Ninì Pietrasanta e il suo firmamento
(tratto da Gogna Blog - 19 aprile 2025)
di Serpillo (pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 22 febbraio 2025)
«A
poco a poco, senza che me ne accorgessi, la montagna prese l’anima mia,
dandomi emozioni nuove e dolcissime, armoniose e potenti (Pellegrina
delle Alpi di Ninì Pietrasanta)».
Ho lasciato Ninì (Ortensia Ambrogina Adelaide Carlotta Aideé) in un post
del 2015 senza mai dimenticarla.
Incontrandola nelle pagine delle sue memorie, da subito mi è stata
amabile ed amichevole e mi ha stupito il suo intraprendente spirito, la
sua sensibilità per la montagna e la sua gioiosità.
La montagna l’ha conosciuta prima con suo papà Riccardo nel Monte Rosa e
poi con la comitiva di amici milanesi.
La mamma, Mariuccia Vernansal de Villeneuve, muore di tisi quando lei è
adolescente.
È musicista, pittrice e fotografa (usa la Paillard), precursora
nell’uso della cinepresa da 16 millimetri.
Le sue immagini sono ben ferme e con una buona inquadratura e vengono
anche regalate ai compagni di cordata.
Appena presa la patente, guida la sua Fiat 508 Balilla a 3 marce.
Legata in cordata alle migliori guide alpine dell’epoca (Giuseppe Chiara
e Tita Piaz) e a seguire con Gabriele Boccalatte, divenuto poi suo
marito, pratica alpinismo su ghiaccio e roccia salendo le principali
cime sugli itinerari classici e compiendo prime ascensioni.


La vediamo alpinista tostissima, ottima rocciatrice del sesto grado in una montagna dove le donne sono ignorate e sottovalutate. Gabriele muore il 24 agosto 1938, colpito da una scarica di sassi durante un tentativo di salita all’allora inviolata parete sud dell’Aiguille de Triolet con Mario Piolti.


Ninì non dimentica la montagna, ma non pratica più l’alpinismo dopo la
nascita del figlio avvenuta nel 1937 e nemmeno intende favorirlo nella
sua pratica.
Continua però a sciare e glielo insegna facendogli amare la montagna non
competitiva.
Il valore alpinistico di Ninì e di Gabriele è stato scoperto per caso
dal “loro pupetto Lorenzo” ben sessant’anni dopo.
Lorenzo, dopo la morte della mamma avvenuta il 23 febbraio 2000, trova
un baule “dimenticato” e scopre un tesoro. Nel forziere, anziché monete
d’oro, ci sono tante “pizze” di allumino rotonde da 16 mm e più di 2400
foto ben catalogate dalla stessa Ninì.
Le pellicole però sono completamente incollate e odorano di acido.
Grazie all’incontro con il regista Gigi Giustiniani e al drammaturgo
Raffaele Rezzonico, fa visionare il materiale.
Le bobine delle “cinematografie” ritrovate vengono così salvate e
restaurate ed insieme alle foto diventano un docufilm: Ninì, prodotto da
La Fournaise nel 2014 e vincitore di numerosi premi sia in Italia che
all’estero.
Appena uscito l’ho ordinato, in quanto non sono riuscita a vederlo in
una serata organizzata dal CAI di Chivasso.
Tramite
gli occhi della Pellegrina delle Alpi e i diari della coppia
Pietrasanta-Boccalatte, ci emozioniamo ed entriamo, con discrezione e
forse con un pizzico di nostalgia, nel loro mondo tra il 1932 e 1938.
Non solo ascensioni, scalate, sciate, ma anche intimi attimi famigliari
che vengono dipanati al nostro sguardo.
Un bellissimo modo di raccontare e documentare le esperienze sue e dei
compagni di scalata (Gabriele Boccalatte, Toni Ortelli, Emanuele
Andreis, Giusto Gervasutti, Renato Chabod, Vitale Bramani, Leopoldo
Gasparotto).
Oltre ad essere un documentario d’importanza storica, e non solo
alpinistica, ci mostra anche una montagna mai vista prima con la
cinepresa. Il film l’ho rivisto più volte e sono grata al papà Riccardo
che le ha permesso di vivere (in particolare l’adolescenza e la
giovinezza negli anni Trenta del Novecento) in piena libertà e
disinvoltura.
La mentalità aperta appoggia la sua autonomia e le sue scelte di vita.
Da segnalare che nel 1935 realizza, pioniera, un cortometraggio in
occasione del giuramento prestato dalla reclute della scuola militare
alpina di Aosta, sulla salita al Monte Bianco.
Ma vi ricordate l’epoca in cui vive la nostra protagonista?
Le donne sono considerate l’angelo del focolare e creature da
proteggere, relegate all’ambiente domestico e assoggettate all’autorità
maschile. Con l’avvento del fascismo, poi, il loro compito è procreare
ed occuparsi della casa.
Possono solo diventare insegnanti o domestiche, ma economicamente non
hanno conti correnti propri.
Nel secondo dopoguerra c’è un aumento nella frequentazione delle scuole
(anche superiori) e iniziano a lavorare fuori casa.
Le “signorine” hanno dovuto guadagnarsi stima e riconoscimento per le
proprie imprese.
I commenti maschilisti e canzonatori eccedono: alcuni medici fino al
XVIII secolo sostengono che l’alta quota porta all’infertilità.
L’avvicinamento alle cime e alle salite alpinistiche al femminile è
ritenuto difficile se non impossibile a causa dei loro limiti psichici e
fisici.
Oltre a questi soffocanti preconcetti, non pensiamo che le alpiniste (ma
anche gli alpinisti) hanno il nostro abbigliamento, le attrezzature e le
nostre tecniche di arrampicata.
Niente materiale tecnico impermeabile: indossano pantaloni alla zuava,
camicia di flanella, maglia, giacca, calzettoni e guanti di lana
(recentemente, però, c’è un ritorno alla lana di pecora che è
traspirante, ha il vantaggio di asciugarsi rapidamente, di avere molto
meno odori del materiale sintetico ed essere più sostenibile).
Usano corde di canapa che assorbono acqua, s’irrigidiscono e diventando
pesanti. Le corde in nylon sono ancora lontane dal nascere. Nessun
imbrago (inventato solo a fine anni ’70), ci si lega alla corda con il
nodo intorno alla vita e il materiale, come ad esempio martello e
chiodi, sta nelle tasche.
Nella discesa in corda doppia, la corda è fatta passare dietro la spalla
e dietro la gamba usando il corpo senza alcun sistema di
autoassicurazione. Ai piedi hanno pedule in canapa per l’arrampicata.
Vitale Bramani, amico della Pietrasanta, nel 1937 crea le prime suole
“Vibram” (acronimo delle iniziali del suo nome e del suo cognome), col
disegno a carrarmato, che hanno rivoluzionato il mondo della calzatura e
dell’alpinismo, offrendo buone prestazioni e ottima aderenza.
Simpatico
l’aneddoto che lo vede protagonista con alcuni loro amici.
Vitale ha ricevuto, nel suo negozio milanese, un paio di sci nautici.
Nessuno della combriccola sapeva come usarli e dove.
Cosa fare? Sono andati a scivolare sull’acqua del Naviglio (all’epoca
senza parapetto) trainati dalla Balilla di Ninì con la corda!
In un universo alpinistico prettamente maschile, le fanno compagnia
donne come Mary Varale (eccezionale scalatrice cha ha raggiunto tra gli
anni Venti e Trenta il significativo numero di 217 cime, sia da prima
che da seconda di cordata così come in solitaria) e Paula Wiesinger
(prima campionessa dello sci alpino italiano).
Il loro modo di agire, nel periodo dell’alpinismo eroico, è stato un
importante contributo sulla parità di genere. Le donne in montagna, ai
giorni nostri, hanno raggiunto livelli di bravura, competenza e capacità
prestazionali simili se non superiori agli uomini e le distinzioni di
genere sembrano scomparse. Sono guide alpine, arrampicatrici, sono
presenti in cordate femminili in difficili ascensioni, ma ancora non
esiste in Italia un’istruttrice di guide alpine donna.
Le Terre Alte non sono, però, un’isola felice e rispecchiano la società
in cui viviamo.
Il 7 dicembre 2024 a Courmayeur è stata presentata la nuova edizione, a
cura del Club Alpino Italiano, del suo diario Pellegrina delle Alpi
arricchito da foto provenienti dall’archivio della Famiglia Boccalatte.
La prefazione è scritta da Enrico Camanni e l’introduzione dal figlio.
La scultrice Marina Torchio ha inaugurato, il giorno prima, la sua
mostra “In cordata con Ninì.
Ninì Pietrasanta e Gabriele Boccalatte, il grande alpinismo di inizio
Novecento” (esposta fino al 30 aprile 2025 al Museo Alpino “Duca degli
Abruzzi” di Courmayeur, alla Società delle Guide Alpine).
C’è un bel video sull’inaugurazione della Mostra dove Marina Torchio,
artista e scultrice valdostana, racconta Ninì Pietrasanta sul TGR Valle
D’Aosta.
A vent’anni la Pietrasanta si iscrive alla Sezione di Milano del CAI,
nel 1991 le viene conferita la qualifica di socio benemerito e nel 1998,
sempre dalla stessa sezione, riceve la medaglia d’oro. Ancora nel 1998,
con un’attribuzione prima di allora mai deliberata, viene insignita del
titolo di socio onorario del CAAI.
Il 23 febbraio 2025 sono caduti i 25 anni dalla sua morte e mi piace
ricordarla così.
«Di certo non mi fermavo di fronte allo sguardo stupito di chi mi
riteneva strana o matta; per me non esisteva obiettivo superiore a
quello di arrampicare, arrampicare, arrampicare e toccare con mano la
libertà».
Ascensioni di Ninì Pietrasanta (fonte Wikipedia)
7
agosto 1929: Punta Thurwieser per la cresta sud (prima ascensione);
26 agosto 1929: Nord del Lyskamm Orientale (prima ascensione femminile);
10 agosto 1930: Nord-ovest della Punta Zumstein (seconda ascensione);
29 agosto 1931: Versante nord del Corno Bianco (prima ascensione);
1932: il conte Aldo Bonacossa, successivamente presidente del Club
Alpino Accademico Italiano dal 1933 al 1947, invita la Pietrasanta in
Abruzzo ad effettuare alcune escursioni scialpinistiche di ampio
respiro, come la traversata del gruppo del Gran Sasso e la prima salita
con gli sci della vetta orientale del Corno Grande;
1932-1936: la Pietrasanta e Boccalatte firmano numerose imprese
memorabili: sono gli anni più maturi dell’epoca cosiddetta del sesto
grado. Storica rimarrà la conquista della parete ovest dell’Aiguille
Noire de Peutérey, una delle più belle e più difficili del versante
italiano del Monte Bianco;
19 luglio 1932: con Renato Chabod, Piero Ghiglione e Piero Zanetti,
partendo dal rifugio Leschaux, rimontano il ghiacciaio fino al pianoro
del Les Périades e salgono un gendarme di circa 50 metri senza nome.
Raggiunta la vetta la battezzano Pointe Ninì 3455 m, in onore della loro
compagna;
18 luglio 1933: con Giusto Gervasutti e Piero Zanetti compie la
traversata dei Rochers della Brenva con la salita alla Tour de la
Brenva;
23 luglio 1933: alle Aiguilles du Diable salgono la Pointe Chaubert, la
Pointe Médiane e la Pointe Carmen con traversata al Mont Blanc du Tacul;
10 agosto 1934: con Michele Rivero, realizza la 4a ascensione per lo
spigolo nord-nord-ovest del Père Eternel (gruppo della Tour Ronde);
16 agosto 1934: apre una nuova via sulla parete est e sulla cresta
sud-est dell’Aiguille de la Brenva (“Via Boccalatte”);
3-5 settembre 1934 compie la terza ascensione della cresta sud
dell’Aiguille Noire de Peutérey;
16 luglio 1935: con Renato Chabod e Giusto Gervasutti realizza la prima
ascensione del Pic Adolphe salendo per lo spigolo ovest e la parete
nord;
25-26 luglio 1935: dopo una ricognizione effettuata qualche giorno prima
compie con Gabriele Boccalatte il primo tentativo di conquista della
parete ovest dell’Aiguille Noire de Peutérey, che fallisce a causa di
una terribile tempesta di neve;
1º agosto 1935: Ninì e Gabriele riescono finalmente a conquistare la
difficilissima parete ovest dell’Aiguille Noire de Peutérey, anche se
“solo” per una via non diretta;
19-20 agosto 1936: con Alfonso Castelli e Renzo Ronco cercano di salire
alle Grandes Jorasses per la Cresta di Tronchey ma la neve li fa
desistere e tornano a Entrèves;
24 agosto 1936: tracciano una grande via sulla parete sud-ovest
dell’Aiguille Blanche de Peutérey;
28 agosto 1936: aprono una nuova via attraverso il pilone nord-est del
Mont Blanc du Tacul, che tuttora porta il nome di Gabriele Boccalatte.
Quest’impresa varrà ai due alpinisti la Medaglia d’oro al valore
atletico.
Serpillo (pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com)
Ninì Pietrasanta e il suo firmamento
Tratto da Gogna Blog - 19 aprile 2025