Cresta OSA al Moregallo "by fair means"
di Raffaele Dalle Fratte
In questo periodo di restrizioni sugli spostamenti bisogna adeguarsi, così
la proposta di Fabio di percorrere la cresta OSA partendo da casa in
bici è stata accolta al volo!
La cresta OSA è una cresta del triangolo lariano, si sviluppa su roccia
solida e molto lavorata, regalando un'arrampicata divertente al cospetto
di Lecco, delle Grigne e del Resegone portando direttamente in cima al
Moregallo.
Così dopo una cinquantina di chilometri di avvicinamento in bici,
abbiamo cambiato assetto e iniziato la salita verso la cresta,
arrampicando con passaggi mai difficili (a tratti un po' esposti) sul
III grado.
In cima abbiamo ripensato ai pionieri dell'alpinismo che utilizzavano la
bici per affrontare le grandi pareti delle Alpi non avendo altri mezzi a
disposizione: basti ricordare il grande Hermann Buhl che ha vinto la via
Cassin al Pizzo Badile partendo da Innsbruck in bici e facendoci poi
ritorno.

E' uno stile di approcciarsi alla montagna che ti appaga maggiormente,
certamente richiede più energie e tempo, però la soddisfazione in cima è
maggiore.
Il ritorno con la bici scorre veloce fin quando facciamo un break per
gustarci un gelato, super meritato dopo la giornata. Un gran bel giorno
da ricordare!


Scheda e relazione (a cura della redazione)

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Accesso stradale:
da Valmadrera (Lecco) salire in auto fino alla frazione Belvedere
(indicazioni per S. Tomaso).
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Avvicinamento:
seguire il sentiero n° 7 fino al Fontanino di Sambrosera. Proseguire con
il sentiero n° 6 fino alla bocchetta formata dalla cresta del Moregallo,
e da lì salire a sinistra.
Non è comunque possibile sbagliare, grazie ai vari cartelli indicatori
che fanno esplicitamente riferimento alla cresta. (1h00/1h15)
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Discesa:
a sinistra o a destra rispetto alla cima, per sentiero, in circa 1h15.
E' possibile evitare le ultime due lunghezze uscendo verso destra per
sentiero (possibili placche di neve e ghiaccio in inverno).
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Difficoltà:
AD, III, III+, un passo di IV.
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Sviluppo:
circa otto lunghezze, 500 metri.
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Attrezzatura:
presente un chiodo sul passo di quarto. Soste da attrezzare su spuntoni
senza problemi. Necessari dadi e, soprattutto, cordini per clessidre.
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Esposizione:
sud.
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Tipo di roccia:
calcare.
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Periodo consigliato:
via percorribile tutto l'anno, ma sconsigliata d’estate.
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Tempo salita:
2h30 / 3h00.
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Primi salitori:
Gianbattista Villa, Gianni Mandelli, Elio Rusconi e Antonio Sacchi il
13/01/1973.
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Riferimenti bibliografici:
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Meciani L., Pesci E., Arrampicate
moderne nel lecchese, Melograno Edizioni, 1992 - (semplice
schizzo con difficoltà)
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AAVV, Valmadrera - Escursioni e
itinerari alpinistici, 1996 - (descrizione dettagliata)
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Cartografia:
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TCI - Gruppo delle Grigne - scala
1:20.000
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Multigraphic - Brianza, Prealpi
Lombarde - scala 1:25.000
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Kompass, foglio 105 - Lecco, Valle
Brembana - scala 1:50.000
Relazione
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Lunghezze 1 e 2, III, III+, 60 metri:
salire lo spigolo su roccia solida e molto lavorata sino a che termina
con delle piccole guglie, dopo un breve salto più impegnativo. Superare
le guglie e, con un tratto di sentiero di 7-8 metri, giungere alla base
del saltino successivo. N.B.: anche con una corda da 60 metri è meglio
fare due lunghezze, per evitare attriti nell'ultima parte.
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Lunghezza 3 e 4, III, passo di IV, 60-70
metri: salire il successivo
sperone su roccia ancora più lavorata, tenendo presente che anche qui si
dovrà spezzare il tiro attrezzando una sosta. Dopo circa 40/45 metri si
arriva sotto una paretina più ripida: sostare su clessidre. Salire la
paretina (passo di IV, chiodo con cavetto metallico). Con difficoltà
minori si prosegue fino a degli spuntoni su cui sostare. Proseguendo per
pochi metri di sentiero andare a sostare a destra dell’evidente camino
su due spit con anello.
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Lunghezza 5, III, 30 metri:
salire il camino: qualche appoggio liscio, passaggio non banale.
Possibilità di assicurarsi, a metà camino, su un sasso incastrato.
Uscire dal camino sulla destra e proseguire a piacere.
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Lunghezza 6 e 7, III, II:
proseguire per due lunghezze semplici, costituite da placchette e
piccoli saltini di roccia. Non uscire sul prato a destra: in inverno,
con erba secca, è molto scivoloso.
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Corda in spalla, scendere per tracce di
sentiero ad un intaglio della cresta, alla base di una paretina
verticale. Da qui è possibile terminare la salita, seguendo un sentiero
che si diparte sulla destra (dopo qualche centinaio di metri, ad un
bivio, tenere la traccia bassa) o proseguire con le due lunghezze
seguenti (poco consigliabili).
Se si segue il sentiero si può poi scegliere se scendere a valle
(piegando a destra) o se proseguire verso la vetta (piegando a sinistra,
in 15-20 minuti).
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Lunghezza 8, IV, 10/15 metri:
salire la paretina di una decina di metri in un punto a scelta: è poco
proteggibile, e a sinistra è più semplice.
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Lunghezza 9, II, III, 25/30 metri:
proseguire per sentiero arrivando alla base di un risalto friabile e
poco invitante: canale centrale marcio con ai lati rocce instabili.
Stando a destra del canale salire con molta attenzione fino ad un grosso
sasso sporgente, apparentemente solido. Da lì traversare a destra e
proseguire la salita per rocce più solide.
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Con pochi metri di roccette (passaggio
esposto, eventualmente fare un mezzo tiro) si raggiunge la vetta.