E poi ...

Mysterium Tremendum et Fascinans alla ciaspolata delle 5 Torri

di Angelo Bolognesi

   

Faccio parte della gita alle 5 Torri e sono perplesso.
La situazione è del tutto anomala.
Si sta verificando qualcosa che sfugge alla Umana Comprensione.
Intanto un solo pullman con appena cinquanta persone pilotato da un autista che ha conseguito la patente su un campo da cross e che, posseduto dal demonio o da un'altra entità, al posto delle catene, per affrontare i tornanti del Falzarego, ha montato sul pullman, dei pattini da ghiaccio.
Si scivola meglio, dice. 

E poi... sul pullman nessuno che spara musica senza paragoni nella scala cacofonica universale, roba a metà strada tra una sega elettrica, una zanzara smarmittata e la colica di una formula uno. 

E poi... tra gli accompagnatori, anche la seconda carica della sezione, gagliardamente avvolto in un giacchino arancione che lo fa assomigliare a Ruud Gullit dopo un lavaggio senza Coccolino, una centrifuga e due strizzate. L'insolito è che sia nel pullman con noi; normalmente egli viaggia nel bagagliaio dentro una bara e nessuno lo vede mai prima del tramonto.

E poi... all'autogrill, tutti ordinatamente e silenziosamente in bagno, quando, di solito, appena entrati nei box, cominciano a scorreggiare come zampogne e per riuscire a riportarli in pullman bisogna prima zavorrarli. 

E poi... un clima esentato per una volta dall'ansia di battere ogni record di vento e di freddo, condizioni che fanno vacillare la fede e gemere la tessera. Una temperatura mite e una totale assenza di vento consentono a timidi sorrisi di illuminare le dentiere.

E poi... pochi i partecipanti che, anche se artrosici o ipertesi sono stati issati dai letti, schiodati dalle sedie a rotelle, drogati e truccati da Alberto Tomba. Ridotti al minimo anche i casi di Legittimo Impedimento in cui, per farli stare in piedi, si usa un cocktail di Viagra e materiale cementizio.

E poi... nel gruppo, anche qualche principiante, nel senso che è la prima ciaspolata della sua vita.
Sento la tenerezza avvolgermi come miele mentre li si osservo nel tentativo di indossare le ciaspe.
Alcuni tentano di calzarle saltandoci su come a cavallo. Altri le calzano da sdraiati e poi si fanno verticalizzare dagli amici e, con un'andatura a metà fra il Passo dell'Oca e l'incedere di Frankenstein, cominciano a camminare nel parcheggio svellendo bistecche d'asfalto ad ogni passo. 

E poi... una neve immacolata, fresca e intonsa che continua a cadere fine, accompagnandoci nel tragitto e rendendo candido tutto il paesaggio così che per contrasto, sembriamo una rappresentativa del Camerun in gita premio. 

E poi... il rituale spuntino a metà percorso, non celebra il solito diretto passaggio nella scala evolutiva, dall'uomo di Neanderthal, all'uomo di Simmenthal e all'uomo di Emmenthal. (Se si facesse conoscere il contenuto alimentare dello zaino di un gitante Cai, verrebbe da chiamare i federali prima che un buon esorcista.)
Nulla. Solo un piccolo rifocillamento frugale senza la comparsa di lasagne al forno, polli allo spiedo e torte di Nonna Papera; e al netto di taniche di Lambrusco.
Tutti ad alimentarsi a modo e a dissetarsi con beveroni fatti in casa. Tanto, basta comprare un litro di alcool denaturato e riempire una mastella d'acqua; se ci buttate dentro una pera otterrete un Perogade, se ci buttate una mezza banana, un Tropical Squeezegade e se vi cade dentro il cane, avrete una Coca Cola.

E poi... nessuno, dico nessuno, che scriva, con i bastoncini, messaggi d'amore sulla neve; tipo "io per te farebbi cualunque cosa". E nessuno e ribadisco nessuno, che sia colto dal colpo della strega e portato via in posizione fetale. Insomma, la fila procede spedita e sicura come un serpente su un fiume di colla.

E poi... ci inoltriamo tra i cascami delle Cinque Torri aiutati da un paio di corde fisse fino alla base di quella monitorata perchè aumenta progressivamente la sua inclinazione. Qui Obelix, strizzato in una giacca rossa che lo fascia aderente come una rullata di pellicola da cucina, rendendolo simile ad un pacchetto gigante di Marlboro, solo appoggiandosi alla parete, riporta la torre alla sua posizione originale.
Non so se rendo l'idea. E senza neanche farsi la solita flebo di zabaione e cotechino. Mitico. 

E poi... il Capo, che con la fermezza di un Capo Apache assiste al compiersi di tutti questi miracoli avendo sul volto una tensione sbalordita, un rovello che può indurre a pensare ad un imminente sisma intestinale.
Sapendo però come egli sia uscito dal tunnel del Borlotto da quando ne ha comprato una pedana all'IKEA e si è accorto che invece che interi fagioli erano da montare, i suoi più vicini collaboratori ripongono nello zaino (seppur scrutandosi negli occhi) le maschere antigas, testimonianze d'alpinismo d'altri tempi. 

E poi... fatto misterioso più di una bolletta Telecom, nessuna coda al ritorno. Di solito, invece, con le nostre partenze intelligenti ci si trova in una coda di gente intelligente come noi per dieci, dodici geniali chilometri di ingorgo. Generalmente, i più, prima di entrare in autostrada, hanno attacchi isterici e sbattono per ore contro i finestrini come calabroni. Si narra che, una volta, una signora, venuta in gita non ancora in gravidanza, abbia partorito durante il viaggio di ritorno chiamando il figlio Preganziol. 

E poi... nessun discorsetto illustrante o commentante la gita, durante il quale anche i sarcofagi sbadigliano e si aprono come ostriche. Ciò genera ovazioni, lacrime di giubilo e quintali di extrasistole.
Solo un tenero ringraziamento a tutti da parte del capo, provoca emozioni e scioglimenti tali da far decollare alcune emorroidi come tappi di spumante. 

E poi... sempre più perplesso, seduto nella semioscurità del ritorno, provo ad analizzare tutto attentamente, per cercare di decifrare questo Mysterium Tremendum et Fascinans. Tutto dritto, niente di storto.
Inimmaginabile. Inconcepibile. Impossibile.
Proprio nel momento in cui le nostre gite CAI stavano per essere incluse nell'elenco dei crimini contro l'umanità.
Forse un malocchio scaduto? Un rito voodoo fatto al contrario?
Una messa nera recitata in latino, ma al contrario? Un incantesimo che ha sbiellato?
Potrebbe essere... ma non trovo nessuna spiegazione pienamente convincente. 

E poi... d'improvviso, come uno squarcio nell'oscurità, l'illuminazione. Una sola può essere la spiegazione.
Uno solo il filo rosso che può legare assieme tutte queste incredibili circostanze: la sicurezza che certamente, prima o poi, sentirò la sveglia suonare...
Vamolà!

Bibò
5 Torri, domenica 22 febbraio 2015