Ciaspolata tris, tra nebbia, vento e neve in arrivo

di Gabriele Villa


Pare che l'inverno questo anno sia tornato a fare sul serio come qualche tempo fa ma, o è diventato indisciplinato, oppure si diverte a fare il monello mescolando le carte a casaccio, quasi a voler fare i dispetti.
Non bisogna farci caso, meglio lasciarlo fare, sennò si diverte a fare ancora di peggio; meglio guardare bene le previsioni del tempo, attrezzarsi di conseguenza per poter affrontare preparati quel che viene.
Oltre tutto, come oramai spesso si è notato, è proprio verso il finire della settimana che arrivano le ondate di cattivo tempo e se c'è un "ponte" di tre giorni quale occasione migliore per fare i dispetti?

Venerdì 8 dicembre è il primo giorno di un bel "ponte", quello tanto atteso della "Madonna" e le previsioni di Arabba Meteo recitano: "Tempo in lieve peggioramento con residue schiarite mattutine e rapido aumento della nuvolosità fino a cielo molto nuvoloso o coperto, associato a deboli fenomeni. Il clima diventerà più freddo con il passare delle ore, specialmente in quota e alla sera". Beh, almeno il viaggio in auto sarà senza problemi, salvo rallentamenti o code da traffico intenso, come quella che vediamo annunciata dai pannelli luminosi della A27 i quali avvisano di tre chilometri di coda per immettersi sulla strada del Cadore. Anche qui bisogna essere "elastici": si decide di uscire a Belluno/Ponte nelle Alpi e poi salire per la strada statale agordina.
Qualche chilometro in più, ma si evita la coda che ci sarebbe stata fino a Longarone.
Arriviamo al Rifugio Fedare, che si trova a 2.000 metri sulla strada per Passo Giau e ci gratifichiamo con un piatto di canederli in brodo, prima di cambiarci per andare a inaugurare la stagione invernale con la prima ciaspolata.   

Come di previsioni iniziano a cadere i primi fiocchi di neve e pare che anche la nebbia ci voglia dare il benvenuto, ma il posto lo conosciamo così bene che non ci facciamo nemmeno caso e partiamo allegri.
Giretto di due ore con un manto nevoso abbastanza disuniforme perché in questa zona il vento è di casa e lui con la neve ci gioca spostandola da un versante all'altro, per cui si può trovare un tratto nel quale affiorano ciuffi di erba secca alternato ad altri nei quali si sprofonda nella neve fino al ginocchio, nonostante le ciaspole ai piedi.

Intanto la foschia si è diradata e così riusciamo a scegliere la dorsale che più ci piace per scendere in una specie di cartolina in bianco e nero a colori tenui perché oramai non manca molto all'ora del tramonto di un sole che abbiamo solo intravisto la mattina durante il viaggio in auto.

Sabato 9 dicembre. Una mescolata di carte ed ecco la previsione del bollettino di Arabba Meteo per la giornata: "Nella notte non escluse residue nevicate; in mattinata attenuazione della nuvolosità e rasserenamenti via via più ampi fino a cielo quasi del tutto sereno al pomeriggio. Clima prettamente invernale, anche durante le ore diurne. Il gelo sarà persistente quasi ovunque." Beh, per comprendere meglio quel "clima prettamente invernale", basta dare un'occhiata alle temperature previste nella giornata: a 2.000 metri la minima prevista è -13°C e la massima (e sottolineato massima) è -11°C.
Come tocco finale, l'aggiunta di qualche "refolo" di  vento: 15 chilometri/ora a 2.000 metri, fino a 25 chilometri/ora a 3.000 metri. Già che ci siamo decidiamo di salire al Nuvolau che è alto 2.575 metri, così, anche per controllare se le previsioni di Arabba Meteo siano davvero così affidabili come si sente dire.    

Alle dieci e mezza partiamo da Fedare e il cielo è oramai quasi del tutto sereno, solo qualche nuvola abbastanza consistente attraversa il cielo da ovest verso est e le contiamo tutte, assieme alle botte di freddo che sopraggiungono quando il sole ne viene oscurato e la temperatura varia all'istante con il comparire dell'ombra.
La prima parte del percorso è in una conca abbastanza protetta dalle raffiche, poi dobbiamo uscirne, oltretutto con alcuni handicap dovuti ai cannoni sparaneve disseminati sulla pista da sci che risaliremo per un tratto.

Arrivare a forcella Averau e all'omonimo rifugio è come entrare in un altro mondo perché sul versante 5 Torri le piste e gli impianti sono aperti e gli sciatori arrivano e partono a frotte senza soluzione di continuità.
Scansiamo la stesa di sci lasciati a terra da chi è entrato nel rifugio Averau e andiamo a fare la prima verifica sulla veridicità delle previsioni, soprattutto su quella massima a -11°C che, essendo poco più di mezzogiorno, dovrebbe trovare riscontro. Subito dopo proseguiamo perché è bene non perdere la concentrazione e puntare alla cima.

Durante la salita verso il Rifugio Nuvolau abbiamo anche conferma della velocità del vento; non è continuo, ma a raffiche e quando queste arrivano sollevano e trasportano pulviscolo ghiacciato che per fortuna ci arriva di lato, così almeno non abbiamo il problema che ci vada negli occhi e sulla faccia.
Sulla cima troviamo solamente due scialpinisti, ma per fortuna si stanno preparando per scendere lasciando libero l'unico punto discretamente riparato dal vento, rivolto verso est, a ridosso del muro del rifugio.
C'è pure una panca di legno su cui la neve, molto secca e anche ventata, non è riuscita a fare presa, sicché riusciamo metterci seduti per rifocillarci in condizioni di discreto confort.
Anche il mio vecchio termometro a molla conferma grosso modo la temperatura che avevamo visto al Rifugio Averau, consigliando di velocizzare al massimo le pratiche mangerecce in modo da non raffreddarci troppo.
In quei venti minuti di pausa le raffiche aumentano di intensità per cui, prima di ripartire, indossiamo ulteriori protezioni contro il freddo, così rispolvero le moffole di lana cotta e il passamontagna che, a dire il vero, non indossavo da tempo immemore.   

Iniziamo la discesa dal Nuvolau, il panorama è notevole, ma il vento ora ci soffia in faccia le sue raffiche improvvise e noi non perdiamo tempo. Se teniamo conto della temperatura sui -10°C e facciamo una stima del vento attorno ai 20 chilometri/ora, la tabella dell'effetto Wind Chill ci dà una temperatura percepita di -22°C, ampiamente oltre il confine della temperatura rischio congelamento per le parti del corpo non coperte.
In queste condizioni bisogna proteggere il volto e stare attenti a non scoprirsi con gesti abitudinari che ci viene spontaneo fare, come togliere un guanto per soffiarsi il naso, o per spingere il tasto della macchina fotografica.
Io mi sforzo di fotografare, non senza una certa difficoltà, pur indossando due paia di guanti in lana, ma vedo anche chi si toglie il guanto per soffiarsi il naso con il fazzoletto (ed è inutile dire che è una donna).
Quando più tardi glielo farò notare, spiegandole che bisogna fare come i calciatori durante la partita che, se proprio, si turano una narice e soffiano, non mi sorprendo nel sentirmi rispondere "Nooo! Ma che schifo!".
Nella nostra escursione, che comunque terminerà in un rifugio riscaldato nel quale tutto tornerà nella norma, si può anche fare, ma se si fosse in una spedizione e si dovesse dormire in tenda o essere costretti in un riparo di fortuna, anche un gesto così apparentemente normale e banale potrebbe avere conseguenze spiacevoli.  

Comunque scendiamo veloci e al Rifugio Averau riusciamo a scaldarci anche senza dover entrare, grazie ad un angoletto ben riparato dal vento e al sole ora non più velato da nuvole, poi ripartiamo seguendo la pista da sci e, visto che siamo già temprati, giriamo larghi fin che troviamo una traccia battuta da poco che ci condurrà alla dorsale tra Monte Pore e Averau, dove ritroveremo traccia della stradina di discesa verso Fedare.

Sulla dorsale il vento la fa da padrone modificando il terreno a suo piacimento, così come il manto nevoso.
Per stare un poco riparati cerchiamo di abbassarci sotto vento percorrendo qualche avvallamento dentro al quale lo spessore di neve è sicuramente sopra il metro e la neve farinosa lascia sfondare le ciaspole.
Quando arriviamo alla stradina la troviamo "pelata" dal vento e così preferiamo calare dentro una valletta che di certo ci porterà a Fedare e dentro la quale troviamo neve di tutti i tipi, compreso qualche zona a lastroni, altre con crosta portante, altre ancora dove si sfonda in neve riportata dal vento.

Siamo in ombra, ma quasi in assenza di vento e non sentiamo granché freddo; di fronte ora abbiamo il gruppo del Monte Cernera illuminato dal sole, tutto bianco di neve. Dieci minuti o poco più, poi saremo al caldo del rifugio.

Sono le quindici e trenta quando arriviamo in rifugio, dopo cinque ore trascorse al gelo e al vento.
Le bottiglie che tiriamo fuori dagli zaini sono buone testimoni del clima della giornata che abbiamo vissuto.

Oramai è fatta e il pensiero va solo alla doccia calda, alla cena e alla soddisfazione per l'intensa giornata trascorsa.
Ci possiamo rilassare mentre il vento della sera continua a sollevare turbinii di neve sulla cima del Cernera in attesa che il sole tramonti e il buio della notte avvolga le montagne nel suo velo nero.

Domenica 10 dicembre. Gli aggiornamenti del Meteo annunciano le prime deboli nevicate da mezzogiorno e così si pensa al ritorno, anche per evitare il traffico di rientro del ponte dell'Immacolata. Il cielo presenta già i primi segnali del possibile peggioramento e io ne approfitto per documentarne fotograficamente l'evolvere, potrebbe servirmi per integrare le mie lezioni di meteorologia ai corsi della Scuola "Bruno Dodi" di Piacenza.

In effetti, sono sufficienti due ore e mezza per cambiare aspetto alla giornata, come si vede nelle tre foto scattate al Civetta alle 8:30 e 10:30 da Fedare e alle 11:00 dal Belvedere di Colle Santa Lucia.
Oramai però siamo in viaggio verso la pianura, anche se il pensiero ritorna volentieri alla giornata di ieri sul Nuvolau, nonostante il gelo, il pulviscolo di ghiaccio portato dal vento e il freddo che cerca di intrufolarsi nei vestiti.

Gabriele Villa
Ciaspolata tris, tra nebbia, vento e neve in arrivo
Monte Nuvolau, 9 dicembre 2017