"La mia prima volta in cordata"

 di Mirta Schiesaro


Sabato 4 luglio 2009.
La partenza è all’alba con gli amici che sapevamo di trovare e la sorpresa di vedere che anche questa volta si è aggiunto qualche viso nuovo, tutto si ripete come un rito propiziatorio.
Il viaggio iniziato dapprima sonnolento, mano a mano diventa più animato, la tensione che aumenta e la meta che si avvicina.

Un istante ancora, gli ultimi pensieri del tipo "... ma chi me lo fa fare?" e mi ritrovo imbracata e legata ai miei due compagni di cordata, scelti dopo una accurata valutazione da parte di chi la lunga esperienza guida a colpo sicuro e a cui ho deciso di affidare la mia prima esperienza di arrampicata su roccia, su una vera parete (Piccolo Lagazuoi, Trapezio, via Ardizzon).
Si scherza, si ride, ma dentro sono tesa e dubbiosa, continuo a guardare la parete di fronte, quella che chiamano il Trapezio e penso che infondo non è poi cosi alta, accipicchia ma fa impressione, dai che ce la faccio, oddio mi gira la testa…..era solo un anno fa che dicevo "io su una parete mai!!!!".
Contemporaneamente ascolto le ultime istruzioni e seguo con lo sguardo Gianluca avviarsi con la sua cordata per il sentiero, sparire dietro l’angolo.
Stefano, il mio primo di cordata, ragazzo giovane ma con sguardo limpido e sicuro, controlla scrupolosamente noi due principianti e ripete la sequenza di ordini da seguire…. caspita sono troppo distratta devo concentrarmi di più.
Stefano parte, lo guardo salire e tento di memorizzare i suoi movimenti, ma l’emozione dopo un po' mi frega e la mia mente parte…. oddio chissà se ce la faccio, e se mi blocco e vado in panico?
I minuti passano lui sparisce dalla mia vista e dopo poco... ecco il via ora tocca a me salire!




L’inizio è con movimenti impacciati, come se dovessi      ri-imparare a camminare, mi sforzo di tenere la concentrazione alta, sento i miei compagni che mi incoraggiano, mi seguono con lo sguardo e io seguo loro con tutti i sensi all’erta.
Un passaggio dopo l’altro, piano per non sbagliare, lo scarpone che pare scivolare ma è solo l’impressione, i muscoli freddi che tirano come vesti strette, tutto cosi è il primo tiro di corda.
Alla prima sosta le gambe mi tremano un po’, ma faccio finta di nulla, riesco pure a guardare di sotto le macchine che passano sulla strada, arriva anche Silvio e si riparte.


Il secondo tiro va meglio, la confidenza con la roccia aumenta, la sento sotto le dita e non mi è più cosi ostile al tatto e le gambe… le gambe non tremano più cosi tanto.
Mi allungo, bilancio il peso sui piedi tentando di ricordare le "lezioni" fatte con Gabri e salgo, salgo lungo la via respirando a pieni polmoni ogni volta che mi pare ritorni la “tremarella”.
Ora non sento freddo né caldo, ma solo la roccia dura che mi sostiene che mi accompagna e le voci, selezionate tra tante, dei miei compagni.
Siamo alla terza sosta, io e Silvio pronti per partire non riusciamo a sentire il via di Stefano sopra di noi e la mia inesperienza mi pesa come un macigno, parto o non parto?, Stefano sarà arrivato?, si è già assicurato?, se parto lui lo capisce?
La corda tira, uno due tre strattoni mi pare di sentire e una voce che chiama, ecco il segnale!
Salgo, salgo con il vento freddo che mi sfiora le guance e gli occhi fissi a cercare appigli e appoggi che compaiono come per miracolo anche dove ti pareva non ci fossero, ...

... ad un tratto il viso sorridente di Stefano fa capolino per l’ennesima volta per annunciare che…. cosaaaa?
E' già finita !?!

Mi isso sul tetto del Trapezio dove li ritrovo tutti quanti, cerco Gianluca con lo sguardo e lo vedo sorridente come al solito e penso se anche per lui è stato uguale, guardo l’orologio, io stupita del tempo che è passato.
Mi giro nuovamente verso il vuoto, respiro e mi perdo tra le cime maestose a cui ho dato le spalle fino a pochi minuti prima.
E’ tardi gridano si deve scendere, ora c’è la doppia nel canale: "... ma perchè ai Sassi sembrava un gioco e ora sembra di calarsi in un abisso? "
Ma insomma l’adrenalina è sempre a mille qui e poi c’è il sentiero esposto e Gabri che ripete di fare massima attenzione…
Ma quando ci si rilassa ?!?

Inciampo, un tonfo… ecco lo sapevo mi sono rilassata e sono volata a terra come un sacco, alzo lo sguardo sui ragazzi, siamo alle macchine e mi scappa una bella risata.

Mentre ci si cambia ci scambiamo le prime impressioni a caldo, ci prendiamo un po’ in giro come sempre, ma finalmente mi sento sazia dell’esperienza fisica dell’arrampicata e di quella magica alchimia che ti lega alle persone quando con esse condividi un’emozione… anche se lunga solamente duecento metri.

Mirta Schiesaro
Ferrara, luglio 2009