La corda invisibile

di Claudia Mattiauda


Scruto all’insù, non vedo più Anna e penso che oramai dovrebbe essere quasi sulla vetta: avevamo calcolato che questo sarebbe stato l’ultimo tiro prima dell’ uscita sull’ aerea crestina che conduce su questa cima ancora inviolata.
Tra poco arriverà il sospirato “Vieni” ed Anna inizierà a recuperarmi come ha fatto per tutta la scalata, essendo stata, come sempre, prima di cordata.
C’è vento forte qua sulla sosta e mi è entrata della polvere negli occhi; li chiudo un attimo e poi li riapro e ... per un momento fatico a capire dove sono ... sono forse caduta dalla sosta?

No, macché caduta!
E’ stato solo un sogno!
Ma che bel sogno!
Ho sognato che ero un’alpinista e stavo scalando su una parete legata alla mia compagna di cordata!
Fuori è ancora buio, guardo la sveglia, sono le 5.30, mi alzo e mi preparo velocemente perché alle 6.30 ho appuntamento a Finale con Anna per andare sulla Rocca dell’Abisso.
Dopo due ore e mezza di macchina siamo al Colle di Tenda al bivio a quota 1907 e alle 9.30 siamo con gli zaini in spalla per risalire con lunghi tornanti e alcune scorciatoie sul lato settentrionale della cresta spartiacque.
Dopo essere passate al laghetto dell’Abisso completamente asciutto, arriviamo nei pressi del Forte Giaura.

Ogni tanto ripenso al mio sogno e cerco delle analogie tra la scalata di questa notte e la salita di oggi.
Stanotte scalavamo per arrivare su una cima inviolata, oggi stiamo salendo su un sentiero e arriveremo su una cima, che non è inviolata, ma che è comunque una bella cima!
Stanotte eravamo legate con la corda, oggi non abbiamo la corda, ma abbiamo qualcosa d’ altro che ci lega ... più profondo.
Mi distolgo un attimo dai miei pensieri notturni ... ora stiamo seguendo il sentiero che sale tra rocce e pietraie piegando leggermente a destra.
La cima sembra vicina, invece c’è ancora parecchio da salire e la stanchezza comincia a farsi sentire.
Una breve sosta per mangiare un po’ di frutta secca e bere un sorso d’acqua e ripartiamo.

Ore 11.00: fingo di non sentire Anna che si lamenta che “E’ ancora lunga...”, “...almeno due ore”, che tanto la prossima volta sceglierà lei ... e che “Quelle nuvole nere proprio non mi piacciono...”.
Provo solo a dire “Se vuoi torniamo indietro ...”
Ora che siamo quasi in cima!” - mi risponde un po’ bruscamente.
Anna in certe occasioni non è molto diplomatica! ...
Ma come, mi ha appena detto che ci vorranno ancora due ore !?!
Ripenso ancora al mio sogno ...stanotte Anna tirava da prima di cordata, anche ora è davanti a me, come sempre quando facciamo le nostre escursioni.
Improvvisamente comincia a salire con un ritmo che io non riesco a tenere.
Sono molto stanca, ma vedendo lei più decisa che mai ad arrivare in cima, è come se ci fosse qualcosa dietro che mi spinge, e anche se più volte mi sembra di crollare per la stanchezza, proseguo anch’io.
Alle 12.30, dopo tre ore esatte, Anna è sulla vetta.
Io arrivo poco dopo, lei già seduta sotto la croce mi guarda e dice “Arrivi?
Mi tolgo lo zaino, mi siedo accanto a lei e in silenzio ci godiamo questo momento.
Piano piano la stanchezza svanisce lasciando il posto a una gioia infinita per essere arrivate sulla cima di un nostro desiderio!
Finalmente ci concediamo il meritato spuntino.
Poi seguendo l’aerea crestina un poco esposta, (anche stanotte saremmo arrivate su un’aerea crestina, se non mi fossi svegliata prima!) raggiungiamo in pochi minuti la cima vera e propria.
Posiziono la macchina fotografica in equilibrio su un masso, veloce raggiungo Anna e ci abbracciamo felici e sorridenti per la foto ricordo.
Alle 14.00 ci incamminiamo per la discesa che sarà parecchio lunga per colpa mia che voglio variare un po’ il percorso dell’ andata e che ci costerà almeno mezz’ora in più di cammino.
Nonostante la stanchezza che comincia a farsi sentire, la discesa è comunque piacevole.
Ci voltiamo più volte a osservare la nostra cima, chiacchieriamo un po’, riviviamo insieme i momenti della salita e le emozioni della giornata, e poi parliamo anche di andare a dormire in un rifugio, non sappiamo ancora dove e quando, al più presto decideremo.

Siamo quasi arrivate, tra poco saremo dalla macchina, ma faccio ancora in tempo a ricordare il mio sogno e cerco di immaginare le intense sensazioni che passano tra due compagni legati ai capi della stessa corda ...
Alzo gli occhi, guardo Anna poco più avanti impegnata nell’ultimo tratto di sentiero e non posso fare a meno di pensare che “Noi non siamo alpinisti, quindi non potremo mai legarci in cordata.
E poi non abbiamo neppure la corda!
Però c’è qualcosa di invisibile che ci unisce, proprio come la corda unisce due alpinisti, ed è l’ amicizia, la confidenza, la stima, la fiducia, sentimenti che sicuramente legano anche due compagni di cordata.
Quindi anche noi due con questa corda, che non si vede ma c’è, possiamo legarci insieme per scalare, anzi per salire, ancora tante vette insieme. Proprio come abbiamo salito oggi la Rocca dell’Abisso!



Claudia Mattiauda
Valle Vermenagna (Cuneo)
Rocca dell’ Abisso, 5 agosto 2012