Quello che rimane...
commento a margine della serata "Cinquanta sfumature di ghiaccio"
di Maurizio Caleffi (MaurICE)
Un’esperienza come questa è difficilmente assimilabile!
Non so esattamente quando tutto sia iniziato: certo che quando Paola mi
ha chiesto di organizzare una serata, io avevo già in testa un’idea che
mi frullava. Erano due anni che non mi mettevo in gioco: farlo mi
intimorisce, ma affronto l’ansia di prestazione sempre con grande
passione.
Un lavoro di gruppo era il mio punto di partenza: mi riesce più facile
affrontare argomentazioni di gruppo che non personali. Da quando la mia
vita si svolge qui in Sorgazza ho condiviso la mia passione per il
ghiaccio con tante persone ed in loro ho trovato incredibili e
insospettabili assonanze. Se nella mia precedente vita di alpinista
ferrarese il giro delle amicizie era circoscritto ai miei compagni di
cordata, ora che sono un “barista trentino” (di base e non evoluto!) ho
catalizzato nelle mie conoscenze tantissime altre persone.
Poi i social network hanno fatto il resto: mi professo come uno strenuo
difensore dell’anti-tecnicismo informatico, ma credo di esserne anch’io
vittima. Mail, Facebook, blog e siti di montagna sono la mia rovina!
Un mondo alpinistico virtuale che mi permette di spiare zone a me
sconosciute. Internet è come il vino a tavola: un bicchiere ci sta, un
litro ti “storna”… spero di non essere lì per essere un alcolizzato!
Ma
torniamo alle “cinquanta sfumature…”!
È incredibile come si sia creato questo gruppo: con pochi ci conoscevamo
veramente, con altri solo per esserci visti poche volte e con alcuni
nemmeno questo, nel senso che proprio non ci si era mai visti e sentiti!
Ma è bastato dire la parola magica… “ghiaccio”, ed in nome di questo ci
siamo trovati tutti di comune accordo nell’affrontare questa piccola ma
importante sfida. Da parte mia ho cercato un filo conduttore fra tutti
questi personaggi e ho creato una sceneggiatura un po’ pazza ed in parte
irreale.
Volevo unire il dono della scrittura e della lettura a quello
affascinante di una passione che brucia in tutti noi.
Volevo fare una serata di emozioni toccando quei sensi che sono in fondo
al nostro modo di essere.
Racconti, letture, musiche, storie belle e meno belle vissute da quelli
come noi.
La serata ora è passata e mi sento in obbligo di esternare le mie
sensazioni, raccontare quello che mi è rimasto addosso bello o brutto
che sia!
Dubbi
Una montagna di dubbi mi ha sempre accompagnato dal mio “si” a Paola,
principalmente legati al fatto di riuscire a portare a termine una cosa
così impegnativa, forse superiore alle mie capacità.
Non ho scelto una strada facile sia tecnicamente che dal punto di vista
umano.
L’idea di portare in scena racconti rendeva necessaria una serie di
scelte ben precise sul come e cosa raccontare.
Ho scelto varie persone conosciute e no e ho chiesto loro di mettersi al
lavoro per mettere nero su bianco le loro emozioni legate al ghiaccio,
ma non necessariamente legate ad una salita più o meno difficile o
pericolosa.
Se penso ora che alcuni di questi non avevano mai scritto, ancora mi
viene da ridere!
Ma mi fidavo di loro e delle loro storie e sapevo che in ogni caso
qualcosa di valido sarebbe saltato fuori.
Iniziarono ad arrivare i primi pezzi e mi accorsi di quanto erano
diversi l’uno dall’altro e che ognuno aveva una “sfumatura” diversa. Fra
questi c’erano brani anche molto speciali perché trattavano di
esperienze difficili, molto difficili! Un paio di questi erano
assolutamente coinvolgenti e mi accorsi poi che i loro autori erano già
abituati alla nobile arte della scrittura. Ma i dubbi sono continuati:
volevo accompagnare ad ogni racconto un pezzo musicale. Per alcuni di
questi la scelta era stata facile e condivisa con gli autori stessi; per
altri mi ero ispirato a sensazioni personali. I dubbi sono proseguiti
alle prime prove fatte qui in malga con i musicisti che dovevano
accompagnare le narrazioni. A seguito delle mie assurde richieste,
stavano per declinare l’impegno preso.
Per quanto molto bravi, li avevo sovraccaricati di responsabilità e
prestazioni non in linea con il loro modo di suonare … “Mauri ma noi
non siamo dei professionisti. Per fare quello che ci chiedi servono mesi
di prove!”.
Mi resi conto di esagerare e questo non fece altro che aumentare i miei
tanti dubbi. Tre di questi racconti erano assolutamente difficili da
presentare e solo la determinazione dei loro autori mi ha convinto a
proporli.
Poi la serata stessa e la così detta “Fase 2” del progetto.
Quest’ultima era quella più rischiosa.
Mi sono confrontato con alcuni amici fidati sull’opportunità di iniziare
e rendere pubblica questa “azione” e alla fine, in onore al coraggio
della beneficiaria di questo progetto, ho deciso di affrontare anche
questa nuova avventura: progettare e realizzare una raccolta di brani,
un libro.
Stupore
Lo stupore è legato al fatto di scoprirmi così determinato a raggiungere
lo scopo della serata.
La determinazione non è una delle mie doti migliori!
Però mi appassiono facilmente e questo è il motivo per il quale ho
cercato quelle “Cinquanta Sfumature”.
Mi sono stupito di intuire dalle parole dei racconti gli stati d’animo e
le personalità dei loro autori.
Lo stile era assolutamente unico per ogni scrittore, ma per alcuni di
essi si capiva chiaramente che il tutto non era frutto di
improvvisazione. Con uno di essi pochi giorni fa andai ad arrampicare e
durante l’avvicinamento gli chiesi se avesse già scritto in precedenza.
Lui mi disse di no, ma confessò che quel pezzo era in un cassetto da un
po’ e la mia richiesta di collaborazione aveva fatto si che quel foglio
di carta risaltasse fuori e ritornasse utile allo scopo, quello di
emozionare e non di impolverarsi in un angolo. Anch’io feci così la
prima volta!
Una sensazione di stupore l’ho avuta all’inizio della serata, quando
acceso il microfono e dopo l’introduzione di Paola, ho alzato lo sguardo
e mi sono reso conto di quante persone si erano presentate al nostro
appuntamento. Una cosa così non mi era mai successa e una sola cosa ho
pensato: “... Abbiate pietà di noi!”
Gratitudine
Un sentimento che vale per tutti.
Da Paola che ci ha invitato e su(o)pportato.
Elena, che ci ha dato la sua voce e la sua lettura.
Martino, musico aggiunto all’ultimo momento con la sua armonica.
Cristiano e Diego che hanno suonato con entusiasmo e competenza.
Abe che ha saputo consigliarmi e che ci è venuto a vedere.
Franz Cap che trattandosi di “ghiaccio” proprio non è voluto mancare.
Gabri e gli amici ferraresi che con la loro presenza hanno ribadito il
valore dell’amicizia.
Checco che ancora una volta mi è stato al fianco con la sua rassicurante
presenza.
Agli autori tutti e ai loro racconti: Daniele con la sua leggerezza,
Adam con le sue pungenti battute, Pelle e il suo accento emiliano,
Ettore e la sua prugnetta, Niko che è riuscito ad essere presente
nonostante fosse lontano, Ben che ci ha portato sul “Picco glorioso”,
Claudio il poeta che ci ha condotto nella “Città Foresta”, Monia unica e
irripetibile spalla, Martino e Lola cuori impavidi e maestri di
coraggio.
Tutti, ma proprio tutti, i partecipanti alla serata: eravate in tanti.
Le sedie erano circa centosessanta!
Magari c’era qualcuno anche in piedi, insomma… non credevo ai miei
occhi!
Infine Carla, prima e ultima voce della serata.
Promessa
Questa è la cosa più importante!
Mentre nelle lunghe settimane
precedenti all’evento ero assolutamente convinto di “non ficcarmi più in
cose del genere”, alla fine mi sono reso conto che la storia non finiva
qui!
Io, gli autori e anche molti presenti, ci siamo assunti un impegno
preciso, quello di scrivere, quello di donare le proprie parole per una
causa, una causa assolutamente importante … "la seconda vita di Loli".
Abe e Claudio mi hanno infine convinto che questa serata non doveva
essere l’ultima, ma forse la prima!
E allora via così! Ancora ore al computer e migliaia di parole e … un
altro racconto per Loli.