Ascesa al Cervino
Un regalo davvero speciale
di Mauro Loss
Tutto è cominciato con un regalo. Un regalo inatteso ma, si sa, un
regalo è un regalo, tanto più se il regalo è da parte di Renata, la
compagna di una vita, dopo tanti anni assieme trovare qualcosa di
diverso e particolare diventa difficile. Abbiamo un po’ tutto quello che
serve e allora avanti con la fantasia… e a Renata non manca.
Al termine della festicciola per il mio compleanno arrivano i regali di
amici e parenti e Renata mi allunga una busta e con un bacio mi sussurra
all’orecchio “spero non ti dispiaccia”.
Strane parole per accompagnare un regalo. Apro la busta con titubanza e
molta curiosità. Leggo con calma e non una sola volta, sono sorpreso
molto sorpreso da ciò che leggo e resto senza parole. Veramente, non so
che dire. Mi ha regalato la salita al Cervino con una Guida, solo adesso
capisco e mi sono chiare le sue parole.
Non me lo aspettavo, sono contento ma anche decisamente preoccupato.
L’incidente con la moto è ormai un ricordo lontano ma ha lasciato
strascichi che mal si adattano alla quota.
Infatti, tutte le volte che dopo l’incidente, ho provato a salire in
quota sono sempre state esperienze difficili che mi hanno lasciato non
buone sensazioni e tanti pensieri. Di conseguenza ho ridotto di molto
tutte le attività prevalentemente aerobiche, anche lo scialpinismo che
pur mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e piacere, perché mi accorgo
di non essere più quello di prima e non è solo per una questione di età.
Fatico veramente tanto e la cosa non mi fa stare tranquillo, non riesco
mai a cambiare ritmo e ho sempre la sensazione di essere vicino al
limite, insomma, di non avere mai margine e questo un poco mi preoccupa.
Non ne parlo con Renata, ho timore di darle un dispiacere ma mi confido
con alcuni amici fidati.
Sono tutti entusiasti e minimizzano le mie preoccupazioni, ciò
nonostante, le perplessità restano ma provare non costa nulla. Ho il
supporto degli amici, il coraggio e la voglia di mettermi in gioco. Mi
conosco, ho la presunzione di essere certo che saprei riconoscere il
momento in cui se ci fossero problemi, direi basta e mi saprei fermare.
Una volta presa la decisione, i passi successivi sono facili, contattare
la Guida prescelta e capire con lui come ci si potrà organizzare. A
Jules, la guida che mi accompagnerà, non ho nascosto le mi
e difficoltà e
i miei dubbi ma ho anche sottolineato il fatto che mi è molto chiaro
cosa si andrà a fare e di avere adeguate capacità tecniche per gestire
almeno quell’aspetto della salita. Definiti e chiariti questi aspetti
prodromici, ci siamo accordati per la data, sarà a fine agosto con una
grossa incognita: la Capanna Carrel potrebbe essere inagibile a causa
dei lavori di ristrutturazione che la dovrebbero interessare e questo ci
costringerà ad una salita in giornata.
Non nego che questa ulteriore difficoltà mi mette ancora di più in
ambasce ma ormai il dado è tratto e non voglio rinunciare senza averci
almeno provato. Ammetto che per me il Cervino non è mai stato tra le
mete in cima ai miei desideri ma è e resta una montagna iconica e
decisamente affascinante quindi comincio a preparami al meglio e a
leggere. Sì, leggere, voglio farmi un’idea di cosa mi aspetterà. Nella
speranza che il conoscere la salita e le sue difficoltà, sulla carta, mi
potrà tranquillizzare. Beh, devo dire che conoscere tutti i passaggi
della salita non fa sì che le mie preoccupazioni svaniscano, tutt’altro,
poi come ben si sa il diavolo fa le pentole ma non i coperchi … e nel
periodo prescelto il meteo, dopo un lungo periodo di tempo stabile e
bello, cambia repentinamente e il Cervino assume una veste tutt’altro
che estiva e si ricopre di 30 centimetri di neve. E quindi … tutto
rimandato a nuova data, i primi di ottobre, con margini operativi
decisamente ridotti e ovviamente meteo che prima o poi dovrà pur
decidersi a fare autunno o inverno dato che le mezze stagioni non ci
sono più.
Ottobre, la mia seconda opportunità, si avvicina, non guardo il meteo e
nemmeno chiamo Jules per scaramanzia. Aspetto e spero. E la chiamata
alla fine arriva ... Jules mi conferma l’appuntamento e aggiunge che il
meteo si preannuncia buono e le condizioni della montagna sono ottime e
soprattutto che la Capanna Carrel è ancora agibile. Il mio cuore batte
forte. Sono pronto ad iniziare questa avventura e soprattutto a crederci
con tutto me stesso. Domenica, il giorno della partenza, sono
stranamente tranquillo, mi alzo con calma, finisco di preparare le
ultime cose, mangio con Renata e poi parto. Il viaggio scorre senza
intoppi, poco traffico, qualche telefonata e nel tardo pomeriggio sono a
Valtournenche in albergo, mi sistemo e ne approfitto per salire a
Cervinia per avere il primo incontro con sua maestà il Cervino.
Devo dire che la prima impressione non è stata un granché, tutt’altro, ho in mente le classiche fotografie che lo immortalano. Una maestosa piramide isolata con le sue affilate creste che si stagliano nel cielo come lame affilate ma mi trovo davanti un pandoro tondeggiante, imponente certamente, ma che mi delude un po’. La salita avrà altro sapore e garantirà adrenalina e ambiente super. Nel tardo pomeriggio incontro Jules per gli ultimi accordi e le verifiche del materiale. La notte scorre stranamente serena e passo la mattinata successiva in attesa dell’ora dell’appuntamento leggendo il giornale, facendo due passi a Valtournenche e soprattutto controllando l’orologio ogni cinque minuti. Finalmente ci siamo, un’ultima controllata allo zaino, l’avrò fatto e rifatto cinquanta volte, ed ecco arrivare Jules con la sua moto con cui saliremo fino al Rifugio Duca d’Aosta. Sarà la parte più adrenalinica della salita e per la legge di Murphy, non appena scendo dalla moto lo spallaccio del mio zaino cede. È nuovo! Disperazione assoluta ma poi ritrovata la calma e con l’aiuto di Jules e di un provvidenziale cordino di kevlar, la riparazione d’emergenza è fatta e si può partire. Sarà una salita scandita da molti punti intrisi di storia e aneddoti che raccontano la storia della conquista di questa cima.
Poco dopo la partenza eccoci alla croce Carrel, posta nel punto in cui la mitica guida morì dopo essere riuscito a portare in salvo i suoi clienti colpiti, durante la discesa, da una violenta bufera. Un tratto detritico ed ecco il camino Whymper la prima vera difficoltà della salita. Luoghi che trasudano di storia e mi fanno tornare alla mente le pagine lette e la lotta per la conquista di questa montagna simbolo, i tempi in cui è avvenuta, i mezzi con cui si è realizzata. Penso a loro così distraggo la mente da me stesso e dalle mie difficoltà, dal mio fiato corto che fatica a regolarizzarsi, che mi preoccupa, ma ormai mi conosco, so che l’inizio è sempre difficoltoso ma poi, pian piano, le cose si sistemano e il motore comincia a girare con regolarità e continuità.
La salita procede regolare lungo un pendio detritico e seguendo tracce
di sentiero contraddistinto da radi ometti e segni rossi. Si chiacchiera
mentre si cammina e Jules mi invita a non forzare e a salire con il mio
ritmo.
In breve, siamo al traverso sotto la Testa del Leone, altro luogo
simbolo. Un traverso esposto dove le tracce si confondono e solo rari
ometti e Jules rendono il procedere rapido e senza errori. Poco dopo
siamo al Colle del Leone, stretta sella da cui inizia la cresta omonima
che ci porterà a Capanna Carrel e domani, si spera, in vetta.
Da qui il panorama è veramente maestoso e spazia da nord a sud. Certo,
fa impressione vedere il Plateau Rosà ridotto ai minimi termini e ancor
più impressionante sono le poche macchie di neve salvate dai teli
presenti sulla pista che scende lungo il versante italiano e su cui, in
novembre, dovrebbe svolgersi una gara di coppa del mondo maschile (!).
Capanna Carrel sembra a un tiro di schioppo, così vicina ma al contempo
così lontana.
Breve pausa, qualche foto e poi si riparte. Ecco la placca Seiler, una
bella placca grigia inclinata a cui segue il diedro, o almeno una volta
era un diedro, della Cheminèe infatti il suo lato destro è stato
cancellato da un imponente frana nel 2008. Il grosso canapo presente
aiuta non poco a superare questo tratto non lungo ma atletico e
impegnativo di IV grado. Dicono. Sarà ma a me è sembrato essere un IV
grado con le orecchie decisamente lunghe. Cerco di respirare con calma,
di evitare di procedere in apnea e di usare il più possibile la roccia
limitando l’uso dei grossi canapi presenti. Dopo la Cheminèe la salita
si fa più facile e veloce e un ultimo tratto innevato, l’unico di tutta
la salita, ci porta finalmente sulla terrazza della Capanna Carrel, un
bivacco abbarbicato sulla cresta a 3800 metri di quota. Sono quasi le
sedici, c’è ancora un bellissimo sole, il cielo è terso di una
limpidezza quasi accecante. Non riesco a godermi il panorama, sono
troppo concentrato su me stesso, sul cercare di ascoltarmi e di fare
attenzione a qualsiasi piccolo cambiamento fisico e di umore.
Una tazza di the, qualche biscotto e poi decido di andare in branda a
riposare pensando alla notte che mi aspetterà a questa quota importante.
Mi preoccupa, dopo l’incidente le notti in quota sono sempre state
difficili ma il fatto di essere salito bene e senza troppe difficoltà mi
rincuora e mi appisolo sereno.
Sono ormai le 19 quando mi sveglio, scendo di sotto e chiamo Renata, le
racconto la salita e la tranquillizzo, sto bene, mi sento bene.
Finalmente comincio ad essere più fiducioso, anche Jules si è svegliato,
chiacchieriamo del più e del meno e intanto si prepara la cena. Un
piatto abbondante di pasta all’arrabbiata e tonno. Una favola! Poi fuori
ad ammirare le luci del fondo valle e a fare segnali luminosi alla
figlia di Jules, quindi a letto con non poche preoccupazioni. Ma sarà
una notte tranquilla e serena.
Sono da poco passate e le 5.30 quando, alle luci delle frontali, usciamo da Capanna Carrel ed iniziamo la nostra salita. Jules mi raccomanda di non esagerare e di procedere con il mio ritmo, ieri siamo andati benone e oggi si aspetta faremo altrettanto. In breve, siamo al pianoro dove sorgeva la Capanna Duca d’Aosta di cui si notano ancora i ruderi, subito dopo ecco il primo dei punti iconici della salita – La corda della sveglia – una placca atletica con tetto finale non difficile ma che dà decisamente la sveglia. Di qui si prosegue lungo il versante sud lungo, cenge aeree, camini non sempre di roccia ottima, roccette delicate aiutandosi, talvolta, con i grossi canapi presenti nei tratti più ostici e verticali. Canapi che cerco di utilizzare il meno possibile preferendo la roccia anche se non sempre solida per evitare di stancarmi troppo. Jules si ferma e mi dice che siamo al Rocher de Ecritures, non capisco e sorridendo mi indica la parete alla mia sinistra e mi dice che questo è il punto più alto raggiunto da Carrel e Whymper durante il loro primo tentativo e dove si possono ancora leggere i loro nomi scolpiti nella roccia.
Il mio pensiero corre, mentre riposo un attimo, a quel lontano periodo e a quanto devono essere stati coraggiosi e intrepidi per intraprendere una salita così. Una salita, oggi alla portata di molti, ma a quei tempi era più che un’avventura misteriosa. Ecco il ghiacciaio sospeso del Linceul. Ghiacciaio, parola grossa per descrivere quella misera macchia di neve ricoperta da detrito, si fa fatica a credere che quello che la frontale illumina sia effettivamente un ghiacciaio. Siamo sul filo della cresta, le prime luci dell’alba colorano di un gran bel rosso l’orizzonte. Un’istantanea che regala serenità e che ammiro in silenzio.
Sopra di noi pende, da un netto intaglio verticale, un altro grosso canapo, è la Gran Corde e Jules mi ricorda che siamo ormai a 4.000 metri, la cresta è affilata, non difficile e la roccia si presenta coperta di neve, non ci darà particolari problemi, riusciamo ad evitarla senza difficoltà e senza calzare i ramponi. Siamo sul lato Nord quello svizzero, ormai è chiaro e possiamo spegnere le frontali, poco sotto la vetta del Pic Tyndall il terreno diventa più detritico, facile ma delicato e una stretta cengia esposta, chiamata la Gravate, ci riporta in Italia e sulla cima del Pic Tyndall. Proseguiamo sempre lungo il filo dell’esposta cresta verso la Testa del Cervino, il breve e caratteristico intaglio dell’Enjandee a cui segue un tratto di rocce sbifide spesso ghiacciate ma oggi fortunatamente asciutte. Subito dopo si vedono, in alto, i grossi canapi della parte finale della salita.
Siamo al Col Felicitè, dal nome della prima donna arrivata fin qui. La
salita è ora decisamente più verticale con roccia buona e solida e
s'intravede poco sopra la famosa Scala Jordan, una ventina di robusti
scalini di legno che aiutano a superare l’ultima placca strapiombante.
La cosiddetta Corda Piovano ci aiuta a salire un ripido ed estetico
diedro, ancora una bella placconata spiovente, un’esile fessura, la Gite
Wentworth e sbuchiamo sull’affilata cresta
finale. La croce è li, vicina
e mi viene in mente un ricordo di bambino: Mike Buongiorno che grida
“grappa Bocchino”, l'abbraccio felice, contento, soddisfatto, incredulo.
Sono stanco, certo, ma felice di essere riuscito a scacciare i miei
demoni.
La giornata è fantastica, il tempo è bello, non c’è vento, ci riposiamo
un po’, due barrette, un sorso di Gatorade e poi inizia la lunga
discesa: sarà una cavalcata senza troppe difficoltà, lunga ma sulle ali
della felicità e non mi accorgo del tempo che passa, sono da poco
passate le 14 quando arriviamo nuovamente a Capanna Carrel, pausa
ristoratrice e poi di nuovo giù verso Cervinia e la fine di questa
fantastica galoppata.
Mi fermerò ancora un giorno a Valtournenche per riposare, godermi le
emozioni provate e rientrare con calma e senza stress. L’avventura è
finita ricordo le paure, le difficoltà, gli sforzi, il sole, le emozioni
provate, la voglia di provarci, le parole degli amici, i consigli e il
supporto di Jules, un bagaglio di esperienze che sto facendo mie e che
mi aiuteranno nel futuro.
Grazie Renata un bacio grande.
Mauro Loss
Ascesa al Cervino (Un regalo davvero speciale)
Monte Cervino, agosto-ottobre 2013