Via Nino Oppio al Pizzo d'Uccello

di Matteo Bergamo


Parto con Fra, giovedì sera, per le Apuane.
Arriviamo al parcheggio del Rifugio Donegani alle dieci passate.
Prepariamo lo zaino e dormiamo in auto qualche ora.

Alle tre e mezza sveglia con un pezzo di torta e un caffè scaldato con il fornelletto.

Saliamo a Foce Siggioli, poi giù per la ferrata.
Non ho i guanti e sudo come pecorino al sole.
Le vesciche alle mani non ci volevano proprio.

Davanti a noi la parete nord del Pizzo d'Uccello ci schiaffeggia con la sua muraglia impressionante.

Attacchiamo la Oppio. Ci precede una cordata di ragazzi "de Roma" con cui stringiamo subito alleanza.
Poi uno dopo l'altro affrontiamo tutti i venti tiri alpinistici, con soste su vecchi chiodi, integrando il più possibile, spesso scalando a gambe aperte, in camino.

Momenti di pura selvatichezza si alternano a quelli di disinvolta cagarella con una roccia precaria e sassi che fischiano dall'alto come maledizioni divine.

Facciamo la foto con la famosa scritta "lotta continua" che in effetti qui c'è da lottare in continuazione.

Uscire in vetta al Pizzo e rivedere il mare dopo tante ore ha l'effetto di un oppiaceo.

Torniamo al Donegani che ormai è sera.

Birra con gli amici romani Marco e Damiano, mentre la rifugista ci elenca un numero interminabile di interventi del soccorso su queste cime selvagge.

Penso a Nino Oppio che ha aperto questa via nel 1940 con un'attrezzatura che oggi susciterebbe orrore.

Ma come diceva Marx: "la Oppio è la religione dei popoli" e in effetti qualcosa di religioso in questa via c'è.
 

Matteo Bergamo
Via Nino Oppio al Pizzo d'Uccello (Alpi Apuane)
Minucciano, Toscana. Giugno 2026


 


Integrazioni dalla rete a cura della redazione intraigiarùn


Salire la Nord del Pizzo d’Uccello: la Parete più imponente delle Alpi Apuane

 Salire la parete nord del Pizzo d’Uccello è il sogno di ogni alpinista che frequenta le Alpi Apuane. Con i suoi 660 metri di dislivello e 850 metri di sviluppo arrampicatorio, questa muraglia di calcare rappresenta la parete più imponente delle Alpi Apuane e una delle più spettacolari d’Italia. La via Oppio-Colnaghi, aperta nel 1940 da Nino Oppio e Serafino Colnaghi, è la linea classica che risale la parete attraverso 18-20 tiri di corda su camini, diedri e fessure, con difficoltà fino al V+ e un impegno complessivo di 8-10 ore.

La parete nord del Pizzo d’Uccello: perché è leggendaria?

Il Pizzo d’Uccello (1781 metri) è il simbolo incontrastato del Parco Regionale delle Alpi Apuane. La sua parete nord, visibile già dalla Val Serenaia e dalla Lunigiana, si innalza per oltre 660 metri verticali sopra la base della montagna, creando un muro di calcare grigio che non ha eguali in tutto il gruppo apuano.

Ciò che rende unica questa parete è la combinazione di dimensioni alpine e posizione appenninica: a differenza delle grandi pareti dolomitiche, qui ci si arrampica a un’ora dal mare, in un contesto ambientale dove le faggete lasciano spazio alla roccia nuda in poche centinaia di metri di dislivello. L’esposizione a nord mantiene la parete in ombra per gran parte della giornata, garantendo temperature fresche durante l’arrampicata estiva ma rendendo la roccia più fredda e umida nelle mezze stagioni.

La conformazione geologica della parete – una successione di pilastri, camini e diedri che creano linee di salita naturali – ha attirato alpinisti fin dagli anni ’20. Il risultato è una concentrazione di vie classiche e moderne che ne fanno il terreno di gioco alpinistico più importante delle Apuane e uno dei più significativi dell’Appennino.