Spiz d'Agner Nord - Gran Diedro Castiglioni/Detassis

di Emanuele Andreozzi


Indimenticabile avventura nel cuore di una parete remota e assolutamente magnifica.
Non solo ambiente e avventura, ma questa volta anche per il piacere di scalare su una roccia calcarea unica nella sua bellezza. Difatti, qualcuno dei (pochi) ripetitori, vocifera che si tratta del diedro più bello delle Dolomiti.
Difficile dargli torto, anche se non ho salito un numero sufficiente di vie per poter confermare tale affermazione.

Il gruppo dell’Agner regala sempre grandi avventure abbinate ad una roccia da favola.
Ricercare il piacere dall'arrampicata attraverso i passaggi su bella roccia, non è una cosa che mi interessa (anzi tutt'altro), piuttosto traggo piacere dalle avventura faticose ma autentiche e dalla bellezza della linea sulla parete. Però questa volta ero davvero felice di poter mettere mani e scarpette su un magnifico calcare bianco a buchi e reglette. Sembrava finto, mai fatti un migliaio di metri su una roccia così!
Mentre ogni tanto sulla faccia sinistra del diedro compare la roccia grigia a buchi tipica della Marmolada, a destra rimane bianca. Con una roccia del genere, ricca di buchi e prese, anche i tiri in camino, che spesso sono viscidi e slavati, su questa via erano pieni di buchi e prese, il che, rendeva la scalata sempre uno spasso e mai ravanosa. Fantastico!

Con Alessandro Bonapace abbiamo effettuato questa salita in tre giornate totali, ovvero il 4, il 5 ed il 6 settembre 2020. Tutto il necessario era nei nostri zaini, si faceva sentire soprattutto il peso dell'acqua, ne abbiamo dovuto portare in abbondanza, visto che non si trova mai lungo tutto il percorso. Il pomeriggio del primo giorno abbiamo salito lo zoccolo e raggiunto la grande conca ai piedi della parete nord, dove ci siamo scavati una piazzola sotto un masso e abbiamo bivaccato. Il secondo giorno, terminata la via, abbiamo fatto un secondo bivacco appena sotto la cima, godendo al massimo del magico posto in cui ci trovavamo, grazie anche alla luna piena sopra il mare di nuvole. Il terzo giorno non restava che ridiscendere lentamente a valle e tornare alla civiltà.

Per chi non conosce la zona, calcolare circa cinque ore dalla macchina all'attacco.
Ognuno può gestirsi la logistica come vuole, ma un bivacco è sicuramente necessario, quindi il mio consiglio è prendersi margine di tempo per l'avvicinamento e portarsi più possibile vicino all'attacco.
Oltre alla piazzola che ci siamo fatti noi nella grande conca, poco prima, dove attacca lo Spigolo Susatti, ci sono altre due piccole piazzole dove poter bivaccare.
Ma in questo caso il giorno dopo bisognerà fare un tiro di quarto e scendere nella conca per completare l'avvicinamento. Altra possibilità è quella di iniziare a scalare già il primo giorno, sulla prima parte della via c'è qualche posto dove poter bivaccare.

Una volta individuato l'attacco della via, non serve relazione, basta seguire il grande diedro.
Non si trovano quasi chiodi lungo la via, ma ogni tanto se ne vedono un paio fuori dalla fessura principale che vanno ignorati, visto che condurrebbero in una zona di roccia decisamente più difficile in aperta parete.

In alto, il tiro del tetto, che porta fuori dalle difficoltà, ha più chiodi di quanti se ne trovano nel resto della via.
Noi avevamo una serie di friend fino al 4, doppiando il rosso ed il giallo, più una mazzetta di tricam, svariati chiodi e numerosi cordini per clessidre e spuntoni. Tutte le soste le abbiamo attrezzato con protezioni veloci, se ne trovano solo due già attrezzate, ma sono piuttosto malmesse.
I tricam non sono indispensabili, ma visti i numerosissimi buchetti, sono molto utili quando si vuole risparmiare qualche friend da usare magari più avanti nel tiro. Non abbiamo mai usato chiodi e martello, ma io consiglierei di portarli comunque, soprattutto in caso si sbagli qualcosa sullo zoccolo d'avvicinamento.

Noi avevamo un sacco a pelo ed un materassino in due, il primo scalava con un piccolo zainetto leggero, per non sovraccaricare troppo il secondo di cordata, che portava comunque la maggior parte dei pesi.
Ogni tre tiri ci cambiavamo al comando della cordata, con due zaini era più pratico fare così.
Senza considerare zoccolo e uscita in cima, sono circa 800 metri solo il diedro; Difficoltà massima: VII-.

Complimenti ad Ale Bonapace, questa era praticamente la sua prima volta lontano dalle sue montagne di casa (il Brenta), beh non male come inizio! E grazie per aver condiviso questa avventura! E più in generale ci ricorderemo a lungo di questi tre giorni!

"...raramente ho goduto tanto un'arrampicata: roccia bellissima, esposizione, via logica, segnata dalla natura, sempre l'interesse teso, senza mai un punto di estremo impegno. e filavamo una cordata via l'altra, su per quella ruga dritta e verticale, che fende profondamente le impressionanti lastronate della parete, come un inno di luce che si svolge ininterrotto, come un canto d'amore e di vita. qui non era tanto lo spirito eroico che trionfava, era un sentimento d'amore della più alta e più vasta umanità..."
(Dal diario di Ettore Castiglioni 5 settembre 1934)


Emanuele Andreozzi
Spiz d'Agner Nord - Gran Diedro Castiglioni/Detassis
Trento, settembre 2020