E ciaspolar m’è dolce… a metà maggio
 

di Gabriele Villa

 

 

 

Un ultimo scampolo d’inverno da cogliere al volo
 

E' oramai la metà del mese di maggio e le previsioni annunciano un altro fine settimana di cattivo tempo e ancora la voglia di arrampicare deve essere ricacciata indietro in una primavera che non riesce a far valere le sue ragioni.

Ma di quale primavera stiamo parlando?

Nevica ancora su in montagna, oltre i 2000 metri…

Già, nevica… nevica ancora tra le montagne…

E allora perché non andare a farsi un’ultima ciaspolata?

All’inizio sembra solo un pensiero pazzo poi, lento e stuzzicante, s’insinua nella mente.

In internet il “verbo” del Meteo Arabba, per il fine settimana, parla abbastanza chiaro.


[ Sabato 15 maggio le temperature a 2000 metri sono previste tra una minima di 0°C e una massima di +3 °C, lo zero termico calcolato attorno ai 2100 metri con una minima prevista ai 2030 metri, le piogge diffuse e persistenti date con probabilità tra il 50% e il 70%.

Domenica 16 maggio, invece, è in previsione un leggero miglioramento con cielo inizialmente coperto che durante la giornata evolverà in ‘nuvole sparse’, le precipitazioni saranno assenti, e le temperature a 2000 metri comprese tra -1°C e +3°C, venti in rinforzo con raffiche fino a 35 chilometri orari, zero termico in discesa fino ai 1970 metri di quota. ]



Non serve il bel tempo, sono sufficienti le condizioni giuste
 

Beh, la neve non sarà quella soffice e fresca dell’inverno, ma le temperature escludono con certezza la neve ‘pappa’ e pesante che farebbe fare solo fatica e azzererebbe ogni piacere.

Sopra i 2000 metri ‘deve’ esserci ancora neve a terra.
Si può provare una sortita.

Nel bagagliaio della Punto finiscono le ciaspole, i bastoncini, gli scafi, le ghette, il berretto di lana, i guanti, la giacca in goretex e, visto il vento in previsione, ci sta pure il passamontagna.

La destinazione?
Ma che domanda scontata…

Passo Falzarego naturalmente, che si va sul sicuro.

 

Come da copione, il sabato inizia sotto la pioggia e il ritmico oscillare del tergicristallo dell’auto fa da sottofondo al viaggio d’avvicinamento alle Dolomiti.

Le previsioni, soprattutto in questi ultimi anni, sono diventate sempre più affidabili, oramai lo hanno capito anche i più disattenti, e quando le probabilità di pioggia sono fino al 70% si sa già che giornata ci aspetta e i programmi si dovranno fare di conseguenza.

Succede così che, quando si arriva in quota, ci si trovi immersi in quel residuo d’inverno di cui si era sentito parlare o letto sui siti meteo e se ne subisce pure il fascino, finendo per passare il rimanente della giornata in auto a girare per i Passi e a scattare fotografie.

Resta quel miglioramento previsto per il giorno successivo, con le temperature che a 2000 metri rimarranno di poco sopra zero gradi a garanzia e promessa dell’ultima ciaspolata.

 

Preparativi in un ambiente un po’ surreale
 

Una rapida incursione al Passo Valparola fa abbandonare immediatamente l’idea iniziale di un giro nella conca del laghetto: c'è troppo poca neve rispetto alle aspettative, ma soprattutto nessun ostacolo si frappone al vento che risale correndo dalla Val Badia per scavalcare la dorsale e tuffarsi dall’altra parte nella conca boschiva che scende verso Castello e Andraz.
 

Sicché, dopo una manciata di minuti, l’auto si ferma sul Passo Falzarego nel parcheggio deserto a fianco dell’albergo, lato Cortina d’Ampezzo.

Il vento ci ha seguito, ma qui sembra meno sgarbato perché trova qualche ostacolo sul suo cammino, anche se ogni tanto qualche folata impetuosa s’insinua prepotente.

Abituati al brulicare di gente dell’estate fa fin impressione questa fredda solitudine.

Una ciotola di plastica (è quella del cane) rotola sull’asfalto e subito dopo è seguita da un grosso barattolo metallico che ruzzola con clangore, sospinto dal vento.

Il pendio bianco del Col Galina è lì a fianco, potremo mettere le ciaspole già lì sul parcheggio, non rimane che vestirsi come in inverno e andare, perché sappiamo che ne uscirà una giornata da ricordare, anche per la sua unicità dovuta a condizioni inusuali, ma di certo favorevoli, se si fa esclusione del forte vento.

“Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie” – scriveva il poeta Giuseppe Ungaretti.

Per le cartoline, qui al Passo Falzarego, non è che vada meglio, quando una raffica più forte delle altre, rovescia il contenitore davanti alla porta dell’albergo e le fa volare come foglie.

E’ un turbinare di cartoncini bianchi che prima si rovesciano sull’asfalto e poi vengono sollevati dal vento e portati verso valle, ben presto il parcheggio ne è pieno.

Comincio a raccoglierli e sul lato illustrato vedo immagini delle 5 Torri, del Lagazuoi, della Tofana di Rozes, dell’Averau, tutte cime che stanno lì intorno.

Ne raccolgo una ventina e poi le consegno ad un ragazzo che nel frattempo è uscito dall’albergo di corsa e a sua volta si è dedicato alla racconta delle cartoline sparse ovunque.

“Danke” – mi dice quando gliele allungo, immaginando che io sia tedesco.

Del resto con una giornata così chi mai penserebbe di trovare italiani che si preparano per andare a passeggio con le ciaspole ai 2000 metri del Passo Falzarego?

 

Dove c’è una volontà c’è una via… ma anche una ciaspolata
 

A cinque metri di distanza dall’auto ci siamo messi le ciaspole ai piedi, come d’inverno.

Lo stesso percorso lo avevamo affrontato il 27 febbraio, quasi tre mesi prima, con GRADO 3 di pericolo valanghe e tantissima cautela, nonostante le pendenze per arrivare sul Col Galina siano assai contenute, salvo brevi tratti all’inizio dell’escursione e verso la cima.

I fatto è che si tratta di un pendio molto esposto ai venti che arrivano da Passo Valparola e d’inverno può presentare tratti con importanti accumuli di neve ventata, basterebbe “tagliare” in un punto sbagliato per trovarsi sotto a qualche metro cubo di neve.

Ora questo pericolo non sussiste e la ciaspolata è più rilassante, la neve crostosa ha uno strato portante e solo in qualche passo succede che si sprofondi, ma di poco.

Si sale tranquilli e relativamente veloci, godendo i ricami e i disegni che il vento ha tracciato sul manto bianco, peccato che bianco su bianco questi non risaltino granché in fotografia.

 

Mentre ci stiamo avvicinando alla calotta sommitale del Col Galina si sente il rumore caratteristico di un elicottero che gira dalle parti della Tofana di Rozes; non lo si vede, ma il rumore insistito fa pensare che sia in ricerca di qualcosa o di qualcuno.
Ieri abbiamo visto un gruppo di scialpinisti di lingua tedesca scendere dai pendii della Marmolada: la giornata era grigia, ma la neve buona e loro disegnavano serpentine e li si sentiva cantare e urlare il loro piacere di sciare.

Al contrario, oggi, quando rientreremo alla Baita, Walter ci informerà del soccorso a uno scialpinista sulla Tofana di Rozes e già alla sera, una volta rientrati a casa, ne troveremo notizie (purtroppo tragiche) sul sito di Repubblica.

[ CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - Uno scialpinista è morto, travolto da una valanga caduta sulla Tofana di Roses, nel bellunese. P.S., 25 anni, di Mezzolombardo, in provincia di Trento, era insieme ad altri due compagni: uno dei due è stato colpito in modo marginale dalla valanga, ma è rimasto incolume, ed è stato successivamente trasportato in elicottero per controlli all'ospedale di Cortina d'Ampezzo.
E' stato il compagno, quello appena sfiorato dalla valanga, a inforcare gli sci e a dirigersi a valle per chiedere aiuto.
Si è imbattuto in un gruppo di sciatori cechi che hanno chiamato il 118. Un elicottero del Suem di Pieve di Cadore ha poi individuato il giovane superstite e lo ha recuperato con un verricello a 2500 metri di altitudine, mentre le squadre del Soccorso alpino di Cortina con unità cinofile preparavano l'intervento per le ricerche del compagno disperso.
L'operazione di localizzazione e recupero del cadavere è stata molto complessa. Una volta individuato, i soccorritori hanno allestito gli ancoraggi e si sono calati nello stretto canale.
Da una prima ricostruzione della sciagura, i tre giovani anziché percorrere la via normale alla Tofana, hanno tagliato verso sinistra dietro Punta Marietta. Appena entrati nel canale, si è staccata la valanga.
Uno è riuscito a rimanere a monte, l'altro è stato trascinato per quasi 150 metri.
]

Sembra incredibile, ma anche l'altra volta in cui eravamo saliti al Col Galina si erano sentiti i rumori delle pale di un elicottero e anche allora qualcuno era rimasto sotto una valanga sui pendii della Tofana di Mezzo.

Si trattava di uno scialpinista dell'Est, regolarmente attrezzato di ARVA che però era risultato... spento!

Per sua fortuna la valanga non era stata troppo grande e i soccorritori avevano portato con sé un cane che lo aveva fiutato sotto la neve consentendo di estrarlo in tempo e di salvargli la vita.

Storie di "ordinaria valanga" che sempre più mi convincono di quanto sia determinante l'errore umano, specialmente sui pendii delle cime delle Dolomiti in cui, molto spesso, troppe variabili concorrono alla formazione del pericolo.

 

 

Anche questa ciaspolata di metà maggio sul Col Galina si sta rivelando una interessante fonte di esperienza per la possibilità di paragonare le condizioni di fine febbraio con quelle di metà maggio.

Quello che più colpisce è la quantità di neve che ci può essere su un pendio, ma soprattutto di quante discontinuità di inclinazione può essere composto, tutte potenziali fonti di innesco di una valanga, difficilmente valutabili quando lo strato di neve, spesso e uniforme, le ricopre e le nasconde.

Adesso si vedono affiorare rocce sulle quali c'erano depositati almeno due metri di neve e anche vari cespugli e mughi che a febbraio erano completamente sepolti.

Il percorso di salita alla cima rimane invece invariato e l'arrivo sul punto sommitale regala scenari inaspettati.

 

 

Il cielo intanto si è andato rasserenando e ampi squarci di azzurro si mescolano a candide nubi bianche.

Anche il vento sembra un poco placato, o siamo forse noi che ci siamo abituati al suo soffiare?

Ci acquattiamo in una conca per mangiare e bere qualcosa e ci accorgiamo di quanto presto abbiamo fatto a salire

sul manto con la crosta portante e quante energie abbiamo risparmiato, rispetto alla salita di febbraio in neve fresca.

 

Due cime sono meglio di una

 

La conseguenza è che ci viene la voglia di raggiungere l'altra cima, la più bassa delle tre che costituiscono la dorsale del Col Galina, e subito ritorniamo sui nostri passi, prima scendendo sulla traccia lasciata, poi spostandoci verso est a cercare un punto di discesa sul vallone che poi dovremo risalire lungo la pista da sci ancora completamente innevata.

Finalmente troviamo un pendio abbordabile senza dover scendere troppo e poi riprendiamo a salire, sempre con neve buona, come da previsioni, essendo le temperature massime previste sui +3°C.

 

 

Raggiungiamo il gabbiotto di arrivo dello skilift, ovviamente chiuso avendo all'interno varie attrezzature tecniche, e da qui andiamo a prendere la cresta che ci porterà sulla nostra seconda cima di giornata, a quota 2308 metri, dopo avere toccato la più alta a quota 2372 metri.

Più piccola, ma ben individuata, la "cimotta" ci regala una cresta finale che dà forti sensazioni e apre a un panorama superbo verso il Sass de Stria e i Passi Falzarego e Valparola. 
 

 

La giornata si sta rivelando proficua, forse anche oltre le più ottimistiche previsioni.

Quelle del tempo si sono rivelate azzeccate al cento per cento, le nostre sulla ciaspolata possibile pure, come la scelta del vestiario e quella di lasciare a casa piccozza e ramponi.

Ciaspolata doveva essere e ciaspolata è stata.
 

Si ritorna verso il Passo Falzarego

 

Ripercorriamo la cresta all'incontrario, torniamo al gabbiotto d'arrivo dello skilift e riprendiamo la pista da sci, tutta completamente innevata, come quella dirimpettaia che scende dal Lagazuoi.

Divalliamo tranquillamente verso il Passo Falzarego, mentre il vento teso mantiene la neve dura nonostante il sole faccia sempre più spesso capolino tra le nuvole.   

Quando passiamo alla baracchina di partenza dello skilift una strana sensazione sembra aleggiare in noi.

Non abbiamo incontrato nessuno in tutt'oggi, (un piacere in più che ci ha fatto sentire la montagna tutta nostra), ma ugualmente la sensazione è quella di essere osservati.

Guardiamo e in giro non c'è proprio nessuno, eppure...

Alla fine scopriamo che non è una persona che ci guarda, ma... qualcuno che osserva c'è ugualmente.

Ci viene da ridere e proseguiamo tranquilli.

Arriviamo al Passo Falzarego che nel frattempo è diventato più animato di persone, a differenza del mattino.

Pulisco gli scarponi dal fango di cui si erano sporcati nella raccolta mattutina delle cartoline sulla scarpata del parcheggio, unico momento della giornata in cui non hanno toccato la neve.  

Il sole rallegra il rimanente scampolo di pomeriggio, mentre la Tofana di Rozes appare nitida e stupenda.

Ora rimane da seguire un copione ben conosciuto: zaini e scarponi finiscono nel baule dell'auto e si ripongono anche le ciaspole e i bastoncini, prima di iniziare il viaggio di rientro verso la pianura.

Questa ciaspolata sarà stata proprio l'ultima della stagione invernale, questo è certissimo.

Quello di oggi è stato l'ultimo scampolo d’inverno colto al volo.

Presto tutto si scioglierà al sole di primavera, solo il ricordo di questa "splendida eccezione" resterà dentro di noi.

 

 


Gabriele Villa

E ciaspolar m’è dolce… a metà maggio

Col Galina (Passo Falzarego)

Domenica 16 maggio 2010

 



Sintetica nota tecnica.
 

Punto e quota di partenza: Passo Falzarego - 2105 metri

Punto di arrivo: Cima principale di Col Galina - 2372 metri
Carta topografica: Tabacco 1:25.000 - Foglio 07 (Alta Badia - Arabba - Marmolada)