Ciaspolalpinismo al Monte Pore

di Gabriele Villa


Avevo capito di avere lanciato agli amici una buona esca ed erano bastate poche righe di una semplice e-mail.
"Ho verificato disponibilità a La Baita di Andraz per un fine settimana che sarebbe quello del 19 e 20 gennaio per un paio di ciaspolate che dovrebbero portarci su due cime da inserire nel progetto CAI "150 cime per i 150 anni. Sono il Monte Pore e il Nuvolau (condizioni permettendo)."
Già... "condizioni permettendo", perchè le previsioni a lungo termine (e dieci giorni prima, lo sono) annunciavano un arrivo di perturbazione proprio per il fine settimana prescelto per la nostra bi-ciaspolata.
Una settimana dopo, le previsioni a breve termine avevano confermato il temuto arrivo del cattivo tempo, ma anche aiutato a definire più precisamente i dettagli della strategia: Monte Pore al sabato con il sole, arrivo della perturbazione nel corso della notte e la domenica, con la neve fresca che sarebbe caduta, si sarebbe valutato il da farsi, anche se quasi sicuramente non una seconda cima.
Eh sì, perchè se con il grado 3 di pericolo valanghe si può pensare di percorrere la cresta del Pore, con il grado 4 la parola "cima" non si deve nemmeno pronunciare. Il dado era tratto e appuntamento per tutti alle dieci sul piazzale del rifugio Fedare, sulla strada per il Passo Giau.

Sabato 19 gennaio 2013
La giornata si annuncia di quelle "storiche": c'è il sole, solo qualche striatura qua e là di nuvole lanuginose in cielo, tanta neve fresca ancora da calpestare e la piramide bianca del Pore che sembra invitare verso la cima.
Celebriamo il rituale del caffè al rifugio Fedare, poi ci prepariamo e siamo pronti a partire, una fila di undici, variamente colorati ma con decisa prevalenza di rosso, volti sorridenti e ottimistiche aspettative.
Nello zaino, ben custodito in un tubo di cartone, porto lo stemma in formato A3 dell'iniziativa del CAI Ferrara che è stata chiamata "150 cime per i 150 anni del CAI" e sappiamo che la nostra cima di oggi sarà una delle 150.
Ci incamminiamo per la strada che passa sotto la seggiovia e sale a forcella Averau e, superate alcune baite e la chiesetta, eccoci sul pendio aperto che ci condurrà alla dorsale Pore-Averau.
Si chiacchiera allegramente, c'è chi fotografa, chi riconosce il percorso e perfino i tabià vicino ai quali siamo passati l'anno precedente con la ciaspolata sociale che partendo da Fedare scavalcò il crinale per scendere fino alla strada del Passo Falzarego nei pressi del Rù de la Mierla e della stradina per Malga Castello di Andraz.
Allora c'era stato un vento forte e sgarbato, oggi la zona fortunatamente è "eolicamente" tranquilla.
Quando arriviamo sulla dorsale la cima del Pore si staglia sullo sfondo ed è visibile tutta la sua cresta nord est lungo la quale si snoderà il nostro percorso; sappiamo che è un percorso sicuro, anche in presenza di pericolo valanghe grado 3 (come è previsto oggi) e, in effetti, ciò che potrebbe preoccupare sono più che altro, un paio di tratti ripidi che potrebbero presentare neve dura con croste lavorate dal vento.
Non abbiamo con noi né piccozze e nemmeno ramponi e siamo quindi coscienti che se le croste ghiacciate saranno troppo dure per le ciaspole saremo costretti a tornare sui nostri passi e a rinunciare, ma restiamo ottimisti.  
Man mano che ci avviciniamo si nota sempre meglio il lavoro che ha prodotto il vento spazzolando la cresta e trasportando e spalmando neve da una parte all'altra della cresta. Chi conosce la zona sa che è come se ci fosse una grande finestra aperta sulla casa del monte Pore ed è quella del Passo Valparola che si vede bene oltre la vallata che digrada verso ovest e nella quale si infila il vento che, senza trovare nessun ostacolo naturale, va a  sbattere sul pendio nord del monte per poi scavalcare la cresta con il risultato che sia sull'una che sull'altra non ci sono alberi e nemmeno cresce la vegetazione arbustiva.
Un tentativo di superare il primo pendio andando verso destra viene frustrato: lo strato di neve è esiguo e sotto si nasconde il ghiaccio che fa scivolare verso valle e non consente di battere una traccia sicura.
Verso sinistra lo spessore della neve è più alto e la traccia riesce bene, consentendoci di superare il pendio per guadagnare l'avancorpo della nostra montagna da cui proseguiremo, con andamento quasi lineare, fino alla forcella dalla quale inizia la cresta nord-est che senza altre interruzioni ci porterà fino alla vetta a 2.405 metri di altezza.

Le previsioni hanno annunciato copertura nuvolosa nel pomeriggio con peggioramento in serata ma alla forcella ci arriviamo con ancora un bel sole e la copertura c'è ma se ne sta più verso sud e c'è assenza di vento.
Sopra di noi il pendio si fa ripido e si sente il primo accenno di titubanza: "Cosa dite se io vi aspetto qui?"
"Non è previsto nel nostro programma. O si va su tutti o si torna indietro tutti." - è la concisa risposta.
Non è nemmeno una spiegazione, solo la comunicazione di un modo di fare, poi sta al titubante valutare se stesso e capire se il suo volersi fermare è solo frutto di un timore o la consapevolezza di una reale incapacità.
Sta di fatto che già il primo pendio era ripido ma non aveva dato fastidio a nessuno, mentre qui siamo più alti e guardando indietro si avverte maggiormente l'esposizione, il vuoto attorno, la posizione aerea, ma, a parte la neve un poco più dura, non c'è una sostanziale differenza di difficoltà tecniche.
Non seguono altre parole, solo una specie di tacito accordo tra chi, più esperto, ha visto che non ci sono incapacità tecniche e insicurezze nei componenti del gruppo, e chi, meno esperto, comprende che è stato osservato e valutato e si fida della valutazione ricevuta e ne fa un elemento di consapevolezza per procedere in sufficiente tranquillità. Sul pendio la neve è dura e per un tratto lavorano solo i chiodi sotto le ciaspole e i ramponcini anteriori, poi chi batte traccia fa qualche zig zag a cercare neve meno indurita pensando già alla discesa prima ancora che alla salita, perchè sarà con la faccia a valle che le paure e la vista dell'esposizione aggiungeranno titubanze che una traccia ben segnata aiuteranno a tenere a bada.

Sono i primi che faticano un po' di più in questo tratto ma la traccia riesce bene e il pendio lentamente spiana lasciando intuire la vetta cui ci si avvicina, fino a che ecco spuntare la punta della croce di legno e la vetta.
Qui la pendenza si affievolisce e la neve è crostosa ma la superficie è lisciata dal vento e le ciaspe "mordono" con un caratteristico rumore che infonde sicurezza e fanno arrivare tutti sulla cima con il sorriso sulle labbra.
Sono le tredici e il sole è ancora padrone del cielo; probabilmente la perturbazione sta arrivando con un poco di ritardo e ciò non fa che piacere perchè la discesa si potrà affrontare con tranquillità e buone condizioni di visibilità.

Iniziano i preparativi per la foto di vetta, si tira fuori il logo delle "150 cime", si sceglie l'inquadratura e poi ci pensa Luciano, con il suo minuscolo treppiede appoggiato sopra lo zaino, a realizzare la foto "ufficiale".

Ovviamente facciamo un paio di scatti e alla fine, soddisfatti, prendiamo accordi per scendere subito.        
Meglio scendere fin che le condizioni sono ottimali, per la "pausa pranzo" ci sarà tempo giù alla forcella.
La fila per la discesa non si forma in modo casuale ma sistemiamo i meno esperti in modo che abbiano a fianco chi può dare loro un aiuto o anche solo un consiglio; non che ci siano problemi perchè la neve è ottima e la traccia è stata battuta bene e allargata da chi seguiva. Solo nel tratto più ripido e con neve crostosa decidiamo di scendere faccia a monte, pratica abbastanza inconsueta nelle escursioni con le ciaspole, ma qui siamo su ripidità che non sono propriamente escursionistiche e la prudenza suggerisce di sfruttare la presa dei ramponcini in punta
alle ciaspole, accorciando al massimo i bastoncini telescopici.

Aver messo alle spalle i tratti più esposti della cresta e il pendio più ripido pare avere messo le ali ad alcuni che sono scesi davanti e la forcella viene presto lasciata per proseguire decisi verso Fedare, tanto che tocca lanciare un richiamo per potersi fermare dieci minuti a mangiare qualcosa approfittando del sole che continua a trasmettere un po' di tepore nonostante la velatura si sia un pochino intensificata.

Il morale è alto perchè la soddisfazione del raggiungimento della cima del Monte Pore è tangibile e si trasforma in voglia di rientrare facendo un giro più largo seguendo la dorsale verso il Monte Averau per poi scendere dritti verso Fedare per uno dei tanti valloni di neve immacolata che digradano verso est, faccia al Passo Giau.
Ci trasferiamo all'albergo La Baita di Andraz dove ci attende una serata di relax in allegra compagnia; Meteo Arabba conferma neve nel corso della notte e aumento del pericolo valanghe al grado 4 per l'indomani.
In effetti, già nevica da un paio d'ore quando ce ne andiamo a letto, ma siamo tranquilli che la soddisfazione per la magnifica salita al Monte Pore non ce la può togliere nessuno.

Domenica 20 gennaio 2013
Durante la colazione gli amici mi chiedono che proposte ho per la giornata, mentre fuori ancora nevica.
La cosa più saggia mi pare di lasciare le auto sotto la loro coltre di neve e partire a piedi direttamente dall'albergo per salire a Castello e imboccare il sentiero che sale verso il Sief e poi decidere insieme in base alle condizioni.
Ci inoltriamo su per la strada che porta al dirupato castello di Andraz e proseguiamo seguendo la mulattiera che entra nel bosco ed è il tracciato di uno dei percorsi più classici e frequentati dello scialpinismo, sia per la bellezza dei luoghi che per la sicurezza dei pendii, anche con abbondanza di neve e forte rischio valanghe.
Noi oggi non vedremo gran chè dei panorami ma una traversata verso i Sett Sass, con percorso tutto da battere, ci regalerà quattro ore di ciaspolata "selvaggia", stando ben attenti ad evitare ogni tratto ripido (e quindi potenzialmente pericoloso) e sfruttando la conoscenza di chi questi luoghi conosce a menadito e ritiene che solo nelle zone perfettamente conosciute si possa andare con pericolo a livello 4, senza rischiare nulla.

Ci si alterna nel battere traccia, si fatica, si suda, non si vede un gran che di ciò che sta intorno, ma si "respira" la montagna a pieni polmoni o, come usa dire qualcuno in condizioni simili, "si fa una bella esperienza d'ambiente".      

Annotazioni conclusive
Questo fine settimana sarà ricordato non solo per la stupenda salita al Monte Pore ma anche per la spassosissima partita di ping pong a barzellette giocata il sabato sera dopo cena da Luciano e Francesco, attorno alla "tavola rotonda" della Baita, che ha fatto sganasciare tutti dalle risate.

Da ultimo abbiamo scoperto che nel gruppo c'erano due persone che non sapevano che cosa e dove fosse l'Antica trattoria Guarnier di Cornuda ma una provvidenziale deviazione nel percorso sulla strada del ritorno e un paio di giri di panini con la "mitica" porchetta hanno colmato la grave lacuna.

Gabriele Villa
Ciaspolalpinismo al Monte Pore
Andraz, sabato e domenica 19 e 20 gennaio 2013
Ferrara, giovedì 31 gennaio 2013


Attorno alla tavola rotonda dell'albergo La Baita di Andraz (da sinistra a destra)
Chiara, Mirta, Cristina, Alessandro, Gianluca, Rita, Luciano, Gabriele, Davide, Susanna, Francesco.

Un grazie a Luciano Ferrari per i suoi autoscatti sulla vetta del Pore e alla "tavola rotonda" della Baita di Andraz.