il bel saltino, percorrendo poi un tratto di rocce ricoperte di erbe e fermandomi, dopo avere obliquato verso destra, sotto un bel saltino di roccia che disegnava un diedro con strapiombino iniziale.
Nel tiro seguente avevo proseguito in verticale e, con una ventina di metri facili, ero arrivato esattamente sotto l’arco di rocce che già avevamo adocchiato mesi prima durante le prime perlustrazioni fatte per l'apertura della via della Marmitta Gemella.
Un bel pilastrino a sinistra dell’arco di rocce era troppo invitante per non proseguire e con altri venticinque metri (i primi dieci dei quali attorno al quarto grado) eccomi arrivare sotto una parete breve, dall'aspetto davvero interessante, pochi metri a sinistra della “bella Placca” della via della Marmitta Gemella, una specie di "placca gemella" che appariva assai interessante, sia per l'ottima qualità della roccia che per la sua compattezza.
A destra, al di là della macchia di vegetazione sentivamo le voci dei componenti di alcune cordate, certamente quelle che avevamo visto alla partenza alla base della parete, forse gli stessi con cui avevo parlato. Dopo avere fatto un poco di largo tra le fronde del terrazzino, (anche per riuscire a scattare qualche foto di documentazione verso l'alto), bevuto un goccio d’acqua, eccomi pronto a ripartire con un’arrampicata subito interessante, in ampia spaccata e in pressione sulle scanalature fatte dallo scorrere dell'acqua sul calcare.
Sistemato un cordino in clessidra eccomi proseguire su di un tratto più problematico con parete più compatta, trovando una possibilità di protezione agganciando un cordino in uno spuntoncino di pochi centimetri, (in vecchio stile alpinistico), robusto quel tanto da garantire una tenuta in caso di scivolata.
Un passaggio a braccia stese e poi tirandomi su di forza a prendere una lama, mi aveva portato a strozzare un cordino attorno a una pianticella di rovere per poi appendermi e poter fare un poco di pulizia. Mentre ero intento nel lavoro, mi ero sentito apostrofare da uno che arrampicava più in là sulla via Intra il Marmitt.
Ma sei Gabriele Villa?” – mi aveva chiesto e che lo aveva immaginato subito quando mi aveva visto “rumare”, intento nella pulizia della parete.
Non ero riuscito a capire tutto ciò che mi aveva detto a distanza, ma di certo avevo capito che era amico di Cristiano Pastorello e lo avevo sentito nominare intraigiarùn e non so quale racconto.
Ecco allora spiegata la presenza inusuale di tanta gente sulle vie nuove non conosciute: il luogo virtuale di intraigiarùn era diventato ancora una volta un punto di passaggio da internet alla realtà.
Avevo proseguito seguendo il bordo superiore della placca in una traversata verso destra e, alla fine di questa, visto sopra la vegetazione infittirsi, avevo deciso di “bucare” la macchia di verde per sbucare in zona Marmitta Gemella, sia per il caldo, ora aumentato, che per riprendere il discorso con il mio interlocutore e capirne di più di quel gruppo che saliva a fianco a noi e sulle “nostre” vie.
Intanto Rita, che aveva sentito il discorso in precedenza, arrivata in sosta, mi aveva confermato di avere compreso il nome, Daniele, e che aveva detto di avere inviato un racconto per il sito parecchio tempo prima.
A questo punto, mi si affacciato il ricordo di Spiniella, quello di Zevio, ricordavo il suo racconto e comprendevo anche la conoscenza di Cristiano Pastorello (pure lui veronese) e anche il legame con intraigiarùn.
Ricavato un varco nella vegetazione a colpi di seghetto, ero sbucato fuori, andando a fare sosta nei pressi della Marmitta sorpreso di ricevere i complimenti di quelli che arrivavano su e che già mi aveva fatto Daniele, quando mi aveva parlato più sotto, gridando ad alta voce un entusiastico “hai fatto un gran bel lavoro qui”.
Eravamo usciti tutti sulla cima del Trapezio per tre vie diverse e lì c'era stata la conferma che sì, era proprio Daniele Spiniella, con i ragazzi della sua sottosezione CAI di Zevio, che aveva accompagnato ai Tessari per fare un poco di esperienza su vie di più tiri.

Ricevemmo ancora complimenti, sia per la pulizia meticolosa della parete, che per non avere messo chiodi superflui che "tanto c’è tutto per proteggersi e ci si può arrangiare” e qualcuno mi aveva pure dato la mano.
Poi era arrivata anche Rita e pure a lei altri complimenti in un’atmosfera davvero cordiale e amichevole.
Avevo subito proposto una foto, prima assieme a Daniele, e poi a tutto il gruppo dei dieci arrampicatori, poi ci eravamo tornati a scambiare l'indirizzo e-mail, infine, il gruppo era sparito nel bosco per tornarsene a Zevio in una nuvola di allegro “casino”.


Quando si ha la conferma di sensazioni e sensibilità condivise

Alla e-mail con la quale, dopo alcuni giorni, avevo inviato le foto a Daniele Spiniella, avevo ricevuto una risposta che mi piace definire "empatica".

"La tua mail mi giunge molto gradita. Anche a me ha fatto un sacco di piacere passare dal web alla conoscenza personale, anche perché considero le conoscenze via internet ... parziali.
Se non c’è l’incontro di persona mi sembra manchi qualcosa.
Quando ho sentito il rumore del seghetto finché arrampicavo mi sono detto: "
Questo è Gabriele che sta trafficando", ed il bello è che pensavo a te come a qualcuno con il quale si ha consuetudine, mentre nella realtà ci siamo solo scambiati qualche e-mail.
Come mai allora mi sembrava di conoscerti così bene?
E’ ovvio, ho ripensato, dalla lettura dei tuoi racconti, dalla quale si riesce ad estrapolare il tuo carattere ed il tuo modo di concepire la montagna e la vita !!
Perciò Gabriele siano lodati i Tessari e la loro microfalesia facile, che ci hanno dato la possibilità di incontrarci di persona e di aggiungere un tassello che ha trasformato questa amicizia virtuale in amicizia reale !!
"

Avrei potuto dire e scrivere le stesse parole di quell'incontro davvero piacevole; di certo ho provato le stesse sensazioni in questo trovarsi “da internet alla realtà”.
La conferma che tutti i legami amichevoli intrecciatisi attorno e per mezzo di intraigiarùn testimoniano un piacevole senso di condivisione, spesso un'empatia, che trova origine in una sintonia che il sito ha potuto mettere in contatto, virtualmente ma non casualmente. 
Non è mia intenzione "enfatizzare" questa caratteristica del nostro sito, ma di certo la considero un pregio, oltre che un'occasione di arricchimento dal punto di vista umano.

Gabriele Villa
Parete dei Tessari, 30 maggio 2015
Ferrara, 11 agosto 2015