Ciaspolate con qualche colpo di piccozza

di Gabriele Villa


Accordi trasversali ci portano ad organizzare una due giorni ciaspolatoria in zona forcella Cibiana, con campo base al Rifugio Remauro, località scelta anche in funzione del pericolo valanghe previsto a grado 3-marcato, sia perchè zona ben conosciuta, sia perchè offre percorsi relativamente sicuri, prevalentemente nel bosco.
C'è chi farà entrambi i giorni, chi starà su solamente il sabato, chi arriverà solo per la domenica; il gruppo risulta assai composito, tra giovani di belle speranze, qualche "vecchietto" arzillo, tra questi un paio di persone che ne sanno "un po' di più".

Sabato 20 gennaio 2018. Ciaspolata da Forcella Cibiana verso baita Darè Copada.
Siamo in sette e la giornata non è niente male, peccato che il sentiero che seguiremo salga nel bosco e di sole ne vedremo comunque poco. L'inizio è su strada forestale battuta con il gatto delle nevi (un incentivo ai ciaspolatori della domenica bisogna pur darlo!).
Lo abbandoniamo poco dopo e ci inoltriamo nel bosco, il sentiero è il n° 483 che conduce al Sassolungo di Cibiana, ma noi lo lasceremo al bivio per seguire il n° 485 che porta verso baita Darè Copada.

Dopo alcune centinaia di metri abbiamo modo di attraversare un corpo di slavina, osservazione interessante, che ci conferma come anche nel bosco può verificarsi qualche slavina su pendii ripidi e con scarsa vegetazione.
Il sentiero è stato battuto, però da scialpinisti e la traccia, una volta indurita dal freddo di questi ultimi giorni, si presenta liscia e inclinata, non proprio adatta a noi che siamo muniti di ciaspole.

Le caviglie lavorano e i chiodi sotto le ciaspole fanno una buona presa sulla neve compatta, mentre i bastoncini aiutano a mantenere la stabilità e l'equilibrio. Impieghiamo un paio d'ore ad arrivare al bivio dove avevamo deciso di fermarci a mangiare al sole, ma questo è già andato a nascondersi dietro la montagna.

Risaliamo una rampetta di neve di una quarantina di metri per tornare a vederlo e a godere quel poco di tepore che produce e lì sostiamo a mangiare in quasi totale assenza di vento.

La temperatura è di -5°C e la sosta viene quindi ridotta al minimo indispensabile poi scendiamo la rampetta fatta salendo; non manca qualche risata per le inevitabili cadute, ma la neve è asciutta e non bagna per nulla.

Qualche tratto ripido e con neve dura, in discesa risulta un pochino più problematico, ma è anche una buona occasione per imparare ad usare meglio le ciaspole e soprattutto ad aiutarsi con i bastoncini.
Durante la discesa ci fermiamo un paio di volte a sondare il manto nevoso e ne rileviamo oltre un metro di spessore alla quota di circa 1.800 metri.

Dopo quattro ore e mezza di ciaspolata siamo di ritorno alla Forcella Cibiana, ma il Sassolungo non ci saluta con i colori del tramonto. Il sole è velato da nuvole lanuginose: le previsioni hanno annunciato una decina di centimetri di neve fresca nella notte e il cielo si sta già preparando all'evento.

Domenica 21 gennaio 2018. Ciaspolata da Forcella Cibiana a Forcella di Val Inferna e verso il Col Duro
Facciamo colazione con calma alle 8:45, tanto dobbiamo aspettare i tre amici che saliranno da Ferrara, mentre due erano rientrati ieri sera. Restiamo sorpresi quando arrivano mentre ancora stiamo intingendo il cornetto nel caffelatte. Ci salutiamo festosamente. Oggi saremo in otto, mentre ieri eravamo in sette.
Alle dieci partiamo per la strada asfaltata e scendiamo di poco più di un chilometro alla località Quattro Tabià da dove parte il sentiero n° 494 che ci porterà alla forcella di Val Inferna, guadagnando quasi trecento metri in quota, dopo averne appena perso una cinquantina dalla Forcella Cibiana.

Saranno più o meno due chilometri e mezzo di sentiero nel bosco che percorreremo senza ciaspole in quanto il fondo è battuto da vari passaggi e si è formata una crosta portante.
Avremo modo di osservare una serie di piccole slavine, scese nelle settimane precedenti e oramai assestate, non eccessivamente pericolose in quanto le loro dimensioni sono ridotte, ma in grado di provocare la caduta e il trascinamento di eventuali travolti nella loro discesa sul pendio ripido sotto il sentiero.
La prima è una valanga di fondo scesa da un pendio erboso, le altre sono accumuli di neve pressata che si sono consolidati a semi ostruire il sentiero e a complicare la traccia con neve ghiacciata.

Inizialmente si va un po' alla garibaldina, come quasi sempre succede nei gruppi che si formano spontaneamente tra amici, poi, dopo una pausa di riflessione e di confronto tra di noi, ci si ricorda di avere portato due piccozze che sono ancora attaccate agli zaini, di non avere i ramponi ai piedi, di non avere tutti gli scarponi pesanti con la stessa presa sulla neve ghiacciata e altre considerazioni conseguenti che ci fanno cambiare "assetto".
Davanti vanno i due con la piccozza e scaveranno delle buone impronte nei punti ritenuti pericolosi e più esposti, poi ci si darà il cambio in modo da ripartire equamente le fatiche: la progressione è un poco più lenta, ma di certo più sicura per tutti e non solo per quelli meglio attrezzati, ora siamo diventati un gruppo che si è organizzato. 

Arrivati in vista di forcella di Val Inferna sentiamo il vento soffiare tra gli alberi, così ci mettiamo subito la dotazione antivento, saliamo il pendio di neve investiti dalle prime raffiche, traversiamo sotto vento e, al sole e riparati a  sufficienza, ci fermiamo a calzare le ciaspole e a bardarci con la dotazione "antispifferi".

La neve è ventata, ovviamente, a volte presenta una crosta portante, altre si sfonda e si fatica, soprattutto nei tratti ripidi, ma noi insistiamo per arrivare ad un colle panoramico dal quale godremo di una vista ad ampio raggio.

Finalmente eccolo comparire, il Pelmo, "el caregòn del Padreterno", nella sua accattivante veste invernale.
Quasi lo avessimo disturbato nella sua isolata tranquillità, ci invia una raffica di vento che sembra non finire, ci spinge, ci sposta, ci tempesta di granelli di neve ghiacciata che ci colpiscono nelle parti scoperte del volto.

Gli voltiamo le spalle per cercare riparo dal soffio ghiacciato, mentre il pulviscolo di neve pare diventare nebbia.

Il vento gioca con i pendii della montagna, sposta la neve, disegna e ricama il manto, fa spettacolo a volte, ma rimane un elemento di pericolo da valutare bene quando supera certi limiti di cui bisogna tenere conto in fase di programmazione di gita; guai a trovarsi sulle creste o in punti esposti se è così forte da essere in grado di spostarci e farci perdere l'equilibrio.
Bisogna considerare bene anche l'effetto negativo che produce sottraendo calore al corpo se non siamo vestiti adeguatamente.
Le "nostre" raffiche di vento che le previsioni davano fino a 30 km/ora, a fronte di una temperatura misurata di -5°C, producono una temperatura percepita equivalente a -20°C.
Dopo averci sbatacchiato ben bene, il vento si placa e noi riusciamo a trovare un posto meno freddo, sotto vento, riparati dagli abeti e al sole, per concederci un boccone in piedi in condizioni di comfort accettabile.

Riusciamo perfino a realizzare un autoscatto prima di iniziare la nostra discesa, mentre il vento torna a rinforzare.

Solo il primo breve tratto è sottovento, poi saremo sempre esposti alle raffiche sulla dorsale boscosa, però alcuni controluce regalano emozioni mentre cerchiamo di perdere quota velocemente.
Quando arriviamo alla forcella di Val Inferna e torniamo a guadagnare il sentiero, sembra sia tornata primavera.
Ci togliamo un paio di strati e ripartiamo con le ciaspole ai piedi, ma al primo attraversamento ci rendiamo conto che è una scelta sbagliata e così le attacchiamo allo zaino, mentre davanti procederà uno con la piccozza a ritoccare i gradini per evitare scivolamenti; infatti, nonostante a noi sembri caldo, la temperatura è ancora di cinque gradi sotto lo zero e gli attraversamenti dei corpi di slavina sono ancora scivolosi.

Arrivati sui 1.500 metri di quota la neve si è allentata e ogni tanto la crosta si rompe sotto il peso del corpo.
Oramai però siamo quasi a Quattro Tabià e la tensione della giornata pian piano cala per lasciare posto alla soddisfazione per un'escursione ricca di situazioni e di esperienze diverse che abbiamo condiviso.
Le facce sorridenti e le espressioni soddisfatte sono il più bel riassunto di una giornata che tutti ricorderemo a lungo e con piacere.

Gabriele Villa
Ciaspolate con qualche colpo di piccozza
Cibiana (Zoldo), sabato e domenica 20 e 21 gennaio 2018