Ad ognuno il suo primo chiodo!
Torrione Figari: Via Classica di sinistra (Alpi Apuane)
di Diego Piccinini
Estate 2018, Alex ed io - cordata ormai consolidata - siamo pronti per
iniziare ad abbandonare vie sportive o “addomesticate”, per
intraprendere esperienze alpinistiche con relative notti in tenda o
bivacco.
A Ferrara il clima è abbastanza mite, grazie alle continue perturbazioni
che incombono su Dolomiti e Prealpi Vicentine; le falesie sarebbero
affrontabili, ma gli intenti sono ben altri.
Quindi che fare?!
Consultiamo siti, cartine, guide (Alex quando non sa che fare ne
acquista una), qualsiasi meteo online (sperando di trovare quello che
dica ciò che vorremmo sentirci dire), ma nulla da fare e siamo ormai ad
un giorno prima di partire per la data designata.
Il nervosismo sale, quindi studiando il clima di tutto lo stivale,
decido di allargare i miei orizzonti ed ecco comparire le Alpi Apuane:
cavolo, mi chiedo come ho fatto a non pensarci prima!
Scopro, con grande felicità, che il sito “red climber” possiede un’ampia
gamma di proposte per tutti i gusti e gradi; inoltre, già in passato ero
stato sul monte Contrario per una ferrata... e tornano alla luce ricordi
di posti selvaggi e poco frequentati. Basta una telefonata per
convincere Alex sulla nuova destinazione, stampo alcune proposte, si
carica la macchina e per le 16:30 si parte. La strada per raggiungere la
zona non è breve, la coda non manca e abbiamo, quindi, tutto il tempo di
selezionare la via che più ci intriga!
Battezzato il torrione Figari, salendo per la “Classica di sinistra”,
sulla relazione compare la possibilità di appoggiarsi nella capanna
Garnerone, gestita dal C.A.I. di Carrara tramite prenotazione on line;
dato che il tempo per un tentativo non manca, gli smartphone si lanciano
alla ricerca del link ... risultato: il sito non funziona!
Nonostante il piano “b” della tenda, facciamo un altro tentativo
telefonando al C.A.I. di Carrara, dove risponde un segretario, stupito
del fatto che la richiesta fosse per la notte stessa e gentilmente ci dà
un altro numero ... poi un altro ... ed un altro ancora ...
Per farla breve, un simpatico socio-C.A.I. nonché detentore della chiave
della capanna, ci accoglie verso le ore ventuno a Vinca, paesino dove
abita (e da dove parte l'avvicinamento), per la consegna delle chiavi.
(NdA: un mito l’indigeno di Vinca).
A questo punto, carichi come due somari e con il tramonto ormai
terminato, partiamo per il sentiero che ci condurrà al rifugio, stimando
un peso di venti chilogrammi a testa (alla faccia della Normale
Dotazione Alpinistica), sereni che
l’indomani avremmo lasciato giù alla capanna ciò che non sarebbe servito
per la scalata.
In fondo, quale migliore occasione per un po’ di allenamento?
In meno di un'oretta, sudati come animali ma ricchi di un sacco di cibi
e gadget, la capanna è raggiunta nel buio pesto della notte. Il
“custode” ci aveva parlato di svariati comfort ed infatti, a posteriori,
saremmo potuti salire con la metà del peso, visto che nella capanna
erano presenti: scorte di acqua, gas, una zona cambusa, pannelli
fotovoltaici per la luce, coperte, materassi, ... insomma, non mancava
nulla, un 5 stelle!
Preparato, quindi, un lauto pasto accompagnato da birre (dopo la fatica
fatta a portarle, erano buonissime anche calde), un'occhiata alle stelle
dal buio selvaggio del bosco e a dormire, carichi per l’indomani!
Sveglia di buon'ora, colazione e partenza, sicuri di non trovare subito
l'attacco della via ... dopo mezz’ora, mi rendo conto di aver scordato
il casco alla capanna, due imprecazioni, torno indietro di corsa e si
riparte.
Il sentiero d'avvicinamento, inizialmente scontato, dopo breve si dirama
in mezzo alla vegetazione che, folta, ci avvolge quasi completamente;
alcuni sali scendi, classici dialoghi del tipo “Diego, ma non stiamo
salendo troppo?" ... "Boooh, al massimo riscendiamo, Alex ma
quando è stata percorsa l’ultima volta questa traccia?
Credo nel 1953
quando hanno aperto la via.”, varie fasi dove il sentiero si perde,
fino a trovare l'attacco immortalato nella nostra testa, grazie ad
immagini viste in rete (... alpinismo moderno) e confermato dalla
presenza di un chiodo.


La via è di stampo classico, salita per la prima volta nel ‘53, si
sviluppa su buona roccia con chiodatura esigua, seguendo un percorso
logico ma da ricercare e non superando mai le difficoltà del V-, con uno
sviluppo di circa duecento metri. L'arrampicata è varia tra placche,
rampe e camini.
Le soste sono datate e da controllare, come del resto la chiodatura, ma
le possibilità di proteggersi non mancano, grazie anche alla vegetazione
che non infastidisce la progressione.
Proprio all’ultima sosta, mentre mi organizzo per recuperare Alex, noto
che dei due chiodi uno è veramente poco affidabile ... marcio, mobile,
piegato e ribattuto infinite volte; insomma, non potevo chiedere
occasione migliore per inaugurare il nuovo martello, piantando un chiodo
aggiuntivo.
Ovviamente l'autostima sale alle stelle, purtroppo la via è finita!


Terminata la salita apprezziamo un magnifico panorama, osservando le
nubi salire dal mare e che poi ci avvolgeranno completamente nell’unica
calata in corda doppia che porta verso il sentiero di rientro; il quale,
segnato da segni rossi e sbiaditi, ci condurrà fino a dove poche ore
prima ci eravamo incasinati ... a posteriori sempre tutto facile e
scontato!
Nel complesso, ventiquattro ore immersi in ambienti solitari ed ameni,
percorrendo sentieri poco battuti che stimolano i sensi; forse una via
troppo breve, ma comunque piacevole nell'insieme.
Sicuramente abbandoniamo le Apuane con l’idea di tornarci, magari con
progetti di maggiore rilevanza!
Una nota di merito va fatta alla sezione C.A.I. di Carrara, per la
disponibilità dimostrata.
Diego Piccinini
Ad ognuno il suo primo chiodo!
Alpi Apuane, 19 e 20 luglio 2018