La cordata popolare alla conquista del Piccolo Lagazuoi

di Gabriele Villa


Gli antefatti
Sono piacevoli le cose che nascono con spontaneità, inaspettate e con quella casualità imprevedibile che all'inizio non si delinea chiaramente e, a cose fatte, ti appare sia fortunata che sorprendente nel suo divenire.
Tutto può iniziare con una telefonata che ti raggiunge in montagna ed è Luciano che chiama.
Lui fa così, è capace di non farsi sentire per mesi e poi ti chiama ed è come se vi foste visti o sentiti solo il giorno prima; può proporti di bere un caffè insieme perchè, sottolinea, "sono dalle tue parti", come pure parlarti di un gruppetto di ragazzi con cui è andato a fare qualche escursione e una via ferrata come la Tomaselli. "Sarebbe bello se una volta andassimo via insieme a loro un fine settimana, magari a fare un'arrampicatina. Tu conosci bene la zona del Falzarego e potresti consigliare una via facile, così tanto per provare".  
Lui lo sa che difficilmente dico di no a proposte del genere, soprattutto se vengono da un amico come lui.
Così si passa dal "si può fare già la prossima settimana" al "ci vediamo al Cai martedì sera per gli accordi".
Che poi alla sede del Cai il martedì sera non ci fosse nessuno ad aspettare per prendere accordi, che lo stesso Luciano arrivasse oramai alle ventidue, che si materializzasse Chiara, l'unica pronta a mettersi in viaggio nel fine settimana, che insieme telefonassero ad altri amici in tutt'altre faccende affaccendati, che agganciassero un certo Pasquale che forse sì, sarebbe anche potuto venire ma ci doveva pensare... beh... rientra nella norma, conoscendo Luciano; lui è fatto così, mica bisogna prendersela, meglio farci su una risata.
Alla Baita ci sono dieci posti disponibili, su ci sono già Roberto e Monica, forse viene anche Sandrino, con gli altri si telefoneranno e ... sabato mattina si vedrà chi c'è, questi alla fine sono gli accordi della serata.  

Il viaggio di avvicinamento
Il sabato mattina ci troviamo in sette, seguono le presentazioni, si caricano gli zaini e si parte.
Quando arriviamo a Caprile e iniziamo a salire verso il Passo Falzarego la prendo un po' allegra e alla Baita arrivo prima di Luciano, così aspettiamo ma non arriva, strano... non mi pareva di essere andato così forte.
Arriva invece una telefonata.
"Non sei mica andato alla Baita, vero?" - dice la voce di Luciano.
"Beh, certo. Ti stiamo aspettando. Dove sei finito?
"Ho girato verso Passo Staulanza per salire al Giau. Avevo capito che si andava su direttamente..."
"Beh, dovevamo venire qui a recuperare Roberto e Monica..."
"Vabbè. - taglia corto Luciano - Vado su piano e vi aspettiamo nel piazzale del rifugio Fedare".
Un'ora dopo ci ricongiungiamo, seguono nuove presentazioni e si comincia a parlare del programma della giornata perchè è da capire prima di tutto "chi fa che cosa" e poi preparare i materiali di conseguenza.
Ho proposto una via che si trova sull'Avancorpo della Croda Negra, le difficoltà non superano il terzo grado superiore, anche per quello l'abbiamo fatta di recente in una giornata di tempo incerto.
Monica non è della partita (andrà a leggersi un libro sui prati sotto il Monte Pore), Davide è un escursionista e andrà al Nuvolau da solo, prima però verrà all'attacco con noi e ci osserverà sui primi tiri di corda, Chiara non aspettava che il momento di arrampicare (lei ha frequentato un corso roccia della Scuola di alpinismo e ha pure un sacco di materiale di proprietà, corda compresa), Rita, Roberto, Luciano e Sandrino sono per l'arrampicata e Pasquale, che non l'ha mai fatto, ma è un buon escursionista ed ha salito parecchie vie ferrate anche impegnative, dice che sarebbe curioso di provare, "se mi spiegate come ci si lega e cosa si deve fare".   
Il primo passo è fatto, non resta che contare i capi cordata ma si fa presto, sono due: Gabriele e Sandrino che però subito aggiunge "però in cordata da due, non da tre". Il terzo potenziale capocordata (Luciano) è da troppo tempo che non arrampica e, almeno per oggi, preferisce salire da secondo.
Si fa presto a fare i conti, se siamo in sette e due fanno cordata, ne restano quattro con un solo capocordata.

Di una cordata da cinque persone si è già detto e scritto in altre occasioni, basterà quindi fare un copia/incolla:
[Non è prevista nei manuali la cordata da cinque, ma pure funziona senza nulla rischiare se c'è almeno un altro componente, sicuro sui nodi, che vigili su chi fa sicurezza al primo, recuperando al contempo gli ultimi due e non si ha troppa fretta di arrivare in cima. Si usava agli inizi degli anni '80, quando i capicordata erano pochi in quel di Ferrara, e comunque sempre meno rispetto a coloro che avevano voglia di arrampicare dopo avere frequentato i corsi roccia della sezione del CAI, e lasciare a terra qualcuno sarebbe dispiaciuto troppo. Ora che il recupero si fa con la piastrina GIGI, anziché con due mezzi-barcaioli come si faceva allora, è addirittura più semplice e sicuro.]  
Chi non ha vissuto i tempi "pionieristici" di qualche decennio fa nemmeno immagina che si possa fare una cosa del genere e invece si è scoperto essere stata una pratica diffusa in molte sezioni del Cai, presso il Cai di Padova ci risulta la chiamassero la "cordata popolare", altri la definiscono "a cordate collegate", altri hanno scritto di "cordata comunista", forse ricordando ideologie superate dal tempo che poco hanno a che fare con il contesto.

Al di là del nome prescelto la realtà dei fatti è che tutti quelli che sono presenti hanno la possibilità di arrampicare e nessuno se ne sta lì con il naso all'insù a vedere gli altri che salgono, dovendone fare la voglia.
Quindi, prese le corde necessarie, diviso il materiale, buttati gli zaini in spalla... si parte alla volta della parete.

L'Avancorpo di Croda Negra e la via del Pilastro a zampa di elefante  
E' assai piacevole la camminata che ci porta sotto la parete, la giornata è molto bella anche se non c'è più il caldo estivo di soltanto un paio di settimane fa, nonostante ciò incontriamo una vipera che lasciamo andare tranquilla e, infine, arriviamo sotto la parete e iniziamo i preparativi per la salita.

Ci vuole un po' di tempo a dipanare le corde, poi finalmente si va verso l'alto, e bastano un paio di tiri di corda per vedere i sorrisi che si allargano sui volti, mentre il divertimento prende il sopravvento su tutto il resto.

La via è contraddistinta da un bollo rosso alla partenza ma non si trovano relazioni, sale su di un pilastro inclinato che è fatto in maniera da ricordare una grande zampa di elefante che si allarga verso la base e affonda nel verde dell'erba del prato inclinato che sta sotto, la roccia è bella nei primi tre tiri di corda, poi la parete perde ripidità e termina su di una cima erbosa dalla quale si può godere un panorama veramente stupendo tutt'intorno. 

La discesa è per un sentiero probabilmente realizzato ai tempi della Grande Guerra per accedere a un punto di osservazione (e forse di sparo) a presidio dell'accesso da Selva di Cadore verso Passo Giau.
Tra chiacchiere e "amarcord" dei tempi passati arriviamo a Fedare e, ricongiunti con Monica e Davide, stavolta tutti insieme, andiamo alla Baita dove ci attenderà una ricca cena in un'atmosfera di piacevole rilassatezza e la soddisfazione per la giornata verrà salutata con un brindisi, a base di grappa, e il pensiero che corre già al domani.

La cordata popolare alla conquista del Piccolo Lagazuoi
La notte ha portato consiglio o, per meglio dire, ha lasciato le cose esattamente come stavano ieri.
Luciano non farà il capo cordata nemmeno oggi e, visto l'entusiasmo manifestato da Pasquale, ha deciso di prestargli le sue scarpette da arrampicata in modo che si renda conto della differenza rispetto agli scarponi.
La cordata da cinque resterà immutata, solo con un cambio di posizione al suo interno, Chiara resterà seconda a fare sicurezza a me, Luciano passerà terzo e avrà legate le due corde per recuperare Pasquale e Rita che sarà l'ultima e chiuderà la fila. Sandrino e Roberto saranno autonomi, esattamente come ieri.

Concordiamo di salire al Trapezio del Piccolo Lagazuoi e poi, sotto la parete, decideremo cosa fare in base alla quantità di gente che troveremo agli attacchi e all'umore della truppa, valutando la via migliore tra le tre che ho proposto e presentano difficoltà tra il terzo e il quarto grado.
Troviamo meno gente di quanto ci si sarebbe potuti aspettare e così siamo più liberi di decidere, segue un fitto conciliabolo nel quale si valutano l'esposizione della via, la difficoltà tecnica, ma anche la disponibilità di soste abbastanza comode per persone e corde, per non creare ulteriori difficoltà alla nostra "cordata popolare".
Alla fine, lasciamo l'ultima parola a Pasquale il quale, più che comprensibilmente, preferisce la via meno esposta e così Sandrino e Roberto decidono per la Ardizzon e noi saliamo cinquanta metri più in alto all'attacco della via del Canale, che è anche un poco più facile e non supera il terzo grado superiore.
Solita stesa di corde alla base (ovviamente ne servono quattro), verifica reciproca dei nodi e... si parte.  

La via del Canale si trova subito di fianco al pilastro che delimita, sul lato destro il cosiddetto Trapezio del Piccolo Lagazuoi; anche di questa via non esistono relazioni e il nome gliel'ho dato io e mi piaceva percorrerla anche durante i corsi roccia perchè l'ho sempre considerata molto adatta per dei principianti.
Essendo un po' incassata è anche poco esposta e per questo disdegnata dagli arrampicatori che preferiscono, come è ovvio, le vie della parete, consigliabile quindi quando il Trapezio è molto frequentato (anche perchè è al riparo da eventuali cadute di sassi) e pure nelle giornate di vento.
Per questi motivi e anche perchè consente un'arrampicata varia di diedro, di parete, di camini di varia larghezza e di spigolo, l'ho salita oramai quasi una ventina di volte e quasi sempre con amici che erano alle prime esperienze e con gli allievi dei corsi alpinismo e di roccia.
Già alla prima sosta ho la sensazione che siamo sulla via giusta, i sorrisi si sprecano, ma Luciano è un allegro di natura, mentre Chiara dà l'idea di trovarsi esattamente nel posto dei suoi desideri e appare raggiante.
Mi faccio passare il materiale e procedo sul secondo tiro e arrivo in breve alla sosta, approfitto anche dell'occasione per cambiare il cordone della sosta che oramai è diventato obsoleto e da rosso che era (l'avevo messo qualche anno fa) è oramai diventato grigio nero.

Qui il canale si restringe e diventa camino nel quale si entra superando una breve paretina di roccia nera e poi su approfittando per ripassare la tecnica di spaccata, su roccia decisamente buona sulla quale è anche facile proteggersi con dadi e/o friends, perchè in parete, a parte una sosta, non si trova nessuna protezione.
La giornata è veramente ottima e tutto sta funzionando a meraviglia, anche con le dinamiche di cordata, dopo la positiva esperienza di ieri sull'Avancorpo, siamo in perfetta sincronia e ricevo il materiale che ho lasciato in parete, consegnato regolarmente dall'ultimo (cioè Rita) al terzo (che è Luciano).
I primi metri del tiro successivo sono un poco delicati, anche perchè si aggira uno spigolo e c'è esposizione per un tratto anche se breve, ma metto un friend e mi concedo anche il lusso di fare una foto verso la sosta, la prospettiva è un po' schiacciata, ma mi piace il gioco di ombre che disegna la parete.

Faccio una quindicina di metri ed entro nel camino e qui decido di fermarmi perchè trovo un bello spuntone e viene fuori una sosta comoda, dove penso di aspettare anche gli ultimi due e fare un punto della situazione.
Recupero Chiara, poi Luciano e lui recupera Pasquale e, infine, Rita.
Beviamo qualcosa, poi chiedo come va e se hanno voglia di proseguire verso l'alto, perchè venti metri sopra c'è sia la possibilità di uscire dalla via e scendere, che di poter proseguire con altri due tiri di corda, però le difficoltà sono un pochino più alte, arrivano a un tratto di quarto superiore e da ultimo c'è una paretina di quarto inferiore. 
La prosecuzione verso l'alto è votata all'unanimità e la cosa mi riempie di contentezza.
Riparto pimpante, dopo pochi metri scatto una foto ai miei compagni della "cordata popolare", e vado a raggiungere la sosta sotto lo strapiombino della colata nera, passaggio chiave della via.
Intanto sento la voce di Sandrino che è arrivato in sosta e comunica con Roberto, sarà venti metri sotto la cima del pilastro del Trapezio e dopo di certo ci seguiranno nei due tiri seguenti e così arriveremo sulla cengia superiore tutti e sette assieme.
Peccato che, per la conformazione della parete, non sia possibile né vedere né fare foto su questi ultimi due tiri, mi devo così accontentare di ascoltare le voci che vengono dal basso e cercare di capire, attraverso le informazioni che mi dà la corda che tengo leggermente in tensione. Quando ci troviamo tutti sulla cengia di uscita (che qui al Trapezio equivale alla cima, un po' come la cengia dei Camosci al Piz Ciavazes di Passo Sella) si respira soddisfazione, ci diamo la mano vigorosamente, ma restiamo concentrati e percorriamo i primi cento metri di cengia prudentemente legati, mentre dietro arrivano anche Sandrino e Roberto che hanno completato la via Ardizzon.
Proseguiamo per l'ultimo tratto di cengia slegati, perchè è più facile e meno esposto, raggiungiamo il sentiero, scendiamo ancora le roccette e finalmente siamo al ghiaione che porta al tratto di sentiero del KaiserJaeger e per questo torniamo al sentiero che ci porterà alle auto. Quando siamo sotto la parete guardiamo verso la via che abbiamo salito e ci viene in mente che non abbiamo mangiato nulla, tutti presi dalla concentrazione dell'arrampicata e così ci sediamo sull'erba per uno spuntino.
Rimane anche un'oretta di tempo per fare una paio di corde doppie sul sassone della baracca di guerra diroccata, così completiamo l'esperienza, specialmente per Pasquale che non ne aveva mai fatta una in vita sua. Quando, infine arriviamo alle auto, ritroviamo Monica che ha trascorso una giornata in relax e il buon Davide che tutto solo è salito prima al Sass de Stria e poi è andato verso il Col di Lana.

Scendiamo alla Baita dove ci concediamo un mega paninazzo con speck e formaggio e un gòto de vin, prima di metterci in viaggio e chiudere il nostro fine settimana sorprendente, sia per quello che siamo riusciti a fare in arrampicata, sia per il divertimento e l'allegria di cui siamo riusciti a godere. 

Gabriele Villa
La cordata popolare alla conquista del Piccolo Lagazuoi
Passo Giau - Passo Falzarego 15 e 16 settembre 2012 


Nota: Le foto che illustrano il testo sono state scattate da Chiara Maietti e Gabriele Villa   


Personaggi e interpreti del racconto:

La cordata popolare: Gabriele Villa con Chiara Maietti - Luciano Ferrari - Pasquale Carbutto - Rita Vassalli
La cordata affiancata: Alessandro Vitali con Roberto Belletti
L'escursionista iperattivo EE poco A: Davide Guerra
L'escursionista con il libro nello zaino: Monica Comani