a "Monte Paterno, una via per un ricordo" di Alessandra Panvini Rosati
di Luigi Negri
Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare la signora Panvini Rosati
per
il toccante ricordo di Sepp Innerkofler, del quale, una trentina di
anni fà, rifeci la via sulla piccola di Lavaredo.
Un racconto pulito e colmo di dignità e rispetto che lo rende privo di
qualsiasi retorica.
Un tributo accorato e commovente nelle parole e nei fatti.
Vorrei permettermi di aggiungere ancora qualche riga.
Tempo fà, aggirandomi sul Monte Grappa, per visitarne l'Ossario dei
Caduti, mi sono sorpreso ad indugiare di fronte ad una lapide che
riportava il nome ed il cognome di un ragazzo partito da un paesino, ora
scomparso, della Romania, per venire a morire sul Grappa a 21 anni.
L'ho immaginato arrivare su un treno assieme a migliaia di altri soldati
per poi morire da solo nell'indaco del mattino tra l'aria che stringe la
gola e la luce che sfuma nel buio.
Notti intere ad aspettare un segnale in compagnia del vento, mentre
tuona il cannone.
Contare gli attimi, infiniti come le onde, in attesa di attaccare o di
essere attaccati, stringendo il fucile in una mano e il rosario
nell'altra.

E ora qui, a contare le stagioni che passano sulle sue ossa.
Vorrei ricordarlo in piedi, sulla cima del monte, a capo scoperto con
l'elmo in mano.
Sotto una neve leggera e silenziosa scrutare il cielo verso un varco tra
le nubi che gli lascia intravvedere quel posto incantato e di pace,
l'isola che non c'è.
Ecco, vorrei immaginarmelo così.
Senza vento, senza rumori.
Solo una neve soffice e leggera come una carezza.
Così, in pace.
Per sempre.
Un abbraccio a lui e a tutta quella generazione cui è stata rubata la
giovinezza.