NOTIZIE. 14/06/2015 - Vittima del fulmine sulla Marmolada: gli articoli, i commenti e le diverse opinioni  

Corriere delle Alpi. Domenica 14 giugno 2015. Tragedia in montagna. Fulmine in Marmolada, muore un alpinista veneto di 42 anni.
Centrato dalla saetta davanti agli occhi della comitiva partita da Oderzo, in provincia di Treviso. Feriti i compagni di cordata.


TRENTO. È un veneto di 42 anni la vittima del tragico incidente in montagna avvenuto questa mattina in Marmolada. Si tratta di un socio del Cai di Oderzo, in provincia di Treviso, che assieme alla comitiva del sodalizio stava affrontando un tratto attrezzato lungo la via che conduce in vetta a Punta Penia, a 3.343 metri di altitudine quando è stato colpito da un fulmine.
L'allarme è stato lanciato questa mattina, pochi minuti prima delle 10.30, da una dei dodici componenti della comitiva che stava salendo verso la cima della Marmolada e si trovava a 3.200 metri di quota. Quando è scoppiato il temporale gli escursionisti hanno iniziato a scendere velocemente, ma sono stati investiti dalla scarica, nel centinaio di metri di ferrata che conduce alla vetta. La vittima, 42 anni, di Oderzo, è stata centrata da un fulmine. Della comitiva faceva parte anche un'infermiera che ha tentato di rianimare la vittima per quarantacinque minuti, ma senza successo. Ferite in modo serio anche altre due persone, una donna di 38 anni - centrata all'inguine - e un uomo di 51 anni, colpito alla spalla. La comitiva stava affrontando il tratto attrezzato con un cordino metallico in zona "Le Roccette" quando si è verificato l'incidente. I soccorsi sono stati resi difficili a causa delle condizioni meteo che hanno impedito all'elicottero di avvicinarsi. Il 118 ha subito inviato gli elicotteri di Trento e del Suem di Pieve di Cadore, bloccati purtroppo da un muro di nubi, con la sola possibilità di trasportare in quota alcune squadre del Soccorso alpino di Alta Val di Fassa, Val Pettorina e Alleghe, compreso il personale medico, che poi hanno proseguito a piedi per un'ora e un quarto circa. Grazie all'apertura dell'impianto di risalita, altri soccorritori sono successivamente potuti arrivare fino a Pian dei Fiacconi e da lì hanno raggiunto gli escursionisti, per riportarli a valle, visto il perdurare del maltempo e l'impossibilità di decollo delle eliambulanze, atterrate in attesa di un miglioramento a Passo Fedaia. Imbarellato il ferito più grave, i soccorritori, una ventina in tutto, hanno calato la comitiva per 800 metri. A Pian dei Fiacconi, l'eliambulanza di Trento ha imbarcato e quindi trasportato in ospedale l'uomo e la donna in condizioni più serie, gli altri due infortunati, a una mano e alla testa, sono stati affidati all'ambulanza diretta a Cavalese. La salma dell'escursionista folgorato sarà recuperata non appena il maltempo, che ha solo lasciato la tregua per ultimare il trasporto urgente a valle delle persone ferite, permetterà l'avvicinamento in sicurezza. I due feriti più gravi sono stati portati in elicottero al Santa Chiara, ma non versano in pericolo di vita. Un terzo ferito meno grave, una donna, è stato invece trasportato all'ospedale di Cavalese.

Corriere delle Alpi. Lunedì 15 giugno 2015. Fulmine sulla cordata muore un alpinista. Il gruppo di dodici trevigiani investito da una saetta mentre svolgeva un corso. Tre feriti in modo non grave. I soccorsi ostacolati da nebbia e pioggia.

CANAZEI. Stavano scendendo per la via Normale dopo essere arrivati a un passo dalla vetta della Marmolada, ai 3343 metri d’altezza di Punta Penìa, quando un fulmine li ha colpiti in pieno, investendo la cordina metallica alla quale si erano assicurati per affrontare in sicurezza un passaggio esposto. Una scarica rivelatasi fatale per uno di loro, deceduto praticamente sul colpo.
La discesa era iniziata da poco quando, verso le 10.40 di ieri mattina, il gruppo di dodici trevigiani del Cai impegnati in un corso di roccia e partiti da Oderzo, si trovava sulla cresta est (in territorio trentino, vicino al confine con la provincia di Belluno), nella zona delle “Roccette”, un tratto esposto e attrezzato con un cordino metallico a quota 3.050 metri. Gli escursionisti sono stati sorpresi da un violento temporale e, pochi istanti dopo, investiti da un fulmine. La saetta ha scaricato nel punto dove era assicurato un istruttore e socio Cai, senza lasciargli scampo. Il fulmine ha colpito all’inguine anche una 29enne, anche lei di Oderzo, provocandole un’ampia ferita. Forse a causa dello spostamento d’aria un altro componente della comitiva, è stato scaraventato contro la roccia riportando un forte trauma facciale e altri traumi alla spalla e alle ginocchia. Entrambi i feriti sono stati trasportati in elicottero all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove sono stati giudicati guaribili in trenta giorni. Ferita anche un’altra ragazza, sempre di Oderzo, che ha riportato un trauma al ginocchio ed è stata trasportata in ambulanza all’ospedale di Cavalese.
La tragedia si è consumata in pochi secondi, ma in una giornata tutt’altro che idonea per un’escursione in montagna: da giorni, infatti, le previsioni meteo davano un’altissima probabilità di temporali. Altra fatale imprudenza del gruppo quella di essersi fatto sorprendere dal maltempo in un punto assolutamente sconsigliato, vista la presenza del cordino di ferro e di altre componenti metalliche del passaggio attrezzato. Una tragedia per molti evitabile, purtroppo costata la vita a un uomo che lascia due figli piccoli e la moglie, che con un’altra decina di componenti della comitiva trevigiana ieri si era invece avventurata in un percorso più semplice. Non ha potuto nemmeno riabbracciare la salma del marito il cui corpo è stato lasciato dai soccorritori sul luogo dell’incidente, assicurato alla roccia: le proibitive condizioni meteo non hanno consentito un recupero in sicurezza. Il gruppo, dopo essere giunto a una cinquantina di metri da Punta Penìa, lungo la via nord-ovest, proprio per le avverse condizioni meteo aveva anticipato la discesa per la via Normale.
La comitiva veneta aveva passato la notte al Rifugio Castiglioni, sul Passo Fedaia, e iniziato l’escursione alle 4.30 della mattina.
La salita è stata tranquilla, ma durante la discesa il gruppo si è trovato avvolto dalla nebbia, sorpreso da un violento temporale, con tuoni e fulmini. Uno di questi ha colpito uno di loro el e sue condizioni sono apparse subito disperate. Un’infermiera presente nella comitiva ha cercato disperatamente di strapparlo alla morte, tentando di rianimarlo per quarantacinque minuti con il massaggio cardiaco, ma tutto è stato inutile. Nel frattempo, i compagni di cordata hanno dato l’allarme con il telefonino cellulare. La chiamata è stata ricevuta dal 118 di Belluno che ha inviato sul posto l’elicottero del Suem. L’eliambulanza di Pieve di Cadore non ha però potuto raggiungere la zona dell’incidente a causa della fitta nebbia. Il 118 ha quindi chiesto l’intervento della Centrale unica operativa di Trentino Emergenza, allertando a supporto anche gli uomini del Soccorso alpino della Val Pettorina. La fitta nebbia si è rivelata un ostacolo insuperabile anche per l’elicottero del 118 di Trento, con a bordo il medico, il tecnico di elisoccorso e una squadra di quattro tecnici del Cnsas della Zona operativa Fiemme Fassa. L’eliambulanza è riuscita a sbarcare i soccorritori circa 400 metri più in basso rispetto al luogo dell’incidente. I soccorritori si sono quindi portati in quota a piedi e, giunti sul posto, hanno prestato i primi aiuti. Purtroppo il colpito dal fulmine era già deceduto. Nel frattempo sono stati aperti gli impianti di risalita della zona per far salire in quota altre squadre di soccorritori e permettere la delicata discesa dei feriti con le barelle. Approfittando di una “finestra” nella nebbia, l’elicottero trentino è finalmente riuscito a imbarcare i due feriti più gravi, che sono stati trasportati all’ospedale di Trento. Il corpo dell’alpinista verrà invece recuperato non appena le condizioni meteo lo renderanno possibile. Il resto della comitiva è invece sceso prima a Pian dei Fiacconi a piedi, con l’aiuto degli uomini del Soccorso alpino e, poi, fino a Passo Fedaia con l’impianto di risalita.
(Valentina Redolfi - Corriere delle Alpi - 15 Giugno 2015)

Corriere delle Alpi. Martedì 16 giugno 2015. Fatalità o leggerezza? Il Cai assolve il corso «Non è imprudenza»
Il Soccorso Alpino: «I fulmini sono un rischio imponderabile Se si va con il brutto tempo però il pericolo è maggiore»

ODERZO. Disgrazia, fatalità, imprudenza. Il giorno dopo la tragedia sulla cima della Marmolada ci si interroga su quanto accaduto e soprattutto sulla possibilità di evitare la morte di un giovane alpinista. Gli organizzatori ribadiscono che di maltempo in quota non c'era traccia. E che proprio per questo l'escursione è stata svolta come da programma. «C'erano solo nuvole basse, sembrava di stare immersi nella nebbia. Stavamo scendendo perché non si vedeva niente. Quella via la conosciamo bene, l'avevamo scelta per arrivare prima al rifugio», spiega Paolo Lorenzon, istruttore della scuola di roccia Piave-Livenza, «Non c'è stata alcuna imprudenza. La nostra sfortuna è stata la mano sul cordino metallico. E pensare che quel tratto si poteva fare anche senza aggrapparsi». Una linea, questa, confermata anche da Milo Da Re, presidente della sezione opitergina del Cai. «I bollettini meteo non davano rischi particolari. Li consultiamo sempre prima delle escursioni. Certo, era nuvoloso: ma non è perché ci sono le nuvole che non si può andare in montagna. Il tempo era dato in peggioramento nel pomeriggio. Se un alpinista va in montagna per conto suo, è libero di rischiare quel che vuole. Ma quando si fanno i corsi, si lavora in sicurezza. Questa è stata una fatalità». «Chi va tanto in montagna si sottopone a rischi imponderabili, come sono i fulmini. Se si va con il brutto tempo, ci si assume un rischio ben maggiore»: lo spiega Alex Barattin, vice delegato del Soccorso Alpino delle Dolomiti Bellunesi. «Quando si progetta un'escursione, una delle prime cose da guardare è il meteo. Poi bisogna studiare una soluzione alternativa al percorso: il tempo può cambiare repentinamente e non bisogna trovarsi nelle condizioni di dover forzare la mano e andare lo stesso. Poi serve un abbigliamento tecnico adeguato, un ricambio, un piumino leggero, il telo termico, la candela e l'accendino». Ma quanto pesa l'imprudenza? «E' una parte importante negli incidenti che non cala nonostante la formazione e le molte informazioni su Internet», chiarisce Barattin, «Si valuta la gita senza cognizione di causa, guardando i tracciati in Rete o la relazione dell'atleta di turno, e si sottovalutano le informazioni». «Nelle nostre gite ci affidiamo ai bollettini meteo che non sono tutti uguali poiché la meteorologia non è una scienza esatta. Alla fine tutto sta nella valutazione del singolo individuo, nell'esperienza e nella forza di saper rinunciare o di andare», spiega Sergio Mari Casoni, presidente del Cai di Treviso, «Poi c'è anche il fato, il destino».

Corriere delle Alpi. Mercoledì 17 giugno 2015. Il Cai veneto e la tragica lezione di roccia: «Un'escursione incauta»

I vertici del Club Alpino intervengono sull'incidente dell'istruttore morto folgorato. «Serviva più prudenza. Il margine di rischio non è dipeso solo dall'imponderabilità di un evento come il fulmine. La montagna ancora una volta ci ha insegnato che non va sottovalutata».

MARMOLADA. «Serviva più prudenza. Il margine di rischio non è dipeso solo dall'imponderabilità di un evento come il fulmine. La montagna ancora una volta ci ha insegnato che non va sottovalutata». Francesco Carrer, presidente del Cai del Veneto, non usa esplicitamente l'espressione “escursione pericolosa”, ma riflettendo sulla tragedia di domenica a Punta Penìa, sulla cima della Marmolada, che è costata la vita a un istruttore, non manca di sottolineare come «siano state fatte scelte poco caute».
L’alpinista opitergino del Cai è stato centrato da una saetta mentre stava scendendo lungo la via Normale, morendo sul colpo.
Tre i compagni feriti. «La montagna è un contesto severo. Le previsioni per domenica davano una giornata perturbata, con intensificazione nel pomeriggio attorno al 70%. La mattinata sembrava più tranquilla. E allora subentra la passione, la voglia di andare, ci si convince di farcela», spiega Carrer, «Così si decide di partire, basando la scelta sulla fiducia, l’ottimismo, le proprie capacità. La Marmolada è la meta regina, è prestigiosa. Forse, tenuto conto della situazione, bisognava tarare la scelta del percorso su mete diverse». Il dibattito tra gli appassionati della montagna e non solo si è acceso all’indomani della tragedia. Gli organizzatori dell’escursione, ossia il Cai di Oderzo e la scuola di roccia Piave-Livenza, hanno sin da subito sottolineato che non c’è stata alcuna imprudenza e che si è trattato di una fatalità. Ma dal Cai veneto, attraverso una nota firmata dal portavoce Bruno Zannantonio, arriva un forte monito. «Dovrebbe essere nel dna dei soci Cai una maggior attenzione alla sicurezza nell’andare in montagna, di cui gli aspetti delle previsioni del tempo sono una componente elementare e di base. Ancor di più l’attenzione e la specificità della sicurezza devono essere insite nei comportamenti e nelle scelte se il socio Cai diventa “titolato”, e cioè istruttore di alpinismo e sci alpinismo, accompagnatore di escursionismo, accompagnatore di alpinismo giovanile e ancor di più poi se il titolato porta con sè delle persone. Serve estrema attenzione se chi viene accompagnato fa parte di un corso per apprendere come andare in montagna in sicurezza». E continua: «Non è giustificabile il rischio anche se si va a titolo individuale perché poi si mette a repentaglio la sicurezza degli operatori del Soccorso Alpino. La prevenzione è rivolta ai neofiti, ma forse è necessario che tutti ci facciamo un profondo esame di coscienza. Se “predichiamo bene e razzoliamo male” non siamo diversi dagli altri, come qualcuno vorrebbe».
(Rubina Bon - Corriere delle Alpi - 17 Giugno 2015)