La ciasposventolata di inizio anno al Monte Gabler

di Gabriele Villa


Dopo la camminata su sentiero fatta la sera dell'arrivo a Eores di Bressanone e quella su neve e tratti ghiacciati del giorno dopo fino a raggiungere la Malga Rossalm, si stava ragionando, in attesa della cena, su una agognata ciaspolata confidando in una provvidenziale nevicata che le previsioni meteo avevano annunciato imminente.
"Ho appena guardato le previsioni meteo. - disse Luciano, arrivando nella sala tutto pimpante - Confermano che nevica per il passaggio di una rapida perturbazione."
Dieci sorrisi si aprirono immediatamente sui volti di noi che stavamo ascoltando la lieta novella, con ancora negli occhi la visione dei fianchi verdi di erba e boschi delle montagne circostanti ammirati durante la giornata.
"Nevicherà in serata e anche nella notte. - continuò guardando serio il display del suo tablet - E' previsto che ne faccia lo spessore di un centimetro nella serata e un altro centimetro nel corso della notte."
Lo aveva detto con la massima serietà e solo all'ultimo avevamo compreso l'intonazione ironica della notizia.
"Domani potremo salire il monte Gabler con un manto di ben due centimetri di neve fresca. Però ci sarà il sole e solamente un pochino di vento ad appena trenta/quaranta chilometri orari." - concluse, con una smorfia.
Rinfoderato il sorriso, ci predisponemmo alla cena che, tanto, per l'indomani la meta era già stata fissata.

Il mattino di domenica 4 gennaio, salendo verso la Plose, avemmo conferma della quantità di neve caduta nel corso della notte; due centimetri, esattamente corrispondenti alle previsioni meteorologiche.
Dopo avere speso una mezzoretta in attesa della rimessa in funzione della seggiovia che avrebbe dovuto farci risparmiare trecento metri di dislivello, biglietto alla mano, ci mettemmo in moto verso l'ingresso, accorgendoci subito della difficoltà di fare i pedoni su impianti pensati solo per gli sciatori.  
Dopo un piccolo problema per il bloccaggio di una sbarra all'ingresso della seggiovia, risolto con un ordine perentorio "Quezto non succede mai! Defe skafalcare la sbarra", uno stritolamento di pancia della durata di un minuto, subito dopo al cancelletto del tappeto scorrevole, un paio di scivoloni sul ghiaccio risolto con semplici miracoli di equilibrio, eccoci tutti seduti sui seggiolini che scorrono verso l'alto.
Dopo due interruzioni della risalita, ovviamente in concomitanza con raffiche di vento gelido che ci trapassavano trasversalmente da sinistra verso destra, un'altra serie di piccoli miracoli di equilibrio sulla lastra di ghiaccio che ci attendeva a fine salita, eccoci mettere i piedi sulla neve a quota 2.227 metri, alle undici precise.

Il tempo di riprenderci un attimo, di calzare le ciaspole, di regolare i bastoncini ed eccoci pronti a partire: il Panorama Weg ci porterà alla dorsale del Gabler la cui cima attende lassù con la sua cupola bianca.
Il sentiero gira dentro un'ampia conca che offre un certo riparo dal vento, i pendii sono visibilmente magri di neve, ma questo va bene perchè ciò annulla il pericolo di valanghe, però tutto appare ugualmente bianco, in veste tipicamente invernale, nonostante tutto.
Procediamo con regolarità fino a raggiungere la dorsale sulla quale s'inerpica il sentiero di salita, segnalato a paletti con le teste dipinte dei classici colori bianco e rosso; è Luciano che fa la traccia, così si allena per quando dovrà condurre la ciaspolata sociale prevista per il prossimo mese di marzo.
Dopo avere fatto qualche serpentina, mettiamo l'alzatacco e puntiamo diritti verso la vetta, la ripidità non è eccessiva e ogni tanto ci giriamo per ammirare il panorama delle Odle di Eores e del Sass Rigais.

Intanto si forma una copertura nuvolosa che nasconde il sole e la temperatura si abbassa di conseguenza, mentre il vento, man mano che ci avviciniamo alla cupola sommitale, aumenta la sua intensità.
Finalmente avvistiamo la croce di vetta, ma ad attirarci è una casetta di legno, di quelle che in dialetto veneto chiamano "casèra" e che qui le carte riportano come bivacco Gabler, mentre un depliant pubblicitario della zona, molto opportunamente, aggiunge la specifica "riparo antivento".

Entrarci è un sollievo ed è anche l'unica possibilità di poter mangiare un boccone e sorseggiare qualcosa di caldo.
Trascorriamo venti minuti piacevoli, poi ci ricordiamo della vetta e saliamo gli ultimi cinque metri di dislivello che la separano dal bivacco e lì Luciano sfida il congelamento delle mani per preparare il treppiede per l'autoscatto.
Il vento è teso e freddo e la temperatura, che all'arrivo al bivacco segnava -6°C, ora fa registrare un -10°C, al netto dell'effetto Wind Chill che è quello che ci fa scappare velocemente verso il basso.
Ci fermiamo ancora un attimo al bivacco ed è un improvviso girare di bustine, quelle che facendo reazione producono calore; chi le infila nei guanti, chi le tiene in mano, chi improvvisa strane danze per scaldare il corpo, chi infila le mani dentro le giacche e sotto le ascelle di altri, il tutto con risultati più o meno soddisfacenti.
Ben presto risulta chiaro che l'unica soluzione è scendere verso il basso più in fretta che si può e cercare una zona più riparata, ammesso che ci sia su questo calottone spoglio di qualsiasi tipo di vegetazione. 
Il gruppo si sgrana e la fila si allunga, mentre il passo accelera nella speranza di dare sollievo a quel freddo che morde ogni lembo di pelle scoperta; rimpiango di non avere indossato il passamontagna e mi riparo la testa con una specie di turbante realizzato con uno scaldacollo e posizionato sopra il berretto di lana.
Arriviamo rapidamente al Panorama Weg e seguendolo a ritroso arriviamo all'ampia conca che offre un maggiore riparo dal vento; si sta meglio, ma nessuno si sogna di modificare il proprio "scafandro" di protezione.

Ci riconosciamo dai colori dei vestiti, non certo dai lineamenti del volto, perchè ognuno si è coperto più che ha potuto. Nella speciale classifica stilata per la più completa copertura antivento, al primo posto si è classificata Stefania, al secondo posto Luciano, mentre un po' distaccata Chiara la "mora" che non ha voluto trascurare completamente il lato estetico. 

Raggiunto il punto di arrivo della seggiovia che ci ha portato su la mattina, passiamo sotto e andiamo a cercare un percorso di discesa di cui abbiamo soltanto un'idea di massima.
La Plose è un comprensorio dedicato prevalentemente allo sci e allo slittino, quindi concede poco al ciaspolatore; l'unico vantaggio che abbiamo sta nella poca neve presente sotto i 2.000 metri e le conseguenti piste chiuse che ci consentiranno di scendere senza infrangere i regolamenti delle piste e senza rischiare di essere travolti da qualche sciatore.

Passando vicino alla Malga Rossalm (raggiunta a piedi il giorno prima) ci rendiamo meglio conto della situazione e possiamo perdere quota per una pista rossa che scende tra gli alberi del bosco.
Nonostante tutte le nostre attenzioni, non ci viene risparmiato un "cazziatone" da parte di un solerte sciatore che ci rimprovera per il nostro "vagare" nella persona di Luciano che, avendo la giacca rossa "aquilata" CAI, viene riconosciuto nella veste di guida del gruppo che non conosce il sentiero.
Io me la cavo solo perchè mi ero allontanato per verificare se c'era una traccia verso la seggiovia e quando ritorno verso il gruppo vedo lo sciatore che sta risalendo il tratto di pista con gli sci in spalla, mi guarda serio senza profferire verbo.
Dopo avere valutato un po' eccessiva la rampogna subita da parte del "teutonico", riprendiamo a scendere tenendoci diligentemente al margine della pista e poi, più in basso, ne imbocchiamo una chiusa per mancanza di neve e per questa proseguiamo verso valle, alla fine calpestando piante di mirtilli che sbucano dal velo bianco.
Finalmente appare il punto di partenza e la nostra avventura sta per volgere al termine.
L'ultima difficoltà, un tratto di strada ghiacciato che conduce alla partenza della seggiovia, la annulliamo tenendo le ciaspole ai piedi e arrivando con quelle fino a fianco delle auto ferme al parcheggio.     
Ci cambiamo e, dopo un conciliabolo, optiamo per l'accogliente e attrezzato bar della seggiovia dove il vento e il freddo della giornata vengono mitigati in fretta e con quali cure (peraltro assai variegate) è facilmente intuibile.

Gabriele Villa
La Plose - Monte Gabler, domenica 4 gennaio 2015


Nota dell'autore.
Per la bellissima foto dentro al bivacco ringrazio l'autrice Chiara Tivelli. Le altre sono foto mie.