L’Averau, la Bibbia e altre meraviglie

di Gaetano Soriani


Una splendida giornata di ottobre, aria tersa e frizzante, cielo blu cobalto.
Quattro amici: io, Enrico, Patrizia e Barbara, un po' assonnati nei tornanti di Passo Falzarego, meta la via Illing alla parete sud dell’Averau.
Per Enrico era la prima via di ambiente, Patrizia e Barbara non la conoscevano e mi sembrava una bella via e una bella esperienza da fare.

Io l’avevo già percorsa qualche anno prima e della via ricordavo la non immediata individuazione dell’attacco e il caratteristico e delicato traverso che porta alla sosta in una piccola grotta col libro di vetta.

Dopo aver vagato per una mezzoretta fra ghiaioni e sfasciumi, (ricordavo bene la non facile individuazione) abbiamo finalmente trovato il diedro iniziale ed abbiamo attaccato, io davanti con Enrico e le due ragazze dietro.
Nel punto chiave della via, il traverso di IV+, per tranquillizzare Barbara e Patrizia, abbiamo dovuto attrezzare una corda fissa, cosa che ci ha fatto ritardare un po' ma il tempo era stabile e mite e “l’inconveniente” è servito per fare un poco di "scuola" e prendere in giro bonariamente le due ragazze.

Avevamo una cordata davanti di cui sentivamo le voci e che raggiunsi nel camino dell’ultimo tiro.
Era una coppia di ragazzi che salivano per la prima volta quella via, il ragazzo che “tirava” avrà avuto non più di 27 o 28 anni, la ragazza che lo seguiva era molto più giovane.
Erano molto affiatati e salivano con calma e determinazione.
Arrivato in cima, mentre recuperavo Enrico, captai un frammento di discorso dei due giovani che, nei pressi della croce di vetta si godevano un momento di relax prima di affrontare la discesa.
Stavano parlando di Davide e Betsabea i due personaggi biblici.
L’argomento di discussione piuttosto insolito considerato anche il luogo, attirò la mia attenzione.
Il ragazzo stava raccontando la storia dei due amanti e delle loro drammatiche e tumultuose vicissitudini.
La ragazza, che evidentemente non conosceva bene la storia, non riusciva a capire come Re Davide, dopo quello che aveva fatto, rimanesse una figura così importante della Bibbia come asseriva il ragazzo.
La storia di Davide e Betsabea ha sempre affascinato anche me ed è stata anche oggetto di diverse trasposizioni cinematografiche.
Ad un certo punto il ragazzo, tutto infervorato nel racconto, non ricordava più il nome dello sfortunato marito di Betsabea.
Forte delle mie reminiscenze bibliche mi inserii nel discorso: “Uria l’Hittita. - dissi io - Si chiamava Uria”.
Il ragazzo un poco sorpreso e imbarazzato perchè non pensava di essere ascoltato mi ringraziò e cominciammo a parlare.
E così in un tiepido pomeriggio di ottobre mi ritrovavo in cima a una montagna a parlare con due ragazzi che potevano essere miei figli di antiche storie della Bibbia, di un Re di nome Davide che si era invaghito di una giovane molto bella di nome Betsabea che però era sposata con Uria un ufficiale del suo esercito.
Per poter sposare la giovane donna non esitò a fare uccidere il marito, ma ciò nonostante la figura di Re Davide rimaneva una figura fondamentale dell’Antico Testamento.
Dopo esserci salutati rimasi solo ancora per qualche minuto prima di essere raggiunto da Enrico e poi dalle due ragazze.

Me ne stavo sotto la croce di vetta ad ammirare quel paesaggio straordinario e pensavo a quell’insolito incontro in quota.
Strani incontri si fanno a volte in montagna....
Ricompattata la compagnia, indugiammo a lungo sulla cima dell’Averau godendoci il tepore pomeridiano e, quando a malavoglia decidemmo di scendere, il versante nord era già tutto in ombra.

Giunti sui prati in vista del rifugio 5 Torri dove avevamo l’auto, gli ultimi raggi di sole proiettavano lunghe ombre nella luce dorata.
Con gli occhi sazi di luce e di roccia e l’animo leggero guardai un'ultima volta l’Averau che mi sembrava un enorme trono, un trono regale appunto e salutai mentalmente Re Davide.

Gaetano Soriani
Cento (Ferrara), ottobre 2011