Doctor Sci e mister Hyde

di Gabriele Villa


La sagoma scura sparisce velocemente.
Lascio scivolare gli sci all’interno del gabbiotto di tela gialla.
Il giudice di partenza è accucciato e sta parlando all’interfono con quello di arrivo.
“E’ partito il numero 13. Si prepara alla partenza il numero 14”.

Mancano trenta secondi al via.
Poi toccherà a me lanciare gli sci tra le porte di questo slalom gigante dei Campionati Provinciali ferraresi. 
Respiro profondamente e faccio un’ultima verifica mentale.
Gli scarponi sono ben stretti, gli occhiali li ho puliti prima, il maglione di lana rossa, modello “Zeno Colò”, è ben infilato nella salopette, le maniche tirate sopra ai guanti.
Tutto è a posto.

Mancano venticinque secondi al via.
Ripasso mentalmente il da farsi. 
Ieri, alla gara dei “Sociali” del Cai, sono partito con troppa irruenza; alla terza porta sono arrivato “lungo” e ho dovuto girare largo per prendere la quarta e la quinta porta. 
Poi ho ripreso la linea e sono andato bene sino all’arrivo. 
Quanto avrò perso? Due secondi?
Non importa, quello che conta è non perderli oggi.

Mancano venti secondi al via.
Mi avvicino al cancelletto e punto i bastoncini oltre il supporto in legno che regge l’asticella del cronometro.
Sento una voce forte: “C’è Gabri alla partenza. Vai Gabri, facci sognare.”
Sono i ragazzi dell’agonistica dello Sci-Cai che fanno il tifo in attesa di partire a loro volta: Cesare, Antonio, Giovanni, Alessio, la Giulia, Massimo e altri che non posso girarmi a guardare.
Il loro incoraggiamento mi carica.

Mancano quindici secondi al via.
Ripenso alla prima gara che ho fatto, giusti dieci anni fa.
Avevo gli sci da sci alpinismo e andavo ancora a spazzaneve.
“Sei il vicepresidente dello Sci-Cai, non puoi non venire alla gara sociale!”
Così mi aveva detto Cesare ed io mi ero presentato a Cima Larici, sull’altipiano di Asiago.
Arrivai ultimo, battuto perfino dagli allievi della quarta classe del corso di sci alpino che si concludeva proprio quel giorno.
Ma sono le prove difficili che, nello sport come nella vita, danno stimoli forti.
Quel giorno decisi che mi sarei impegnato per diventare uno sciatore.
Acquistai sci e scarponi e, l’anno dopo, frequentai un corso di una settimana al passo del Tonale e, appena tornato, via con il corso di sci alpino del Cai ad Asiago per cinque domeniche consecutive. 
Così l’anno seguente e quello dopo ancora. 
Al Tonale fui promosso dalla classe dei “pugilatori” a quella dei “motociclisti”: i primi sono quelli che curvano facendo girare gli sci con movimenti bruschi delle braccia che si trasmettono alle gambe le quali rimangono perfettamente rigide, i secondi sono quelli che tengono le braccia avanti e il sedere indietro e con questa parte anatomica sostituiscono il movimento che dovrebbero fare invece con le ginocchia.
Oramai la sfida era lanciata ed ero io l’avversario da battere.
Quante volte mi è venuto in mente il racconto del dottor Jekill che, bevuta una pozione sperimentale, si trasformava in mister Hyde, un essere repellente e aggressivo, capace di ogni malvagità. 
Per me era il contrario: dovevo trasformare lo sciatore Hyde scadente e goffo e la “pozione” erano i giorni di sci trascorsi a studiare il “rientro d’anca”, la “traslazione del busto”, la conduzione di curva, l’inversione degli spigoli, con qualsiasi tempo e a ritmi da operaio metalmeccanico a cottimo.
Ed erano le gare a darmi il polso della situazione, la misura del miglioramento.
Erano i secondi in meno di distacco dai miei “avversari storici” che alimentavano la voglia di continuare ad esercitarmi, a migliorare in modo che … un giorno … chissà … magari.
Perché in gara non puoi barare; devi essere allenato, capire e interpretare il tracciato, sei tu a dover condurre gli sci e non viceversa.
Il cronometro non ha simpatie per nessuno: ti dice che sciatore sei e basta.
E i miglioramenti arrivarono, piano piano, finchè due anni fa al Lusia, sulla pista Mediolanum, finalmente, la grande giornata: primo di categoria ai Provinciali, a cinquant’anni suonati.
I tuoi avversari, una volta tanto, ti guardano sollevare la coppa del vincitore e si chiedono: “Ma Villa chi? Quello che gli davamo venti secondi tre o quattro anni fa? O è un fratello?

“Dieci secondi al via”.
La voce del giudice di partenza ti richiama alla gara.
E’ incredibile quanti pensieri possano passare nella mente in soli cinque secondi.
L’asta del cancelletto viene chiusa.
C’è tempo soltanto per un paio di respiri profondi: ossigeno prezioso per i muscoli che saranno sollecitati intensamente per oltre un minuto, mentre l
a voce del giudice di partenza, che sembra registrata, inizia a scandire i secondi.

“Meno cinque, quattro, tre, due, uno”.
Una spinta decisa sui bastoncini e sei fuori dal gabbiotto giallo.
…prima e seconda porta facili, la terza è anticipata bene …vai con la quarta e la quinta, quelle che ti avevano fregato ieri, poi giù in posizione aerodinamica per affrontare le porte del pianetto. 
Vai con l’inversione degli spigoli e attento … si avvicina la blu angolata sulla sinistra, è da anticipare …bene la rossa seguente … ancora due porte sul muro e poi … giù in posizione perché le ultime dieci, dodici porte sono filanti. 
Avanti le braccia e stai basso …si avvicina il traguardo ...è fatta!

Il cronometro dice che hai impiegato tre secondi meno di ieri.
Ottimo! E gli avversari?
Domandi a chi era al traguardo.
C’è davanti uno dello Sci club Cento, poi tu e dietro uno del K2 .
Secondo della tua categoria ... mannaggia!!
Ma è il pensiero di un momento.
In fondo, che importa.
Oggi hai sciato senza remore psicologiche, hai condotto la gara al meglio delle tue possibilità, ti sei sentito, forse per la prima volta, veramente in confidenza con i tuoi sci.
E’ questo quello che conta: il tuo mister Hyde è quasi completamente debellato.

Gabriele Villa

Ferrara, 05 marzo 2002