Una vita fatta di attimi

di Cristiano Pastorello


“… La vita ti cambia in un attimo…”
Quando bambino ascoltavo mio nonno non riuscivo a capire l’assoluta verità racchiusa in queste parole, pensavo fossero le solite massime degli anziani purtroppo date sempre per scontato.
Un attimo per concepire un figlio che ti cambia la vita, magari un attimo di follia per prendere una decisione che ti cambia la vita…
... anche il volo di Riccardo è durato un attimo…
... e mi ha cambiato la vita.

Non so quanto sono rimasto ad osservare il corpo rivolto in giù e sanguinante dopo lo strattone sul friend e l’impatto con la roccia.
Io credo qualche secondo lungo come ore.
Lo guardavo e pensavo: “no non può essere successo, adesso lo chiamo e mi risponde, si alza, avrà preso magari solo qualche botta…”, poi per fortuna l’istinto ha preso il sopravvento.
Mi calo mentre Tommaso blocca le corde ed allerta il 118, per fortuna eravamo in tre.
Raggiungo Riccardo che respira a fatica, cerco di metterlo a testa in su e di scaricarlo un po’ dall’imbrago.
Gli blocco la testa tra lo zaino ed una maglia, guardo che non ingoi la lingua e lo chiamo…
... sono un automa, lo guardo e continuo ad urlare il suo nome, cerco di capire se ha ferite importanti ed urlo il suo nome, lui smette di respirare ed urlo sempre di più il suo nome e gli apro la bocca come se volessi fargli entrare prepotentemente dentro l’aria che esce dai miei polmoni.
Riccardo, Riccardo, Riccardo… non so quante volte l’ho detto.
Tommaso per fortuna è bravissimo e mantiene la calma e gestisce i soccorsi, io sono in una bolla, dopo un po’ per la posizione non sento più una gamba, ma non mi interessa.
Riccardo, Riccardo, Riccardo… per fortuna riprende a respirare, con affanno ma respira…
... ma quell’odore, acre, pesante non vuole andare via: “no vècio te resti qua”.
Ma la sento la nera signora, ci sta guardando, è solo un po’ indecisa…
... e pensare che la via che si doveva fare era un’altra.

L’elicottero tarda ad arrivare o forse sono solo io che non ho un’esatta percezione del tempo, mi sembra di vivere un film anche se dentro di me è come se sapessi che prima o dopo sarebbe successo.
Finalmente il rombo è quello giusto, l’elicottero passa sopra di noi, ci vede, si allarga per prendere la giusta traiettoria, si avvicina, l’angelo comincia a calarsi, mi sporgo dalla parete per prendergli la mano, una mano amica, aggancia Riccardo, una sforbiciata alle corde e volano via.
Riccardo, Riccardo, Riccardo… non siamo più legati assieme, non sento più il suo respirare affannoso, ma ho quell’odore ancora nelle narici…
... mi siedo per un attimo cercando di riattivare la circolazione delle gambe, vicino a me la parete è rossa, la guardo con indifferenza…
... Tommaso mi richiama all’attenzione, dobbiamo prepararci, siamo senza materiale, vengono a prendere anche noi…facciamo tutte le manovre con estrema cautela e scendiamo nel punto dove l’angelo di nuovo si calerà per portar via questa volta noi due… intorno un incanto.
Mute ed indifferenti le pareti della Vallaccia ci guardano, baciate dal sole della sera…
... è assurdo, sto bene, sono quasi in pace con me stesso, Riccardo è volato via ed io ora sono seduto su uno spuntone con i piedi nel vuoto e sto bene.
Abbraccio Tommaso e comincio a pregare, ho voglia di piangere ma non riesco…
... mezzora, un’ora, dieci minuti, chi lo sa?
Poi ritorna il rombo, l’angelo si cala, gli riafferro la mano, la stessa mano amica di prima, ci agganciamo a lui, stacchiamo il machard e voliamo via.
Guardo la parete, mancava proprio poco per essere fuori…
A terra solo grande solidarietà tra alpinisti.
Poi la burocrazia, maledetta, ci vivo in mezzo tutti i giorni e pure in montagna, pure in questi frangenti, per fortuna ci sono gli amici, Diego e Renata, fantastici; ci hanno coccolati tutta la sera finché esausti, a notte inoltrata, abbiamo ceduto al sonno.

Riccardo si sta riprendendo, la scorza ce l’ha dura e la grinta non gli manca.
Io ho capito di essere ad una svolta.
Finché scalavo quel giorno mi sentivo invincibile, stavo bene, era come se la gravità fosse meno forte, poi invece mi sembrava pesare più del piombo.
Solo una domanda mi girava in testa… perché scalare in montagna?
Banale forse, ma mi sono accorto che quel senso che mi ha animato in tutti questi anni l’avevo un po’ perduto.
Mi sono accorto di provare nostalgia al ricordo dell’odore del materiale nuovo in negozio, della sana agitazione la sera prima delle vie, di quel senso quasi magico del guardare una foto con un tracciato, del fatto di fare una via per arrivare in cima ad una montagna e non fare la via…
... guardo Laura e le bimbe e mi accorgo che ho paura di cadere e sento che non potrei mai perdonarmi di doverle abbandonare.
Ho voglia di stare in montagna, penso al Civetta e mi bolle il sangue nelle vene, ma prima devo capire cosa la montagna vuole da me e cosa io, ora, posso dare a lei, solo così potrò tornare a gioire pienamente di quei colori, profumi, paesaggi di cui sono profondamente innamorato.
Credo sarà una lunga convalescenza per tutti, ma l’insegnamento che maturerà sarà fortissimo.
Un attimo che ti cambia la vita, spero non serva una vita intera per dar senso a quest’attimo.

Cristiano Pastorello
Torre di Mezzaluna (Vallaccia), 29 giugno 2011
Caprino Veronese, marzo 2012