Diretta

di Maurizio Malchiodi



L’istruttore è un po’ una figura mitica.
Maestro, guru, rabbi, guida, insegnante, mentore.
E’ stato Michele che tempo fa mi disse:
Perché non facciamo gli istruttori di alpinismo?
Sono veramente stato colto di sorpresa ma tant’è.
Dopo poco ecco cimentarmi in un arduo corso per istruttore sezionale di alpinismo, confezionato appositamente dal Lucio.
[Lucio Calderone - Istruttore e Direttore della Scuola
di alpinismo "Bruno Dodi" di Piacenza. NdR]
Superatolo mi sono visto consegnare il tesserino giallo che certifica la mia qualifica di istruttore sezionale.
Se non hai fatto la “Diretta” non sei veramente istruttore.” - mi disse un “collega”.
Questa regola non scritta aleggia nell’aria e nella mia testa si era configurata come un vero e proprio rito di iniziazione.
Un po’ come gli appartenenti a quelle tribù che per dimostrare di essere veri uomini si lanciano da alte torri in legno legati alla caviglia da un liana.
Bungee jumping primordiale.

Ad un Roccaraduno di qualche anno fa venne finalmente tempo di affrontare la temuta salita.
Ora fa troppo caldo. Partiamo verso le tre.” - pontifica Lucio.
Verso le quattro di pomeriggio attacco da primo di cordata la via.
I primi tiri, ricordando la relazione di “AEMILIA”, sono relativamente facili, sul 4° grado.
Arrivo in sosta e … "BROOOOOOOM"
Un tuono improvviso mi fa sobbalzare.
Non passa che qualche istante e una fitta grandinata si abbatte sopra le nostre teste.
Diligentemente infilo il k-way e aspetto.
In breve la grandine si tramuta in pioggia che come i gemiti di un amante, lentamente, a scatti, prima più forti poi sempre più fievoli, si perde nel nulla.
Da sotto Lucio mi dice, “Aspettiamo che si asciughi la roccia
Certo, lui è comodamente sul piano e per giunta in compagnia perché nel frattempo ci hanno raggiunto Angie, Cavallanti e Stefano, io invece sono infreddolito e abbarbicato alla parete.
Dopo non so quanto tempo si riparte.
Attento a mettere i piedi sul verde. Sono licheni e con l’umido sono molto scivolosi
Attento alle parti nere sono infide
Occhio alla roccia grigia lucente è come ghiaccio
Ma dove cavolo li metto sti piedi?” - penso tra me e me.
Con estrema delicatezza proseguo fino ad arrivare alla sosta prima di uno dei punti chiave della via.
Vado avanti io tanto nel traverso se voli da primo o secondo cambia poco.”
Lucio sa sempre rincuorarti nei momenti difficili.
Avanzo verso destra ma dopo pochi metri mi devo appendere ad un provvidenziale spit perché i miei pollici si ostinano a non fare quello che gli chiedo.
I crampi li costringono a chiudersi nel palmo della mano senza tregua.
Li prendo alternativamente stirandoli all’indietro.
Dopo qualche tempo, passati gli spasmi, riparto.
Il tempo per me si è disintegrato.
All’attacco dell’ultimo tiro mi sembra di aver scalato il Cerro Torre tanta è la fatica che si è accumulata nei miei muscoli.
Mentre inizio ad affrontare la parete strapiombante da fare in artificiale alla sosta sotto di me le due cordate si sono ricongiunte.
Ma mentre Lucio, Angelo e Stefano escono in vetta passando per un facile pendio erboso è Paolo che mi sta assicurando.
Immediatamente non capisco il perché di questa sortita, ma quando vedo il sole tramontare all’orizzonte mi rendo conto che siamo a rischio oscurità.
Il mio cervello vorrebbe accelerare le operazioni ma le mie braccia riescono solo a ripetere meccanicamente le azioni tecniche della progressione artificiale.
Scaletta, cambio piede, rinvio, corda, ropeman, scalino staffa, cambio scaletta…
E’ ormai buio quando anche il Cava esce sulla cima della Rocca.
Ci scambiamo reciproci complimenti e riceviamo dagli altri grandi pacche sulle spalle come a dire che anche noi finalmente siamo entrati con pieno merito nella cerchia degli “istruttori”.

Dopo, nella penombra, ci scambiamo sguardi interrogativi.
Come faremo a scendere al buio?
Nonostante la presenza del Lucio che conosce il posto come le sue tasche i dubbi sono leciti.
Niente paura” - dice Stefano estraendo come un mago il coniglio dal cappello.
Ovvero la frontale dallo zaino.
Sarà per me ancora una lunga serata perché non posso fermarmi a dormire in tenda ma devo rientrare a casa.
Alle due di mattina finalmente nel mio letto ripenso all’impresa senza riuscire a prendere sonno.


Maurizio Malchiodi
Piacenza 5 luglio 2010