Riflessioni verticali

di Cristiano Pastorello


Prima di scoprire l’arrampicata, anche se andavo già in montagna, come molti miei coetanei, tiravo calci al pallone. Giocavo in porta e devo dire anche con buoni risultati.
Il mio preparatore si chiamava Carlo, un ometto sulla quarantina, piccolo di statura, ma con un’energia da folletto, non stava mai fermo.
I suoi allenamenti erano un misto di percorsi di guerra (nel senso che spesso uscivamo con le gambe sanguinanti) ed esercizi da acrobati da circo, ma cavolo se sortivano effetto.
Carlo era convinto dell’importanza del movimento, era convinto che un buon portiere doveva essere sempre pronto anche quando apparentemente il gioco era lontano e non pericoloso, perché asseriva che il miglior portiere non è quello che para 100 tiri in una partita e poi prende un goal, è quello che per tutta la partita rimane disimpegnato e poi salva il risultato, para quell’unico tiro potenzialmente fatale.

Mi son trovato spesso a riflettere su questo concetto; anche dopo molti anni che non gioco più a pallone il pensiero del “movimento” mi affascina sempre e devo dire che ho cercato di applicarlo nella vita di tutti i giorni.
La vita a me spesso appare come un fiume in piena, a volte hai la forza e la possibilità di nuotare ed arrivare dove vuoi, altre volte devi essere bravo a galleggiare e districarti nelle rapide assecondando la corrente, senza essere passivo, altrimenti vieni sopraffatto.
La montagna e l’arrampicata sono solo alcune delle componenti della “corrente della vita” e sempre più spesso capita che vengano sottomesse da altre componenti più forti e magari più importanti come la nascita di un figlio.
Però ci sono sempre, rimangono lì in attesa pronte a rapirti, ma non sempre è il momento giusto, non sempre sei in grado di nuotare e seguirle o non sempre hai la capacità di assecondarle.

Eraclito diceva “Panta Rei” – Tutto scorre – il tempo, le opportunità, la vita stessa; a noi la voglia, la possibilità, la capacità e la fortuna (non dimentichiamo che è comunque un elemento fondamentale) nel riuscire a galleggiare e navigare in questo flusso.
Chi è statico difficilmente riuscirà a schivare le rapide, ad aggrapparsi ai rami degli alberi che crescono sulle rive, a raggiungere un’insenatura d’acqua tranquilla.
Movimento, equilibrio dinamico; è uno stato che ti permette anche di vivere come dire, “alla giornata”, nel senso che quando si passano periodi dove è impossibile fare anche il minimo programma, la consapevolezza di “essere in movimento” ti aiuta a pensare che comunque sei pronto ad afferrare l’occasione quando si presenta, senza averla prima pianificata.
Riflettendo sulla passata estate 2009, ho capito quanto importante è stato l’insegnamento di Carlo.
Se io non fossi stato in “continuo movimento” probabilmente non sarei riuscito a raggiungere quello che ritengo il mio apice alpinistico (almeno fino ad adesso).

Il 18 luglio è nata Emma, la mia seconda bimba ed un amico, commentando in primavera la data del parto mi disse “ti freghi la stagione dolomitica”.
Premetto che la conquista più grande è stata proprio la nascita di Emma e non c’è via o parete che possa minimamente andarle vicino per bellezza, però mai e poi mai avrei pensato a settembre di trovarmi a ricordare due bellissime avventure vissute quest’estate.

Una in Civetta, il Re, dove abbiamo mancato per un pelo la quarta ripetizione di “Kein Rest Von Sensucht”, una via di Hainz e Pardeller, sul pilastro di Punta Tissi, terminata sotto l’ultimo pilastro, uscendo dalla cengia del miracolo, perchè dopo il bivacco non me la sentivo di affrontare gli ultimi tiri duri.

L’altra in Marmolada, la Regina, dove incredulo, sono riuscito a percorrere quel mito che è la Via Attraverso il Pesce, già tentata l’anno scorso.

Penso di aver esplorato una nuova dimensione di me stesso, al confine tra razionale e passionale, tra responsabilità e rinuncia, un viaggio dove la meta è il proprio equilibrio interiore.

Inizialmente volevo raccontare la salita e descrivere il capolavoro di Sustr e Koller, volevo raccontare di quelle placche fantastiche e del coraggio di Jindro nell’affrontare passaggi difficili, aleatori, senza sapere dove sarebbe arrivato; poi riflettendo su questi argomenti mi chiedevo anche che senso hanno i gradi e le difficoltà dei tiri, cosa resta dei singoli movimenti, a cosa serve misurarsi con vie difficili.


La risposta definitiva non la conosco, ma sicuramente ora conosco meglio me stesso.
Quest’estate è stata come un tiro all’incrocio, c’ho creduto e con un colpo di reni ho agguantato i mie sogni.
Ora non mi resta che continuare a navigare, cercando di rimanere sempre in movimento per afferrare, se ne sarò capace, le opportunità di questo fiume che è la vita.

Cristiano Pastorello
Caprino Veronese 3 settembre 2009


Note tecniche a cura della Redazione.


Monte Civetta

Pilastro di Punta Tissi

Via Kein Rest Von Sensucht

Lunghezza 1100 metri

Difficoltà fino all'VIII grado

Primi salitori: Christoph Hainz e Valentin Pardeller

Anno di apertura 1991


Marmolada

Parete Sud

Via Attraverso il pesce

Lunghezza 900 metri

Difficoltà 7b+/A2

Primi salitori: Igor Koller e Jindrich Sustr

Anno di apertura 1981