"Il guardiano della val di Fassa" di Mauro Loss
di Massimo Anile
Quando leggo i racconti di Mauro, che conosco da decenni, mi preparo
psicologicamente al loro impatto.
Lui è una forza della natura, ma ha anche il dono della narrazione
coinvolgente, quella "roba" che ti tiene incollato alla pagina (oggi si
chiama schermo) finché non vedi come va a finire.
Il pathos dell'attesa, l'avvicinamento alla meta, la salita coi suoi
colpi di scena, ma anche quell'angolo intimo lasciato alle emozioni,
compreso il nodo della tensione che si scioglie quando capisci che ormai
è quasi fatta.
Non ho mai raggiunto il livello tecnico e di determinazione di Mauro
(obiettivamente non sono in molti a poterselo permettere), ma non
importa, perché la storia che racconta mi rammenta le mie salite, la
ricerca dell'appiglio migliore, la linea di uscita, i segnali del tempo
che può cambiare e mandare in fanteria la via che da tempo volevi far
tua.
Arrampicare è una cosa emotivamente complessa: riuscire a farti sentire
l'emozione mentre leggi, è ancora più lodevole.
Grazie, amico mio, per avermi portato lì, su quel gendarme dolomitico,
che mi pare di aver davvero salito ...