Cartoline d'inverno

La dolce gita

di Angelo Bolognesi


Premesso che la meteorologia è l'unico sport dove le prestazioni crescono mostruosamente e nessuno chiede misure antidoping, si deve ammettere che la neve ha questa prerogativa: essa, quando sa che una località è prescelta per una gita Cai, non collabora. O sommerge la località sotto nove metri di neve e nebbia o vento a 300 km/ora o la lascia secca come il Kalahari.
Ciò indipendentemente da allineamenti di pianeti e profezie di Nostradamus. La neve se ne frega.
Succede così che alcune gite saltino per mancanza di neve ed altre vengano addomesticate per esuberanza della stessa. Ma la non comune saggezza e il raro buon senso degli accompagnatori trovano incomparabili rimedi contro la sfiga (neologismo da bar per dire sventura) che, come una cappa, grava sulla gita.
Come sostiene Francois de la Rochefoucauld: “Promettiamo secondo le nostre speranze e manteniamo secondo i nostri timori”. Quindi, il motto latino “Audaces fortuna iuvat”, ovvero sia, la fortuna arride agli audaci, da noi non attacca. Tale falsa credenza, nel corso dei secoli, ha infatti indotto uomini coraggiosi a lanciarsi in imprese impossibili, col risultato di morire dopo trenta secondi netti, mentre schiere di non audaci sopravvivevano tranquillamente. Così, il pensiero dell'uomo comune: “... è meglio che muoiano gli altri piuttosto che muoia io” è stato recepito benissimo dai nostri accompagnatori che hanno approntato una lista di Piani di Aggiustamento delle gite lunga come l'intero alfabeto, in relazione alle condizioni meteo, alle labili tracce di decenza della straripante maggioranza dei partecipanti e ad ogni caso umano maturato in seguito a qualche svolta psicologica o evento affettivo che è sconsigliato approfondire. Qui si cercherà, tra le altre cose, di illustrare brevemente gli ultimi Piani della Lista, quelli dove meglio si evidenzia la grande capacità organizzativa e il repentino spirito di adattamento dei valenti accompagnatori.
Tenendo in considerazione queste premesse, si deve riconoscere che, in ogni caso, le gite trovano la maniera di svolgersi seppure nei modi e nei tempi consentiti, offrendo interessanti spunti di riflessione. Le cartoline che seguono cercano di esserne una piccola ma efficace dimostrazione.

Nessun uomo contemporaneo (non importa se un salafita del Cairo o un ateo di Manhattan) può rimanere impassibile di fronte a questa immagine e non capire le ragioni dell'iconoclastia.
Questa bruttezza programmatica rappresenta la raschiatura affannosa di quanto è rimasto in fondo al pentolone del secondo boom economico. Uno dei tanti siparietti della nostra commedia umana, come Totò che rotea gli occhi e Alvaro Vitali che scorreggia. Partecipare a una gita così è già una tale punizione che ogni altra sanzione va intesa come un crudele accanimento. Ma come si legge nel Libro di Giobbe, “l'uomo è fatto per la sofferenza come le faville volano in alto”. Proseguiamo.

Guardare il solito, grottesco biscione in technicolor avanzare nel bianco intonso della neve del bosco, è come vedere Cicciolina in San Pietro.
L'immagine di questa foto è eccezionale in quanto riprende il nostro amato Vice Presidente in una delle sue rarissime apparizioni diurne. Gli appassionati del genere noir possono, infatti, ammirarlo in testa alla fila, procedere spedito per raggiungere la Transilvania con la colazione al seguito.
Egli è la star più amata dai tempi di Bela Lugosi e Christopher Lee.
Si narra che una notte, mentre vestito di nero parcheggiava la bara in ZTL, un ausiliario del traffico abbia cercato di ucciderlo con un paletto nel cuore. I fortunati partecipanti hanno potuto assistere alle sue leggendarie spiegazioni eseguite senza alcun trasalimento del viso e con il familiare tono robotico della voce.
I suoi discorsi (specie quelli in pullman, microfono alla mano) sono un vero e proprio culto.
Non c'è caso di stitichezza o reticenza gastro-intestinale che gli possa resistere.


La fame è una brutta bestia, siamo d'accordo.

La foto ci mostra da quali spelonche e da quanto abbruttimento proviene la belva umana.

Ecco due soci che si stanno avventando su un terzo socio giudicato commestibile, in evidente difficoltà, al fine di scannarlo e mangiarselo crudo.

Questo è il “Piano S”, volgarmente noto come “Piano S.O.S.”.

Si ricorre al “Piano S” quando i rifugi sono ancora lontani e le provviste sono già esaurite dopo mezz'ora di cammino.

In queste condizioni, grazie anche al deterioramento del tessuto sociale, le pulsioni si impennano. 

Ma una soluzione si trova sempre.

 

Ecco il Mitico impegnato nel tentativo di illustrare la tecnica per procedere correttamente nella neve fresca, battendo efficacemente la traccia. Raggrumati attorno al Capo, occhi spalancati, orecchie tese e mascelle scardinate di gente che, tra sé e sé, oltre a chiedere a loro stessi perchè diavolo si trovino in quella situazione, pensa seriamente che al Capo sia necessaria una manutenzione straordinaria.
Ovviamente, per il Mitico, è stata una prevedibile fatica di Sisifo che ha dato il risultato di mandare tutta la ciurma in crisi; è stato come insegnare a Bengi a mangiare con le posate.
A lato, Obelix, legato al Capo da una specie di muta fedeltà come Lothar con Mandrake.
Il terzo accompagnatore, con la faccia di uno che vorrebbe sposare Heidi, era stato sigillato vivo in una truna a scopo didattico. In realtà, il Mitico stava indirettamente spiegando alla truppa il “piano T”, che consiste nel ripetere ottocento volte lo stesso tracciato della lunghezza di dieci metri, in fila indiana, rispettando nell'ordine: il numero di bollini sulla tessera CAI; il secolo di appartenenza; il tipo di incontinenza.
Il “Piano T” si applica  nel caso di  rischio valanghe “14” o nel caso in cui il peso medio dei partecipanti superi i centocinquanta chilogrammi.
O quando i due casi si presentano contemporaneamente, come negli anni bisestili.

Sempre a proposito di Piani.
Questo è il pullman, si.
Ma c'è anche la comitiva, sebbene non si veda.
Tutti dentro il pullman fermo su una piazzola di sosta appena fuori l'autostrada. Si tratta del “Piano U”. Forniti di simpatiche fiaschette di grappa e pennuti cappelli da alpino, si cantano canzoni di montagna e si gioca allo schiaffo del soldato. A volte il piano U conviene.
Specie quando si prevede intenso traffico, cioè sempre. Si fa infatti prima a mettersi in fila al casello, basta girare il pullman.
Si evitano così i quaranta chilometri di coda per entrare in autostrada. Non si ciaspola, ma non è che si possa avere sempre tutto.
In basso si può notare uno degli autisti che, quando cambia la cassetta di Iglesias sui tornanti, solitamente incrosta qualche vettura sui monti circostanti. Per la cronaca, il seguente “Piano V” è: fuggire in materassino come Papillon. Il “Piano Z” è: guardarsi negli occhi e scoppiare a piangere.

La prima foto ritrae due simpatiche aquilotte dell'Alpinismo Giovanile durante una gita.

Nella seconda foto le stesse due simpatiche aquilotte riprese di schiena, durante la stessa gita di prima, mentre discutono con sensibile coinvolgimento del programma del Gruppo Seniores, al termine della sosta in Autogrill.



Capita sovente, durante le gite, di incocciare in strani abbigliamenti, bizzarri incroci tra Renato Zero, Mazinga e un Vigile Urbano.
A volte però può succedere di trovarsi di fronte all'ignoto.
In questo caso, dopo aver trovato un sicuro riparo, si è cercato di identificare la Cosa.
Scartando l'idea di una invasione degli Ultracorpi e quella di essere finiti in un romanzo di Chuck Palahniuk, sono rimaste in piedi tre ipotesi:

  1) Diabolik in “Ginko surgelato”

  2) Una tartaruga Ninja sgusciata

  3) Tafazzi

Si può votare con il tasto verde del telecomando.

 



Oltre che ritrarre il Venerabile Presidente, la foto mette decisamente in crisi il mito della democrazia diretta, evidenziandone i limiti incontestabili, oltre a sottolineare la necessità di avere sempre un medico in gita.

Ammetto che dispiace approfittare di un problema altrui per svago anche se istruttivo.

Sperando si riprenda in fretta la foto troverà la sua naturale collocazione nel Sacro Web tra quelle dell'alligatore che attraversa sulle strisce, il clamoroso autogol nel campionato bulgaro, la starlette con le tette fuori controllo, lo scimpanzé pittore e il wurstel più lungo del mondo.

Curiosità da cliccare nei momenti d'ozio.

 




Ed eccoci alla sosta all'autogrill.

In primo piano si può constatare come lo sguardo del socio denoti la stessa vivacità della mummia di Lenin.

La rigidità da pescheria pare sia dovuta all'assunzione di un cocktail “Tutankhamon”: due parti di bourbon, una di acido ialuronico e una di formalina.

In secondo piano, vivaci e allegri come la nonna di Nosferatu, si possono vedere due soci in evidente stato di abbruttimento da Camogli e birra, incapaci di rispondere neanche mediante flauto, come avessero ingoiato un castagnaccio intero senza bere.

Pare si siano parzialmente ripresi dopo un rutto lungo come il Bolero di Ravel.


 

Ed ecco la comitiva intenta ad ascoltare le particolareggiate e sapienti spiegazioni tecniche fornite dal relatore di turno circa il grandioso fenomeno naturale che sta scendendo davanti ai loro sguardi partecipi: una valanga di proporzioni bibliche. Ovviamente, questa è anche l'ultima foto.
Ma cosa lo dico a fare...        


Un ringraziamento particolare va a coloro che con raffinata competenza e notevole sprezzo del pericolo hanno contribuito alla parte fotografica del dossier.
Tanta è la loro discrezione e riservatezza che ne mantengo segreta l'identità garantendo loro l'assoluto anonimato.
Sappiano che nutro per loro grande riconoscenza e che si sono meritati, l'uno, una sacca di sangue AB- (Reserve) del 1963; l'altro un thermos di tè del ristorante macrobiotico al fine di dimostrargli in quale degrado possa trovarsi una bevanda a confronto dell' ambrosia di sua produzione, pur mantenendo formalmente lo stesso nome.

Bibò
Cartoline d'inverno 2016