NOTIZIE. 18/02/2015 - Due enormi massi si staccano da una parete della Pietra di Bismantova  

E’ accaduto alle 12 di venerdì 13 febbraio 2015. A Castelnovo ne’ Monti una ingente frana di massi si è staccata dalle pendici della Pietra di Bismantova, sulla verticale del sagrato del Santuario. Due alpiniste incolumi. Don Edo era in chiesa, danneggiata la sua auto e abbattuta la statua di San Benedetto. Recintata l’intera Pietra. Evacuati i beni di prima necessità dalla canonica della chiesa. Arrivano tecnici del Genio Civile e dell’Università. Il sindaco Enrico Bini: “Non possiamo escludere altri crolli, non salite”.

L’evento si è verificato intorno alle 12 di oggi, venerdì 13 febbraio; è in corso l’intervento dei Vigili del Fuoco per la messa in sicurezza. Una volta giunti sul posto, i Vigili hanno constatato appunto che parecchi metri cubi di roccia si erano staccati dalla sommità della Pietra per precipitare sfiorando il santuario e schiantandosi nel piazzale antistante l’ingresso della chiesa.
Grossi massi hanno travolto la statua bronzea del santo, abbattendola, e la vettura del parroco don Edo Cabassi, in sosta nel vialetto sottostante il piazzale. Fortunatamente il religioso si trovava nell’edificio sacro e non ha subito danni.
I Vigili del fuoco, giunti immediatamente sul posto insieme a Carabinieri, Polizia municipale, tecnici del Comune e sanitari del 118, hanno iniziato una rapida ricognizione per accertare eventuali persone coinvolte; fortunatamente sia il parroco che due alpiniste che stavano allenandosi poco distante sono risultate incolumi. In via precauzionale, non potendo escludere altri cedimenti, è stato vietato l’avvicinamento all’intero perimetro della Pietra fino a più approfondite verifiche sulla stabilità delle rocce.
I Vigili del fuoco hanno provveduto inoltre a recuperare dal santuario beni di prima necessità del parroco e assicurare la messa in sicurezza degli impianti del gas a servizio del santuario stesso.
Sul posto anche l’Amministrazione comunale castelnovese con personale tecnico ed il sindaco Enrico Bini, il quale spiega: “Vista la situazione, abbiamo deciso di riattivare il Centro operativo comunale di protezione civile, che si occuperà anche di mantenere la vigilanza in loco per impedire l’accesso alla zona oggetto del crollo di roccia. Non si può infatti escludere il rischio che altro materiale cada dalla parete interessata dal primo cedimento. Già nel pomeriggio di oggi, venerdì, sono arrivati alla Pietra anche tecnici del Genio civile e personale dell’Università di Modena e Reggio, che ha attivato un monitoraggio di Bismantova a partire dalla frana verificatasi nel 2012. Da domani effettueremo sopralluoghi più approfonditi, anche dal pianoro sommitale, così da avere un quadro più chiaro della situazione. Ovviamente per alcuni giorni l’accesso alla zona sarà vietato, fin quando non avremo compreso appieno la situazione così da scongiurare ogni possibile rischio: sconsigliamo quindi anche di salire per venire a vedere quanto avvenuto, perché tanto l’accesso non sarà consentito”.


CASTELNOVO MONTI. «È un danno enorme: Castelnovo senza la Pietra è inimmaginabile. Ma l’impressione è che la chiusura non sarà una cosa risolvibile a breve». Sono le parole sconsolate di Silvio Bertucci, assessore alla Protezione Civile di Castelnovo in merito alla situazione venutasi a creare dalla tarda mattinata di venerdì alla Pietra di Bismantova. Un costone di roccia, sulla parete sud est, perpendicolare al sagrato dell’Eremo, si è distaccato piombando in due enormi frammenti, più altri detriti di minore entità, proprio nell’area solitamente più frequentata della montagna simbolo dell’Appennino, occludendo la strada che arriva alla chiesa e alla canonica, e solo per un miracolo non ha causato alcun danno né alle due strutture vicine (l’Eremo e il Rifugio della Pietra) né soprattutto ad alcuna persona.
A rimetterci sono state l’auto di don Edoardo Cabassi, e la statua di San Benedetto, da qualcuno già battezzato come l’artefice di questo “miracolo”. Ma il danno c’è, ed è enorme. Spiega Silvio Bertucci, partendo da un’analisi il giorno dopo il crollo: «Non ci sono state ulteriori cadute di materiale, ma al momento stiamo tenendo molto alta l’attenzione perché nessuno si avvicini alla zona, perché il rischio c’è e la curiosità da parte della gente per venire a vedere è tanta: sconsigliamo vivamente di salire, anche perché manterremo controlli costanti con nostro personale e l’accesso sarà impedito». Tutta la Pietra resta attualmente a divieto di accesso.

Saranno necessarie analisi approfondite per capire la situazione: sono al lavoro anche esperti dell’Università di Modena e Reggio che già da qualche mese avevano installato sensori di monitoraggio alla Pietra, a seguito della frana del 2012.
Ieri non ci sono stati ulteriori “segnali” da parte della montagna, ma la scena nei pressi dell’eremo continua a essere di devastazione: il volume dei macigni caduti supera i 200 metricubi.
Prosegue Bertucci: «È chiaro che un crollo di questo tipo lascia una zona della parete “destabilizzata”, e con le piogge annunciate nelle prossime ore dovremo stare molto attenti. Nei prossimi giorni probabilmente effettueremo anche interventi di disgaggio su frammenti che siano ancora a rischio crollo, anche con il coinvolgimento del genio civile».
Inoltre l’amministrazione ha attivato l’iter per richiedere alla Regione lo stato di calamità. E tale è davvero quanto successo per Castelnovo. Aggiunge infatti Bertucci: «Temo che dovrà passare molto tempo prima di poter riaprire la Pietra in sicurezza: lo faremo soltanto quando potremo basarci su dati oggettivi, gli studi e le analisi degli esperti. Certo pensare a Castelnovo senza la Pietra è impossibile: qualsiasi progetto, che avevamo in corso, di valorizzazione turistica e di marketing territoriale, dovrebbe partire dalla Pietra che è il nostro simbolo. È un danno di immagine e anche economico molto, molto rilevante».
Bertucci parla anche in veste di direttore della cooperativa sociale l’Ovile, che gestisce il Rifugio della Pietra: «È chiaro che per il Rifugio è un danno enorme: avevamo fatto investimenti per riqualificarlo, nell’ordine dei 75 mila euro, e contavamo di rientrare in un paio d’anni, e poi abbiamo personale lavorativo, professionalità importanti investite su questa struttura, e ora non sappiamo per quanto tempo dovrà rimanere chiusa. La settimana prossima avremo l’assemblea dei soci e valuteremo la situazione, ma non è sicuramente facile».


Nella giornata di ieri si è svolto a Castelnovo ne’ Monti, in Municipio, un incontro tecnico-operativo al quale hanno partecipato l’Amministrazione comunale, con il sindaco Enrico Bini e l’assessore alla protezione civile Silvio Bertucci, il Parco nazionale, il Cai Bismantova, le guide della Pietra di Bismantova, i membri del Comitato per il restauro del santuario, i gestori del Rifugio della Pietra ed i tecnici dell’Università di Modena e Reggio che stanno attuando il progetto di monitoraggio della Pietra a partire dalla frana del 2012.
Il tema dell’incontro erano i prossimi passi da intraprendere a seguito del consistente distacco di roccia verificatosi dalla parete di Bismantova venerdì scorso. Dichiara l’assessore Bertucci: “Stiamo cercando di pianificare il da farsi insieme a tutti i soggetti interessati: il primo obiettivo che ci siamo dati è di stilare una tempistica degli interventi e dei possibili tempi di riapertura, almeno parziale, della Pietra. Nel frattempo con i tecnici della Regione abbiamo avviato la richiesta dello stato di calamità naturale: già domani, mercoledì, sarà a Castelnovo una squadra guidata dal Direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile Maurizio Mainetti.

La squadra utilizzerà anche un drone, che potrà volare sulla verticale del distacco ed analizzare ancor più in profondità tutta l’area di crollo”. Prosegue Bertucci: “La chiusura complessiva di tutta la Pietra di Bismantova è stata decisa a titolo precauzionale: vogliamo sottolineare che non tutte le pareti di Bismantova presentano uguali fattori di rischio, per cui contiamo di riaprire presto alcuni dei sentieri di accesso e di salita alla Pietra. Ovviamente per far ciò attendiamo comunque i risultati del primo esame complessivo che si sta portando avanti con gli esperti dell’Università. Per quanto riguarda invece quella che è stata l’area del crollo, che potremmo definire “zona rossa”, il discorso è ovviamente diverso: la messa in sicurezza richiederà tempo e investimenti piuttosto consistenti, in quanto non sarà soltanto necessario asportare il materiale caduto, operazione che presenta già di per sé grosse difficoltà logistiche, ma ci sono anche altre fessurazioni da analizzare e su cui eventualmente effettuare interventi, con ditte specializzate che compiano abitualmente operazioni di questo tipo sulle Alpi. Un altro obiettivo comune uscito dall’incontro è quello di mantenere costante l’informazione su ogni passaggio che compiremo, anche perchè in questi giorni sono state pressanti le richieste in tal senso, da parte dei tantissimi amanti della Pietra non solo della provincia di Reggio ma un po’ da tutta Italia”.(Aggiornamento 17 febbraio 2015)